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Nucleare e referendum

Franco Isman
June 02, 2008 7:59 PM


Innanzi tutto un discorso di diritto e se sbaglio nelle mie osservazioni sarò grato se qualche legale me lo farà rimarcare.
Il referendum è previsto all'articolo 75 della Costituzione, immediatamente dopo gli articoli 70-74 che regolamentano la funzione legislativa. Da un punto di vista strettamente giuridico il referendum abrogativo non è di gerarchia superiore alle leggi di altra origine, anche se diverso può essere il suo valore morale. Ciò significa che, in linea di diritto e aldilà dell'opportunità politica, il Parlamento può legiferare nel campo toccato da un referendum, approvare nuove leggi ma, al limite, ripristinare quelle abrogate dal referendum.

Nello specifico i tre referendum sul nucleare del novembre 1987 avevano abrogato una norma che consentiva al CIPE di determinare la localizzazione di una centrale nucleare anche se il Comune interessato vi si fosse opposto, una seconda che prevedeva un compenso economico ai comuni che accondiscendevano all'installazione di centrali nucleari o a carbone sul loro territorio ed una terza che abrogava una norma che consentiva all'Enel di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero (e questo mi sembra davvero un autolesionismo folle). Il nucleare era morto di fatto anche se non di diritto.

I referendum furono approvati sulla scia dell'emozione, del terrore e dell'orrore provocati dall'esplosione del reattore di Chernobyl nell'aprile 1986, seguito all'incidente meno grave della centrale americana di Three Miles Island: è un fattore da non trascurare. Anch'io, che in linea di principio ero favorevole al nucleare, al referendum votai contro il nucleare, esplicitamente riferendomi all'argomento della scommessa di Pascal, considerando cioè il nucleare un premio finito contro un pericolo lontanissimo ma mortale, il sacrificio del non peccare contro la dannazione eterna. Che poi Pascal bestemmi considerando questo argomento, biecamente opportunistico, come una dimostrazione dell'esistenza di Dio, è tutto un altro discorso.

Ed oggi ?
Non è ai referendum del 1987 che ci si deve rifare: non sono certo cogenti, tanto più che dopo trent'anni le condizioni possono essere cambiate.
Personalmente non ho un'opinione definita, certamente è un problema troppo importante e troppo grosso per poter essere oggetto di assurde dichiarazioni di principio basate sul niente.
D'altra parte è certo che non è sufficiente affermare che non si vuole il nucleare, non si vuole il carbone, non si vuole l'inquinamento da CO2, che l'idroelettrico sconcia le montagne e può essere pericoloso, che l'eolico sconcia il paesaggio ed il rumore delle pale è anch'esso inquinante.
Il sole, allo stato della tecnica, è in grado di fornire soltanto una piccolissima percentuale dell'energia che il mondo sviluppato consuma, ed i consumi sono destinati a crescere enormemente con lo sviluppo dei colossi Cina ed India.

Franco Isman


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Salvatore Iannazzo
June 03, 2008 12:29 AM

Io, su questi argomenti, parto da presupposti totalmente diversi da quelli di Franco.

1. Se vogliamo rimanere nel contesto delle nazioni nel quale oggi siamo inclusi - e già oggi arranchiamo - dobbiamo essere economicamente ed industrialmente capaci di reggerne la concorrenza. Qualsiasi intervento che ci faccia perder il passo rispetto ad essi ci condurrebbe inevitabilmente al declino economico e - nel medio periodo - alla povertà.
2. Per di più non abbiamo la forza - e forse mai l'abbiamo avuta - di imporre alle altre nazioni, né per tecnologia, né per forza economica, né per forza industriale, né per capacità innovativa, le nostre scelte in nessuno di questi campi. All'inverso, sono le altre nazioni ad imporre a noi le loro scelte. Per conseguenza - e capisco che ciò non ci piaccia,  ma non abbiamo alternative - siamo costretti ad accettare quelle scelte. Se non lo facessimo la conseguenza sarebbe ancora il declino economico.
3. Perciò noi semplicemente sogniamo quando pensiamo di usare le energie rinnovabili (il sole) se gli altri usano quelle tradizionali o l'energia nucleare, molto più economiche - almeno oggi - delle prime: se lo facessimo accetteremmo un handicap di fondo che ci taglierebbe inesorabilmente le gambe. O se preferite, e come ho già scritto, noi non moriremmo - come potrebbe accadere agli altri - di inquinamento; ma, e molto prima di loro, di fame. Gli altri rischiano? Beh, dobbiamo rischiare anche noi: non abbiamo scelta.
4. Io per primo sarei felicissimo di usare le energie rinnovabili. Ad una sola condizione: che le altre nazioni simili alla nostra facciano lo stesso. Cosa che, per il momento, mi sembra abbia scarsissime possibilità di verificarsi. E noi non abbiamo certo la capacità di imporglielo.
5. Ma c'è una speranza: il protocollo di Kyoto. Le cosiddette nazioni industrializzate - con la notevole eccezione degli USA, che da soli producono oltre il 35% delle emissioni nocive mondiali - hanno firmato questo protocollo, impegnandosi così a ridurre le loro emissioni nocive (sto semplificando una questione molto complessa che io stesso non conosco bene) del 5% dal 2008 al 2012, rispetto alle emissioni che ciascuna aveva nel 1990. Non so come si potrà verificare che ciò accada, e men che meno conosco quel che le singole nazioni hanno fatto o intendono fare per conseguire l'obiettivo. Sono peraltro convinto che la maggioranza di esse non lo rispetterà, malgrado le penalità che ciò potrebbe loro imporre. Ma quel che mi preme osservare per il momento è che ciò, auspicabilmente, produrrà due effetti. Da una parte un'autolimitazione dei consumi; ed in questa direzione si può fare molto ed anche velocemente imponendo misure di risparmio energetico, che, se accuratamente scelte, possono non limitare significativamente le capacità competitive di ciascun paese.
E dall'altra una spinta considerevole, e condivisa, all'uso di energia non inquinante. Il pericolo, che gli ambientalisti avversano  con il massimo delle loro forze, è che - come temo stia già accadendo - si proponga l'uso dell'energia nucleare, che com'è noto non causa emissioni nocive, ma deve affrontare - senza che esista ancora una soluzione soddisfacente - il problema dello smaltimento delle scorie radioattive. Su ciò, come ho già detto, non saremo noi a decidere. Noi, purtroppo, saremo costretti a seguire gli altri.

In conclusione, la questione del referendum con il quale gli italiani - me incluso - scelsero, sotto l'emozione del disastro di Chernobyl, di rinunciare all'energia nucleare, mi appare secondaria rispetto al ben più importante problema del futuro del paese. Il quale impone che noi si corra gli stessi rischi che gli altri paesi decideranno, o hanno già deciso, di correre. E che noi correremmo in ogni caso. Anzi corriamo già, considerato che tutt'intorno a noi (da ovest ad est: Spagna, Francia, Inghilterra, Svizzera, Germania, Slovenia, Cechia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria) è pieno di impianti nucleari. E alle nuvole radioattive non si può chiedere il passaporto.

Toti Iannazzo



Giorgio Majoli
June 03, 2008 2:50 AM

Riporto qui sotto uno scritto che mi è arrivato qualche giorno fa via mail.
Vorrei fare una proposta per una nuova centrale nucleare: alla Cascinazza di Monza. Dopo i fuochi d'articio, anche qualcos'altro di esplosivo…
Ciao.

