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Meno male che GIORGIO c'è
Una tragedia italica
Gianfranco Ferrari March 08, 2010 12:56 PM Meno male che abbiamo ancora Napolitano a fare un po' di barriera; chissà cosa sarebbe capace di fare il Nanetto se non dovesse misurarsi con il Capo dallo stato che Dio solo sa quante deve averne rintuzzate di cazzate. Trovo giusto fare opposizione netta al "salvaliste" ma, per favore, non lasciamo che a difendere Giorgio restino solo quelli che se potessero lo strozzerebbero. Franco Isman March 08, 2010 12:59 PM Sono in totale disaccordo. L'articolo 72 della Costituzione al comma quarto afferma: "La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale ", concetto ribadito dalla legge n.400/1988 che afferma che il governo non può, mediante decreto legge:... provvedere nelle materie indicate nell'articolo 72, quarto comma, della Costituzione. Il "Decreto legge recante interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina" (questo il suo titolo), interpretativo o novativo che sia, è un decreto legge "in materia elettorale" e per ciò stesso palesemente anticostituzionale. Questo e solo questo avrebbe dovuto guardare il Capo dello Stato che ha gravemente mancato al suo compito di garante della Costituzione. Franco Isman Giuseppe Poliani March 08, 2010 1:05 PM Personalmente ritengo che il Presidente Napolitano abbia sbagliato anche se il suo intento nobile e giusto era di difendere la partecipazione al voto in Lombardia e Lazio che, peraltro, non è mai stata del tutto compromessa in quanto i singoli elettori di centrodestra hanno sempre in tasca il proprio certificato elettorale valido e possono sempre andare a votare (votando scheda bianca ad esempio, come farei io se fossi un elettore del centrodestra oggi per punire l'incapacità di chi mi vorrebbe rappresentare) o, se sono di mente più aperta, votando altri candidati fra quelli in regola. Ma la questione della costituzionalità di questo ennesimo decreto legge truffa è ancora da determinare e non è affatto detta l'ultima parola. So bene che il mio parere non conta nulla come non ha contato nulla il mio voto alla sinistra visto che una legge elettorale maggioritaria poco democratica e bipartisan esclude le percentuali di voto al di sotto del 4%. Penso che una preoccupazione di un capo dello stato, di un presidente del consiglio o di un presidente di regione che grida farisaicamente al complotto per l'inettitudine dei suoi collaboratori, debba essere anche quella di garantire non solo la partecipazione al voto ma piuttosto l'efficacia dello stesso, sennò ci prendiamo in giro. Forse che gli elettori che stavano dietro a quel 3,6% della sinistra alle ultime elezioni politiche non hanno la stessa dignità e diritti di quegli elettori che oggi Napolitano ha voluto tutelare firmando questo decreto ? Dove sta la forma e dove sta la sostanza ? Se qualcuno pensa il contrario lo dica serenamente non mi scandalizzo, so bene che c'è ancora del razzismo politico in Italia e non tutti i partiti sono uguali, soprattutto quelli di sinistra. Quest'ultima penosa e deprimente vicenda delle liste non è altro che la punta dell'iceberg antidemocratico oggi emersa dal fango del centrodestra e che una certa parte del centrosinistra moderato non ha mai voluto vedere (oppure l'aveva visto ma gli andava bene così). Giorno dopo giorno si sono attaccati i diritti dei lavoratori, degli studenti, della scuola pubblica, della sanità pubblica, dei giornali, della cultura, delle famiglie, ed oggi siamo arrivati a questo punto dove, come al solito le parti si invertono e il malfattore grida al diritto di voto ed al sopruso ed il ministro della difesa minaccia l'intervento dell'esercito. Ma ci pensiamo bene cosa è successo ? Bisogna ritornare a coltivare la democrazia. E' di ieri l'ennesimo attacco ai lavoratori sull'articolo 18 ! Dopo tangentopoli per 15 anni la democrazia italiana è stata erosa giorno dopo giorno, nell'indifferenza generale senza che ci sia mai stata quella barriera politica, culturale, civile necessaria per fermarli da subito con fermezza: sostenuti dai liberisti, dai moderati, dalla chiesa, dai ciellini affaristi, dagli anticomunisti cronici e dai bempensanti ricchi di buon senso a parole quanto indifferenti, sono andati avanti su una strada continuamente spianata dove nessuno si è azzardato seriamente a fermarli e sulla quale il povero Giorgio non ha potuto far altro che piastrellare l'ultimo tratto, avendo egli solo in mano gli attrezzi giusti al momento. E sarebbe il caso di ricordare ai parlamentari, ai partiti ed agli italiani che ancora usano il cervello che un domani neanche tanto lontano al posto di Napolitano potrebbe esserci proprio lui, Berlusconi, con un nuovo presidente del consiglio "amico". Giuseppe Poliani Gianfranco Ferrari March 08, 2010 2:05 PM Dico solo che a Giorgio riconosco il massimo del buonsenso possibile in una situazione difficilissima. Tutte le responsabilità sono del Nanetto e della sua banda Dario Chiarino March 08, 2010 4:08 PM Meno male che il nuovo Cavaliere non trova (al contrario del Cavaliere di novant'anni fa) un Vittorio Emanuele al Quirinale. Inoltre, dalle cronache politiche, finanziarie e non solo sembrerebbe che