

Il quadro di Scalfari
Dario Chiarino
May 05, 2008 9:22 AM
Su "la Repubblica" di ieri è apparso un articolo di Eugenio Scalfari dal titolo "Il potere blindato della destra zuccherosa". Al sottoscritto, che si sente (con un pizzico di orgoglio) un residuato della cosiddetta prima repubblica, quell'articolo è piaciuto molto. A parte il giudizio lucido e preciso sulla destra che ha vinto le elezioni, mi è piaciuta particolarmente l'analisi che il grande vecchio fa della sinistra e del PD in particolare.
Egli scrive fra l'altro sulla disfatta della sinistra radicale:
"Per gli ultimi marxisti militanti è un errore squalificante non rendersi conto che le strutture degli ultimi quindici anni sono completamente cambiate e hanno determinato una rivoluzione sovrastrutturale. La sinistra radicale,le sue ideologie, i suoi slogan, la sua organizzazione politica galleggiavano ul vuoto che esa stessa aveva ulteriormente aggravato segando l'ultimo ramo che ancora la sosteneva e cioè l'operatività del governo Prodi".
E conclude:
"Il loro stupore per la scomparsa del loro mondo, quello sì, è stupefacente e direi senza appello: chi ha smesso di pensare smette di vivere."
E sul PD:
"Una volta tanto provo a descrivere il Partito democratico in negativo, cioé per quello che non è. Un modo come un altro per disegnarne un profilo identitario. Non è un partito dell'ideologia assolutista. Non è un partito con radici cattoliche o comunque religiose. Non è un partito liberista. Non è un partito classista. Non è un partito dello Stato forte. Non è un partito protezionista. Quindi è un partito laico e non ideologico, liberal-democratico, costituzionale di questa Costituzione e dei suoi principi fondativi.Non trasformista, ma disponibile a partecipare - se potrà - all'elaborazione delle riforme istituzionali. Vuole un libero mercato nutrito di libera concorrenza, con regole efficaci e istituzioni capaci di farle rispettare. Un partito con una visione nazionale nel quadro di un'Europa federale. Così sembra a me che debba essere."
Sembra anche a me. Ma mi sembra anche che qualcosa in questo quadro debba ancora essere ritoccato...
D. Chiarino
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