Giorgio


Centrali nucleari: ecco i sei siti tra i quali scegliere 3 localizzazioni nel nord.
Sabato il quotidiano Repubblica raccontava del piano predisposto dall'Enel per il nuovo governo sul rilancio del nucleare, quello stesso che ha dato l'opportunità al Ministro Claudio Scajola di lanciare la proposta di sei centrali nucleari da 1.500 MW ciascuna entro 5 anni. L'Enel assicura che non si sono ipotizzati i luoghi dove costruirle e il governo si limita a spiegare che 3 centrali saranno al Nord, 2 in Centro Italia e 1 al Sud. In Puglia è già rivolta, il Presidente Galan già timidamente candida Porto Tolle sul delta del Po. Stanno girando insistenti molte altre voci. Forse il “piano segreto” dell'Enel sulle localizzazioni possibili per le centrali si sta scrivendo davvero.
E la prima notizia è che non riguarderà solo l'Enel. Si prepara un nucleare ben lottizzato tra i principali produttori elettrici ovviamente garantito dal governo con i soldi pubblici!
Radio Popolare riprende voci ben informate, già citate nei giorni scorsi da Jacopo Giliberto su Il Sole 24 ore di qualche giorno fa. Ecco le proposte:
- Chivasso (Torino) di Edipower.
- Tavazzano (Lodi) di Endesa (ma prossimamente passerà alla tedesca Eon).
- Caorso (Piacenza) affidata a Sogim per lo smantellamento, ma con l'ipotesi di essere ceduta a A2A (la nuova azienda costituita da Aem di Milano e Asm di Brescia).
- Ostiglia (Mantova) di Endesa.
- Sermide (Mantova) di Edipower.
Sono tutte centrali esistenti. La ricerca parte infatti dalla necessità di superare rapidamente le difficoltà che certamente le amministrazioni comunali (ma anche le Regioni) potrebbero opporre a nuove localizzazioni. Tutti i siti scelti sono infatti “servitù” di centrale. Sono in prossimità di dorsali elettriche ad alta tensione e a pochi chilometri da importanti bacini di domanda elettrica: una  domanda elettrica non solo generata dalle famiglie, ma soprattutto dalle industrie a ciclo continuo e dai servizi che garantiscono una importante domanda notturna. Tipico della produzione costante di energia della centrali nucleari che non possono certo “spegnersi” tutte le notti.
Sono tutte centrali lungo un importante corso d'acqua. L'acqua di raffreddamento è un fattore critico per queste grandi centrali, soprattutto a causa dello loro scarso rendimento (più del 60% del calore generato va disperso). Si spera che il Po nel mantovano abbia una portata sufficiente: altrimenti si dovrà ricorrere a torri di raffreddamento, molto impattanti per il paesaggio e capaci di alterare il microclima locale. Senz'altro l'acqua non è sufficiente nel canale Muzza e nell'Adda a Tavazzano, e a Chivasso. Ma, a ben vedere, dopo le frequenti estati secche, anche il Po non è messo bene, tanto è vero che hanno dovuto limitare la produzione le centrali esistenti, compresa la stessa Porto Tolle sulla foce del grande fiume.
Poi c'è da fare i conti con l'accettabilità sociale. Sono messe male Chivasso e Tavazzano, a 22 Km da Torino la prima e a 27 Km da Milano la seconda. E' messa peggio Ostiglia, dove per metterci una centrale nucleare in riva al Po si dovrebbe trasferire l'intero comune. Ma anche il comune di Caorso, che da anni lotta per liberarsi delle barre di combustibile (che finalmente sistanno trasferendo all'estero) e le scorie di una vecchia centrale che ha funzionato male e a singhiozzo per 5 o 6 anni, non sarà certo contento di un ritorno del nucleare.
Resta l'assurdo di una “italietta” spaccona e arrogante che non sa stare al mondo. Mentre il mondo (ONU nelle Conferenza sui Cambiamenti Climati, gli scienziati che con Al Gore hanno appena ricevuto il Nobel) si sta facendo strada la necessità di promuove l'effcienza energetica e le energie rinnovabili, noi in controtendenza con tutto il mondo occidentale, decidiamo di tornare a fare centrali nucleari. Come i cinesi (nonostante il terremoto che ha messo a rischio i loro impianti), come gli indiani, i pakistani e gli iraniani (che vogliono la bomba).
Anche Tremonti fa il furbo: il nucleare lo vuol fare in Albania. Torniamo alle colonie!



Francesco Achille
June 03, 2008 11:48 AM
 
Cari amici,
Ma di cosa stiamo parlando?
Fra 20 anni non ci sarà più uranio sulla faccia della terra e la prima centrale di terza generazione (cioè messa in cantiere ora) potrà iniziare a dare energia solo fra 13 anni...
Gli americani non fanno più centrali da 30 anni...
Inoltre ve lo immaginate uno scenario tutto nostro di smaltimento rifiuti...di scorie nucleari?
 
Francesco Achille



Giuseppe Pizzi
June 03, 2008 7:08 PM

Per onor di cronaca, devo riferire che l'altro giorno ho ascoltato alla radio un'intervista al prof. Sergio Garribba, uno che l'energia nucleare la studia da una vita e che da qualche anno è a capo della Direzione generale per l'energia e le risorse minerarie (DGERM) del Ministero dello Sviluppo Economico, affermare con convinzione che l'uranio è disponibile in natura in gran quantità, e che in caso di estrema emergenza è estraibile anche dal mare. Mal che vada, aggiungo io, c'è sempre la Val di Susa, che secondo i comitati No-Tav è talmente ricca di uranio che a scavarci il tunnel si rischia di farla scomparire in una nube radioattiva.

G. Pizzi



Giuseppe Pizzi
June 03, 2008 3:11 PM

Memento Scanzano

Come ricordato da Toti Iannazzo, i paesi che hanno firmato il protocollo di Kioto devono ridurre il rilascio di gas nocivi in atmosfera, e sarebbe già un grande risultato se riuscissero a non aumentarlo, come di fatto sta avvenendo. La proposta nucleare risponde allo scopo ma pone, fra molti altri, il problema finora irrisolto dello smaltimento delle scorie radioattive. Purtroppo è proprio questo il punto centrale della questione energetica, ancora più importante del costo, ancora più critico della disponibilità del combustibile, che cosa fare dei residui della combustione. Ormai lo stanno comprendendo anche a Napoli, che non si può consumare senza aver cura degli avanzi.

A Franco Isman, che si interroga sulla compatibilità di un ritorno al nucleare con il referendum di trenta anni fa, ricordo che non è il caso di andare tanto indietro nel tempo. A Scanzano Jonico cinque anni fa il nucleare ha subito una batosta agli effetti pratici molto più grave e sonora della bocciatura referendaria. La vicenda non va dimenticata. Il governo Berlusconi di allora sosteneva che un ampio consenso tecnico faceva di Scanzano il sito ideale per lo stoccaggio delle scorie. "C'e' uno strato di sale che non si muove di un millimetro da quattro milioni di anni ed e' incastonato tra due piani di argilla'' assicurava il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli. Ma lo stesso governo doveva dimostrare subito dopo di tenere il consenso degli scienziati in minor
conto del dissenso degli agricoltori scanzanesi, per i quali Scanzano era sì un sito ideale, però per la coltivazione di non ricordo più che ortaggio tipico del luogo. E, per non finire seppellito sotto un lancio di ortaggi, ha rapidamente e silenziosamente deciso di dirottare la sua autorità e il suo prestigio su questioni di più immediata priorità (c'era da riscuotere l'approvazione del parlamento sulle leggi "ad personam").

Il governo Berlusconi di oggi che, per bocca del ministro allo Sviluppo Economico Claudio Scajola, annuncia la soluzione del problema energetico con la costruzione di cinque centrali nucleari,
sarebbe credibile solo se preliminarmente, o almeno contestualmente, comunicasse la soluzione del problema dello smaltimento delle scorie (attuali e future). Altri treni per la Germania?

G. Pizzi



Francesco Avesani
June 03, 2008 6:50 PM

Caro Franco,
ti confemo la correttezza anche giuridica di quanto hai scritto.
Il referendum abrogativo (c'é anche quello "costituzionale" che è confermativo e riguarda appunto le c.d. "leggi costituzionali", quale la devastante riforma del Titolo V della Costituzione, varata di corsa tra 2000 e 2001 a scopo puramente preelettorale dalla claudicante maggioranza di centrosinistra; ma anche questa è un'altra storia) è,  insieme con la proposta di legge di iniziativa popolare (e ovviamente con l'elezione dei parlamentari), l'unico strumento di intervento diretto dei cittadini italiani nell'attività normativa di rango primario.
Nato in sede di costituente per valorizzare la partecipazione popolare al governo dello Stato, così da rendere, almeno in parte, operativo e concreto lo stesso principio di sovranità popolare, questo istituto ha tuttavia assunto nell'ambito della storia anche recente del nostro Paese valenze politiche differenti.
Ricordiamo tutti le battaglie referendarie degli anni 90, un tentativo di rinnovare, non tanto le leggi, quanto piuttosto la stessa classe politica italiana, il "modo di fare politica",  tirando peraltro la volata a "Forza Italia" (ti ricordi quegli enormi manifesti con gli infanti inneggianti? io mi domandavo chi potesse essere tanto pazzo da gettare così tanti quattrini; poi ho capito...).
Tornando alle cose serie, l'efficacia del voto referendario (sul presupposto che oltre a raccogliere le 500.000 firme i promotori riescano a superare indenni anche il vaglio della Corte Costituzionale - cosa non del tutto scontata visto che 2/3 dei giudici sono di nomina direttamente politica: 1/3 Parlamento in seduta comune, 1/3 Presidente della Repubblica; il restante terzo "dalle supreme magistrature ordinaria e amministrativa"; mi correggo: 3/3 di nomina politica - e a convincere il 50% +1 degli elettori a tralasciare per un week end la seconda casa, oltre ovviamente a raccogliere il maggior numero di voti) è ex nunc (scusa l'immancabile latinetto dei giuristi).
Ovvero il D.P.R. che dichiara l'esito abrogativo del referendum determina dal momento della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il venir meno della norma, che conserva i suoi effetti solo per le fattispecie pregresse.
Tuttavia il risultato referendario non condiziona il legislatore per il futuro, o meglio, lo condiziona solo nel senso che un legislatore sensato dovrebbe tenere conto del risultato.
Ciò tuttavia può essere valutato esclusivamente nell'ambito del rapporto rappresentativo che lega il legislatore agli elettori. Solo i votanti potranno eventualmente far valere alle successive elezioni politiche il mancato rispetto dell'esito del referendum.
L'abrogazione referendaria non equivale alla sanzione di incostituzionalità, pronunciata dalla Consulta, che comporta il venir meno ex tunc degli effetti della norma (salva la necessità di tutelare i legittimi affidamenti nel frattempo consolidatisi), né determina l'illegittimità di una norma successiva che, replicando i contenuti delle previsioni abrogate, smentisca l'esito del voto.
Il referendum si limita a cancellare, lasciando agli organi legislativi l'onere di colmare eventualmente il buco.
Se poi ci troviamo in una situazione come quella di cui trattasi, laddove sono ormai passati 21 anni dal voto e le condizioni politiche sono totalmente mutate, direi che quel referendum non ha proprio più alcuna efficacia cogente (neanche di moral suasion).
Tutto questo per dire che, come hai notato giustamente tu, il ritorno al nucleare non trova alcun impedimento giuridico (senz'altro ne trova altri quali le richiamate piazze scanzanesi).
Serve solo una nuova legge ... ma da noi che problema è?
Io mi sto convincendo sempre più che il nucleare sia una scelta oggi obbligata, da governare con estrema cautela ed enorme responsabilità, prima che la nostra economia, fondata su materie prime con prezzi in crescita esponenziale e per lo più provenienti da Paesi ad elevato rischio geopolitico (come dimostra la solita tabella AEEG)
 
approvigionamenti energetici italiani
 
l'80% del gas naturale consumato in Italia proviene da Algeria - Sonatach -, Repubblica Russa - Gazprom - e Libia - Eni -; dal prossimo anno ci saranno almeno 6,4 milardi di mc annui di gas qatarino, pari a circa l'8/9% del fabbisogno nazionale grazie all'unica infrastruttura di importazione di rilevo realizzata negli ultimi 15 anni, il terminale di rigassificazione di Rovigo)  non si ritrovi definitivamente fuori mercato e senza alternative credibili anche per il futuro.
 