l'Italia si sia trasformata in un'enorme asparagera di fuorilegge. Aveva ragione Giorgio Gaber quando cantava "Signor presidente, io non mi sento italiano, ma per fortuna lo sono" anche se a dirsi fortunato dimostrava forse un eccessivo ottimismo. Giuseppe Pizzi March 08, 2010 1:46 PM Per come ce lo hanno rappresentato, il pasticcio delle liste regionali sembrerebbe riproporre il nodo tragico del teatro greco, l'insanabile contraddizione (per la verità frequente con Berlusconi al governo) fra due principi egualmente sacri, la supremazia della legge contro la sovranità democratica. La riammissione delle liste avrebbe imposto la violazione della legge, l'osservanza della legge avrebbe causato la privazione del voto. Questa rappresentazione propone Napolitano nelle vesti dell'eroe tragico, dilaniato fra due ingiustizie e consapevole di non potersi sottrarre ad una scelta comunque colpevole. Quasi a scusarsi dell'enormità giuridica del decreto interpretativo che ha appena controfirmato, si affretta a dichiarare: "Lo dovevo fare per garantire la partecipazione al voto". Ecco, qui sta il punto che ridimensiona il pasticcio a tragedia italica, la posta in gioco non è il diritto di voto, che per il momento non necessita di decreti legge e grazie a Dio continua ad essere garantito dal certificato elettorale, in gioco c'è solo la partecipazione al voto. Ma in democrazia la partecipazione al voto è libera, e può esercitarsi esclusivamente sulle liste e i simboli ammessi alla competizione elettorale. Così come un elettore di simpatie monarchiche non potrà dirsi escluso dal partecipare al voto solo perchè nessun partito monarchico si è iscritto alla corsa elettorale, perchè mai un simpatizzante PdL in Lombardia e nel Lazio dovrebbe ritenersi privato del suo diritto elettorale? Se il suo partito preferito in Lombardia e Lazio non si è iscritto e per quale motivo, è un problema suo, non ci importa, e tanto meno dovrebbe importare al presidente della Repubblica. In queste due regioni e per questa tornata elettorale il suo partito non c'è, è un non-partito, ne prenda atto e decida di conseguenza, voti per un altro partito, non vada a votare, voti scheda bianca, faccia come gli pare. Entro il 5 giugno p.v. la FIGC deve iscrivere una lista di 23 giocatori alla Coppa del Mondo 2010. Se non lo facesse in tempo, o lo facesse in modo irregolare, l'Italia sarebbe esclusa dal Mondiale. Platini o Blatter (per chi non lo sapesse sono, a livello mondiale, gli equivalenti calcistici di Napolitano e Berlusconi) non muoverebbero un muscolo per proteggere la partecipazione dei tifosi italiani, e nessuno penserebbe che per l'assenza della squadra italiana la competizione risulterebbe falsata. G. Pizzi Salvatore Iannazzo March 08, 2010 4:29 PM Come sempre, caro Giuseppe, ragioni sulla base del buon senso, come cerco di fare anch'io, magari non riuscendoci altrettanto bene. E devo dire che per parecchie ore io ho ragionato esattamente come te, come del resto si deduce da un messaggio, scritto in risposta a quello di Gianfranco Ferrari, che - per misteri di Domeus - è apparso con una data ed un'ora che lo rendevano superato. Ma ora, con il vantaggio del senno di poi, penso che Napolitano avrebbe potuto legittimamente comportarsi in modo diverso, anche se lo strappo alle regole - ma sarebbe stato meno traumatico - probabilmente ci sarebbe stato comunque. Se avesse detto all'augusto presidente del consiglio: io decreti fatti da una sola parte - specie se a rischio di anticostituzionalità - non ne firmo. Tuttavia se tu e gli altri partiti vi mettete d'accordo su una soluzione condivisa, io farò di tutto per accettarla e promuoverla, assumendomi le mie responsabilità. Ma se tu, che dopotutto sei il capo dei pasticcioni, non sei disposto ad andare a parlarne alla tua opposizione, io non mi prenderò certo la responsabilità di accettare una proposta fatta solo da te, a meno che non sia conforme alle leggi. In questo modo egli avrebbe rigettato la palla nel campo berlusconiano. E il nanetto, magari facendosi ancora più piccolo, non avrebbe avuto scelta: o quella amara (per lui) pozione o la rinuncia al voto. Non vedo francamente quale alternativa gli rimanesse. Ed oggi avremmo probabilmente assistito al ripetersi delle normali parolacce del Nostro, e dei suoi lecca...., contro Napolitano. Mentre invece dobbiamo subirne le lodi tanto sperticate quanto false, e perciò ancor meno digeribili, verso il medesimo obbiettivo. Toti Franco Isman March 08, 2010 5:35 PM Rischi di incostituzionalità ce ne sono diversi (effetto retroattivo, disparità di trattamento), ma il primo, di assoluta evidenza dico io, è la violazione dell'articolo 72 della Costituzione, che la legge 400/1988 si limita a ribadire e cioè la promulgazione di un decreto legge in materia di elezioni. Stranamente tutti, compreso Eugenio Scalfari, parlano di violazione della 400/98 e non della contestuale e ben più grave violazione del dettato costituzionale, che Napolitano non avrebbe dovuto in nessun caso accettare. Con l'accordo delle opposizioni (mai cercato) si sarebbe potuto fare una legge e non produrre quindi questo gravissimo strappo costituzionale. Franco Isman EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati |