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Ma perché mi vuoi portare a Posillipo
se non mi vuoi più bene?

Carlo Arcari su forum monza
1 giugno 2009 13.08



Due residui del passato remoto, la sinistra che non c'è da un lato e la sinistra che non c'è più dall'altro, bloccano la nascita della sinistra moderna di cui Monza, la Brianza e l'Italia avrebbero bisogno, ma non possono, per ora ,avere. Leggere i programmi elettorali dei tre schieramenti “di sinistra”, i profili dei candidati brianzoli e delle forze politiche residuali che li sostengono è un esercizio sconsolante.
Il PD, neopartito di centro che guarda (di tanto in tanto) a sinistra, erede culturalmente più della sinistra democristiana che del centro del PCI, presenta come suo leader Gigi Ponti, un democristiano per bene di lungo corso, un alfiere del compromesso storico realizzato in Brianza nei primi anni 90 che promette di “essere serio” e di occuparsi genericamente di lavoro, trasporti, ambiente, cultura. Dice di voler costruire a Monza la “Provincia dei Comuni”, come a Bruxelles, l'ex leader dell'Ulivo, Prodi, ha fatto nascere quella specie di “Europa delle patrie” che ci ritroviamo. Una provincia insomma che nasce già vecchia come impostazione e limitata nell'azione da storici interessi locali precostituiti.
Gli altri due schieramenti della sinistra divisa sono formati dal barcone dei respinti, verdi, ex comunisti vendoliani e socialisti guidati dall'ex assessore fagliano, Vincenzo Ascrizzi, e dalla zattera degli autoesclusi, cioè i comunisti “rivoluzionari” maimorti di Dario Casati.  Il primo propone ricette vecchie per problemi nuovi, cioè i distretti calati dall'alto per affrontare le crisi di settore (elettronica e chimica) e per governare i processi spontanei che invece vanno bene già da soli (legno-arredo); la cura del ferro per i trasporti (ma le ferrovie non dipendono dalla Provincia); la difesa del Parco di cui si è però disinteressato totalmente nel suo quinquennio di governo. In sostanza chiede solo un po' di voti per sperare di portarli a Ponti al secondo turno, in cambio di un posticino per il suo sederino.
Il secondo candidato sembra il Comandante Navarro, storico personaggio radiofonico di Mario Marenco, perduto in orbita perenne intorno alla Terra. Il suo programma è arcaico, semplice e impossibile da realizzare per l'ente provinciale: creazione di posti di lavoro “stabili e sicuri”; ripubblicizzazioni di tutti gli enti privatizzati o in via di privatizzazione (ospedale, trasporti, acqua, scuola, Parco di Monza) migliorando i servizi al cittadino e creando, nuovi posti di lavoro; abbattimento dei costi della politica fissando l'indennità di carica per presidente e assessori a non più di 2000 euro mensili; ferma opposizione agli scempi ambientali Pedemontana e Expo. Chi paga i posti di lavoro, la ripubblicizzazione dei servizi e il loro miglioramento? Come dare soluzione senza nuove strade all'enorme flusso di merci e persone che attraversa ogni giorno il Nord Milano da Malpensa a Orio al Serio? Come abbattere i costi della politica senza eliminare gli enti locali inutili, ma anzi moltiplicandoli con la logica del pagare meno per pagare tutti? Mistero della fede.
Insomma la destra è impresentabile e senza idee. Il suo leader continua a chiedere il voto “contro” i comunisti che non sono in gioco perché non esistono, ma fanno comodo per la propaganda elettorale. La sinistra è amministrativamente e culturalmente più accettabile della destra di Allevi, ma è più divisa e anch'essa senza idee riconoscibili, priva di innovazioni e piena di vecchie nomenclature.
La sua base culturale e programmatica ci sarebbe: sviluppo della democrazia, innovazione, difesa di uno stato sociale sostenibile, dei diritti civili e della legalità, sono una piattaforma socialdemocratica ed europea che, pur scontata e banale, non riesce ad unire attorno ai suoi punti qualificanti le varie componenti del PD e dei suoi alleati, presenti e potenziali. Da un lato i cattolici, dall'altro gli ex comunisti, rappresentano infatti l'Italia populista nemica irriducibile del socialismo moderno che preferisce allearsi con i Teodem, Di Pietro e gli ex Vendola, Mussi e Fava piuttosto che ammettere i suoi errori storici e cambiare strada. Ieri sera ho visto Corrado Guzzanti in una imitazione di Bertinotti. La giornalista incalzava “ma non avete più il voto degli operai”. E lui “Si è vero abbiamo perso il contatto. Ci rimangono gli omosessuali e credo alcune felci. Felci che vanno difese dallo sviluppo di questo capitalismo selvaggio..”. E mentre la sinistra continua a sognare il "mondo che vorrei", la destra vince per mancanza di antagonisti.

Carlo Arcari


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