Bastassero un po' di specchi e di mulini a vento ...
Ciao! e scusa la verbosità ...
Francesco
 


Claudio Colombo
June 03, 2008 11:56 PM

L'unica cosa sicura di questa storia del nucleare  mi pare  quella del sito per eliminare le scorie.
La villa di Arcore , con annessa cripta, sembra il posto ideale: zona non sismica, lontana da corsi d'acqua , sempre ben sorvegliata, dai tempi della " buonanima " Mangano.
Per il resto le cose mi paiono più complicate .
1) Per prima cosa metto subito in chiaro che , personalmente , non sono contrario all'uso civile dell'energia nucleare .
Una volta fissati congrui parametri di sicurezza ,   non avrei nulla da ridire se vi fossero capitali privati interessati all'affare .
C'è tutta questa domanda di energia ? Dovrebbe essere conveniente per chi si occupa professionalmente di queste cose investire e rischiare per ottenere un profitto, come accade per tutte le attività imprenditoriali.
E' scorretto dire che da Cernobyl ad oggi non è stato fatto nulla: negli ultimi vent'anni il settore dell'energia è stato rivoluzionato nel segno della liberalizzazione e della concorrenza .
2) Il gioco però sembra essere un altro.
Il costo dell'operazione dovrebbe essere sostenuto da Pantalone perchè in realtà nessuno sembra disposto a metterci il becco di un quattrino e questa mi pare la " prova del nove " , che conferma tutte le riserve sul nucleare.
In effetti così come il petrolio anche il carburante attualmente usato nelle centrali nucleari non sembra inesauribile.
L'uranio 235, usato in tutte le centrali nucleari, è limitato e , secondo alcune teorie, potrebbe esaurirsi nel giro di 30/40 anni; l'uranio 238, invece, sarebbe più abbondante , ma più difficile da gestire non solo tecnicamente ma anche politicamente, perchè in pratica bisogna cavarne plutonio che è poi il materiale su cui si fondano le bombe atomiche ( e si dice che , per questo, anche i francesi hanno alla fine chiuso il Superphoenix nel 1996 ).
Devo dire che di queste cose affascinanti ci capisco poco ; evidentemente , però, ne capiscono gli imprenditori del settore che non sembrano disposti a rischiare un centesimo, senza l'aiuto dello Stato.
3) Si potrebbe obiettare : ma anche le energie rinnovabili sopravvivono solo grazie al contributo pubblico.
Ma lì il discorso è diverso: sono evidentemente incommensurabili tecniche che consentono di produrre energia senza carburanti e, sostanzialmente , con il solo costo dell'installazione e della riparazione .
Vi è un evidente interesse pubblico a far crescere questo settore ,  dando vita ad un circuito virtuoso tra saperi ed applicazioni.
La Germania  ha investito costantemente nel contenimento dei consumi e nelle energie rinnnovabili.
Oggi con  le rinnovabili producono il 10% dell'energia elettrica ed è scontato il raggiungimento dell'obiettivo del 12% entro il 2010; il successo ha galvanizzato e il nuovo piano dovrebbe fissare l'obiettivo del 30% entro il 2020. E' sorto un comparto produttivo importante che crea occupazione ed i cui prodotti vengono esportati in tutto il mondo.
C'è da dire che i tedeschi , molto più pragmatici di noi, non hanno assurdamente smantellato la loro ventina di centrali nucleari: questo , a mio avviso, è stato il vero errore che noi italiani abbiamo  commesso alla fine degli anni '80.
4) Le altre obiezioni sulle rinnovabili mi sembrano improntate a malafede.
" Le pale eoliche deturpano il paesaggio ".
A dire il vero - oltre che verso il Baltico - le ho potute vedere sulle isole greche , dove si collegano idealmente ai mulini a vento che , in fondo ,   hanno utilizzato il medesimo principio e fanno parte, appunto, del paesaggio tradizionale
Ma ci rendiamo conto di quello che è stato fatto al paesaggio italiano e a quello lombardo negli ultimi dieci anni, spesso per fini puramente speculativi ? Non lo vediamo il traliccio per i telefoni cellulari piazzato proprio di fianco alla villa del Mirabellino, con tanto di autorizzazione del Comune e delle " Belle Arti " ?
****
E' difficile cogliere il senso della boutade sul nucleare.
Forse si tratta della solita  mangiata  . Forse il genio Tremonti, vuole pompare ENEL ed ENI per poi privatizzarle  ad un prezzo superiore al loro reale valore .
Si possono fare tante congetture e speriamo solo che non si abbandonino  le strade che possono avere un futuro.
 
Claudio Colombo