

Chernobyl
Giuseppe Poliani
April 26, 2008 11:30 PM
Come tutti sappiamo oggi ricorre il 22° anniversario dell'incidente nucleare di Chernobyl: il bilancio ad oggi di questa tragedia è di circa 4000 morti a causa della contaminazione radioattiva, un aumento del 10% della mortalità infantile, molte morti per tumore fra le 37000 persone che globalmente vennero a contatto con l'area inquinata, un'area tuttora sottoposta a controlli rigidissimi e proibita a tutti, con un rischio permanente di crolli delle strutture del reattore ed ulteriori inquinamenti radioattivi che qualora si verificheranno, resteranno nell'ambiente per migliaia di anni, panico in tutta Europa.
Tutto ciò per un guasto ad uno solo dei numerosi reattori presenti ed ancora attivi nel mondo.
Ne valeva la pena, quando con qualche pannello solare in più si può ottenere la stessa energia prodotta dai reattori nucleari ?
Sappiamo tutti che il picco di produzione massima dell'olio si verificherà intorno al 2012-2019 e che più avanti si porterà questo picco più brusca poi sarà la caduta della successiva produzione petrolifera.
Le considerazioni fatte sul picco dell'olio possono valere anche per le altre fonti energetiche non rinnovabili come gas e carbone (picco del gas previsto nel 2025-2030; picco del carbone previsto nel 2025-2050; Limes, 6/2007) o l'uranio (dati più incerti con un picco di produzione fra il 2015 ed il 2035), che sarebbe appena sufficiente ad alimentare i reattori attualmente esistenti.
I dati sulla disponibilità dell'uranio sono molto imprecisi e frammentari a causa dell'interesse militare strategico e bellico della risorsa ma, anche ammettendo una certa abbondanza di questa fonte energetica non rinnovabile e costruendo un gran numero di reattori di IV generazione (le scorie ci saranno sempre ma senza il plutonio per usi militari; 8 anni circa per la messa in funzione e costruzione di una centrale nucleare; i primi reattori di IV generazione pronti forse entro il 2025-2030) il totale di energia elettrica prodotta non supererà il 8-10% del fabbisogno elettrico totale.
Da circa 30 anni negli USA non si costruisce più una centrale nucleare per scopi civili (forse perchè i militari hanno abbastanza plutonio) e dei tre prototipi di IV generazione di cui sopra il Superphoenix francese è chiuso da decenni e altri due piccoli reattori sperimentali sono tuttora in funzione in Russia ed in India).
Morale: mi sembra che il nucleare rimanga una forma di energia sempre più problematica, costosa, con tempi di messa in opera e produzione di energia molto lunghi, con nuove tecnologie che purtroppo lasciano invariati i rischi e le problematiche di smaltimento scorie, con un grande punto interrogativo finale sulla disponibilità delle reali riserve estraibili e qunidi sulla reale capacità di fornitura di energia elettrica futura.
Proviamo a dirlo ai nostri nuovi governanti prima che facciano nuove porcate.
Non è più possbile applicare i concetti classici dell'economia per cui consumare di più vuol dire vivere meglio (all'americana per intenderci, magari indebitandosi fino al collo).
Occorre cambiare modo di pensare considerando che oggi interi settori mondiali come la Cina e l'India si affacciano sulla scena dei consumi energetici in modo inedito ed in simultanea prossimità di questi inderogabili quanto temuti "picchi".
Forse è giunta l'occasione per pensare ad una decrescita dei consumi ma ad un miglior livello intellettuale e sociale di vita (decrescita solidale ?).
Giuseppe Poliani
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