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Parco e trivelle
lettere alla redazione July 14, 2009 10:45 PM
Trivelliamo, trivelliamo, viva il progresso, che sgorghi il denaro! Trasformiamo il Parco del Curone nel Delta del Niger, magari appena un po' più sofisticato, che noi mica siamo già neri! Ma è progresso questo? Fino a quale punto potremo distruggere l'ambiente che ci circonda pretendendo di continuare a viverci, e viverci magari una vita decente? Io mi chiedo quanto serve a ciascuno di noi un progresso di questo tipo e quanto invece porta nelle tasche già ricche delle multinazionali. Perché, in nome del progresso, non ci offriamo come sito per costruire una bella centrale nucleare? Potremmo prendere l'acqua all'Adda, i nostri figli potrebbero trovare impiego per tener calmo il reattore, potremmo costruire una strada nuova, un po' importante, per arrivarci e la gente di Milano potrebbe venire la domenica a fare una gita fuori porta fra petrolio e particelle atomiche, mangiando cibi geneticamente modificati appositamente prodotti sul posto. Io non penso che si debba fermare il progresso ma dobbiamo chiederci se è davvero progresso tutto quello che ci viene spacciato come tale e se, a fronte di un effimero beneficio immediato, il costo di alcune scelte non si rivelerà insostenibile in futuro in termini economici ed in termini di qualità della vita. L'uomo ha acquisito conoscenze tecnologiche in grado di mutare nel giro di pochi anni l'aspetto di intere regioni, basta pensare alla realizzazione di una grande diga; il mutamento dell'ambiente dovuto all'attività umana è stato enormemente più veloce nel corso dell'ultimo secolo rispetto ai secoli precedenti; l'impatto che le nostre scelte hanno sul mondo di cui facciamo parte è sempre maggiore e sempre più difficile e costoso diventa porre rimedio agli errori commessi ed ai danni provocati dagli incidenti di percorso (Bophal, Seveso, Exxon Valdez e Chernobyl sono solo alcuni degli episodi più impressionanti). Abbiamo la responsabilità di utilizzare le nostre conoscenze in modo tale da lasciare in eredità ai nostri figli un mondo più vivibile e migliore di quello che abbiamo conosciuto noi e non i problemi creati da scelte sbagliate. Credo che la strada che porta in questa direzione sia quella della ricerca e dello sviluppo di tecnologie alternative, sia quella dell'educazione al risparmio delle risorse e della ricerca di una vita maggiormente compatibile con l'ambiente che ci circonda, certo non è quella dello sfruttamento selvaggio del territorio. In Italia purtroppo, ogni giorno vengono compiute scelte che hanno come unico obiettivo il guadagno immediato, il maggiore possibile, meglio se facile e questo, da tecnico e da progettista, lo vedo quotidianamente lavorando: non interessano la qualità, la durabilità, l'effettiva utilità dell'opera per la comunità né la portata innovativa di un'idea, interessa la quantità di denaro che è possibile muovere ed in quali tasche tale denaro finirà, ed interessa l'utilità dell'opera ai fini politici. Credo che servirebbe più in generale da una parte una diversa etica nel lavoro e dall'altra una maggiore onestà e lungimiranza nel compiere le scelte. Ma torniamo al Curone. Io non ho interessi, né case, né terreni da valorizzare o deprezzare. Sono nato a Sesto San Giovanni, vicino alle grandi fabbriche, alle acciaierie, alla Breda ed alla Falck ed ai bei tempi, prima che i grandi stabilimenti chiudessero, lì ogni giorno piovevano polveri e chissà cos'altro. Ho abitato per anni a Monza e poi mi sono trasferito qui, in un angolo di mondo un poco più umano e non starò a guardare mentre viene distrutto. Voglio che mio figlio abbia la possibilità di vivere qui, se ne avrà voglia, in un mondo più pulito, dove se guardi verso l'orizzonte vedi il verde delle colline e l'azzurro del cielo, non le torri d'estrazione ed il fumo del gas che brucia, e se ti guardi dentro ti senti un poco più in pace con te stesso, con gli altri e con la Terra. Arrivederci sul campo. Fabio Bergamaschi EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati |