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Liquido / Solido

Giuseppe Pizzi
September 25, 2009 12:37 PM

Liquido / Solido

Sono già passati più di tre anni, ma chi non ricorda la passione di allora per la costituzione del Partito Democratico, le discussioni sull'identità da dare al partito? Si voleva un partito che non fosse un partito, un partito nuovo non un nuovo partito, un partito espressione del popolo delle primarie, un partito per quelli che dei partiti non ne volevano sapere, il partito della democrazia diretta, della società civile, degli elettori non degli apparati.
Tre anni, due segretari e tre o quattro batoste elettorali dopo, sembra che nel PD il dibattito sia tornato al punto di partenza, seppure con terminologia nuova. PD liquido o PD solido? Il dilemma verte sul ruolo dei tesserati e degli apparati, cioè siamo al punto di prima, all'ordine del giorno c'è sempre la natura del partito.

Dei due candidati più accreditati alla segreteria, Franceschini (Veltroni e Fassino con lui) pretende che il PD sia liquido, cioè che il ruolo dei militanti sia giustappunto quello di militare, frequentare le sedi, fare propaganda, attaccare i manifesti, abbrustolire le salamelle alla feste democratiche, magari anche lanciare le candidature alle cariche di partito, purché poi le scelte, compresa quella del segretario, le facciano le primarie. Primarie vere, senza limiti e filtri, cioè aperte a tutti, anche a chi del PD non gliene importa niente, anche a chi simpatizza per altri partiti. E sia chiaro che alle primarie si sceglie il segretario di un partito "a vocazione maggioritaria", ciò che, tenendo fermo il bipolarismo, significa il leader di un eventuale polo di centrosinistra e quindi l'ovvio candidato a battersi contro lo schieramento di centrodestra per il governo del paese. Se agli altri partiti di centrosinistra non sta bene, si va da soli, e se si perde pazienza.

Il suo avversario Bersani (D'Alema e Bindi con lui) ritiene invece che un po' di solidità ci voglia, che agli iscritti e ai quadri del partito vada assegnato maggior potere, che le primarie debbano essere in qualche modo regolamentate, che perfino in una bocciofila gli iscritti non permetterebbero a chi passa dal loro circolo solo per curiosità e per un bicchiere di scegliere il loro presidente, peggio ancora se non fosse quello indicato da loro (i casi Vendola e Renzi hanno lasciato il segno) e soprattutto, che la vocazione maggioritaria è una bella cosa sì, ma inutile se non aiuta a vincere le elezioni. Insomma, se le primarie le vince lui, rischiano di passare alla storia come le ultimarie del PD. Alla base della strategia di Bersani c'è un fondo di scetticismo sul bipolarismo, che non gioca in favore dei riformisti e oltretutto in Italia non suscita entusiasmi. Quindi, rafforzare il PD come partito e restituirgli libertà di manovra in vista di accordi elettorali utili a portarlo al governo del paese. Con chi? Ancora non lo vuole dire, ma sullo sfondo c'è l'UDC di Casini, che sta sempre in mezzo a presidiare il centrocampo e se per convincerlo a pencolare quel tanto che basta verso sinistra occorrerà sacrificare la vocazione maggioritaria, pazienza... Parigi val bene una messa. 

G. Pizzi


Armando Pioltelli
September 25, 2009 11:08 PM

Non ci resta che piangere, o sperare nell'ordine del giorno GRANDI "FINI" per rimescolare le carte e far tornare in campo il PD.
Marino potrebbe diventare una piacevole sorpresa, ricambio come anticorpi di quei dirigenti del secolo scorso che non sono stati capaci di legiferare sul conflitto di interesse.
Chissà forse MARINO con le sue posizioni che propongono apertura e trasparenza, coraggio per sconfiggere le discriminazioni, merito che premi i capaci, protezione per sconfiggere la criminalità organizzata, libertà per esprimere le proprie posizioni non solo sulla carta stampata ma anche con il potente mezzo televisivo dove compare una realtà che non esiste.
Con queste parole d'ordine forse anche nel nostro paese si potrà scoprire la generazione OBAMA e diventare un paese normale senza scudi che salvano i farabutti che hanno mentito allo stato, negli USA sono chiamati così gli evasori fiscali e si beccano anni di galera.

Armando
UNITI SI VINCE


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