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25 Aprile
Giuseppe Pizzi April 26, 2008 12:35 AM Il Presidente della Repubblica Napolitano ha celebrato il 25 Aprile a Genova richiamando al dovere della chiarezza: la festa della Liberazione "non significhi in alcun modo confondere le due parti in lotta, appiattirle sotto un comune giudizio di condanna e assoluzione, e questo vale anche per i fenomeni di violenza che la caratterizzarono in tutto il suo corso, perché la Resistenza fu anche guerra civile". Per la ricorrenza della Liberazione, alla cui celebrazione non ha mai partecipato, il prossimo Presidente del Consiglio Berlusconi ha prima ricevuto il neo eletto senatore Ciarrapico e ha poi diffuso un ambiguo comunicato il cui tema centrale è proprio la confusione delle parti in lotta: "Quando, quasi dieci anni fa, autorevoli esponenti della sinistra invitavano a capire anche le ragioni dei 'ragazzi di Salò', e quando più recentemente hanno invitato a saldare il debito contratto con gli esuli istriano-dalmati e con chi, più sfortunato, finì infoibato, hanno indicato la strada giusta. Togliere quei veli, capire quelle ragioni non può in qualche modo ledere l'orgoglio di chi combatté per la libertà contro la tirannia". Proprio in questi giorni ho potuto leggere, per la cortesia della figlia Letizia che me ne fatto avere copia, l'ultimo discorso pubblico dell'avvocato Luigi Angeli, il nostro illustre concittadino recentemente scomparso, pronunciato a Tolentino nel marzo 2004 in onore di 43 partigiani caduti, alcuni dei quali avevano combattuto al suo fianco sulle colline del maceratese. Ricordare le parole con cui Angeli denuncia e respinge i tentativi di riscrivere la storia è anche un modo per rendere omaggio alla sua memoria: "La pretesa pacificazione che vorrebbe vedere equiparato il fucilato al fucilatore per conferire loro, magari, una medesima medaglia non può essere condivisa da chi è convinto di aver servito la Patria, sotto la sua bandiera, ed aver combattuto per la libertà e la democrazia contro la barbarie. Escludo che rifiutare un'assurda pacificazione significhi essere portatore di qualsiasi sentimento d'odio. Nel tentativo di riscrivere la storia si richiamano i caduti, invocando l'uguaglianza di tutti di fronte alla morte ma se la pietà verso i morti è antica come il diritto di parenti ed amici a ricordarli, la pubblica celebrazione coinvolge un giudizio sulle loro azioni da vivi". G. Pizzi Giacomo Correale April 26, 2008 12:01 PM Io ho delle reminiscenze dirette sul periodo precedente la Liberazione, che non sono riuscito a verificare con dei numeri. Mi piacerebbe che qualcuno mi aiutasse a farlo. 1. Quando venne costituita la Repubblica di Salò, nei territori non ancora liberati (sostanzialmente a nord di Montecassino) vi fu la chiamata alle armi. Nella mia memoria la grande maggioranza degli italiani non si presentò, esprimendo così un giudizio di illegittimità del comando e correndo ovviamente il rischio di essere catturati e condannati (cosa che avveniva periodicamente con le cosiddette "retate"). La maggior parte si nascose. Un numero più limitato si unì alle formazioni partigiane. Mi piacerebbe conoscere il numero e la percentuale dei renitenti alla leva. 2. Non vi è alcun dubbio che la Repubblica sociale ha costituito un governo fantoccio dei tedeschi, che rapirono Mussolini sul Gran Sasso per dare un'immagine di continuità al regime fascista. 3. Fino al 25 luglio 1943 io ero un balilla che nutriva cieca fiducia nel duce. Ciononostante non potevo sopportare i tedeschi, che ci trattavano come loro servitori. Ricordo che mi irritava leggere l'edizione italiana della rivista tedesca Signal, dove venivano esaltate le gesta dei soldati tedeschi mentre non vi era traccia degli italiani. 4. Posso tuttavia capire che molti giovani che avevano quattro o cinque anni più di me (i cosiddetti avanguardisti), imbevuti come me della propaganda fascista, potessero fare una scelta "ideale" di fedeltà al'alleanza con la Germania entrando nell'esercito repubblichino. Mi piacerebbe però sapere di più circa le mansioni a cui erano dedicate le formazioni militari repubblichine. Non mi risulta che per lo più fossero al fronte al fianco dell'alleato tedesco, che non si fidava più degli italiani. Quindi le loro prevalenti funzioni erano di retrovia, di repressione contro i patrioti che attaccavano alle spalle l'esercito tedesco e di controllo delle popolazioni, che negavano ai tedeschi qualsiasi supporto. 5. Se si può nutrire pietà per i giovani che si arruolarono nell'esercito repubblichino (a patto che non avessero compiuto atti contro i loro compatrioti), certo non se ne può avere nessuna su chi ha collaborato alla costituzione del governo fantoccio e alle sue nefandezze. 6. Sicuramente in certe zone la lotta di liberazione ha assunto le caratteristiche di una guerra civile, ben lontane peraltro da quello che è successo in Spagna (500 mila morti). Ma questo è avvenuto tra fascisti e comunisti, e non tra fascisti e le altre formazioni antifasciste.. 7. Il fatto che la guerra di liberazione abbia avuto come protagonisti principali i comunisti, non giustifica il fatto che questi si siano per decenni indebitamente appropriati del 25 qprile. La festa che doveva essere di tutti gli italiani, di liberazione dalla dittatura, è diventata una festa di parte, perpetuando una spaccatura ideologica che non avrebbe dovuto coinvolgere la grande maggioranza degli italiani, tornati liberi, e che va al di là della fisiologica divergenza di opinioni. Oggi subiamo gli effetti deleteri di questo comportamento fazioso, in una sorta di contrappasso che purtroppo ci coinvolge tutti. Giacomo Correale Santacroce Dario Chiarino April 26, 2008 2:10 PM Aggiungo ricordi e riferimenti a quelli di Correale. Nel '43 ero anch'io un balilla, ma solo perché costretto, poiché mio padre era di idee anticonformiste e rifiutava di vedermi quando dovevo andare in divisa al cosiddetto sabato fascista. Conservo ancora il ricordo di numerose prepotenze e angherie compiute dal regime ai danni di mio nonno e di mio padre durante il ventennio. Gli italiani che collaborarono volontariamente con i tedeschi durante la cosiddetta repubblichina avevano la camicia nera e non quella grigioverde. La resistenza non è caratterizzata da un comune colore politico, ma certamente da un comuni sentimenti e desideri di libertà e di riscatto nazionale. Non è vero che in Spagna la lotta fosse solo tra fascisti e comunisti: io conservo dei documenti su una cospicua partecipazione di anarchici e di repubblicani italiani alla lotta per la difesa del governo legittimo (vedi: R. Pacciardi, Il battaglione Garibaldi - Volontari italiani nella Spagna repubblicana - Ed. La lanterna, Roma 1945). Io sono assalito da sentimenti di sdegno e di tristezza constatando che oggi certi personaggi possano (anche solo per un sentimento di pietà) accostare i morti delle milizie fasciste ai caduti della Resistenza. Per loro non nutro odio perché non ne sono capace, ma un profondo incommensurabile senso di disprezzo. Dario Chiarino Giuseppe Poliani April 26, 2008 10:12 PM Al di là di tutte le analisi possibili del passato occorre guardare al futuro. Il passato mi interessa poco. Dobbiamo essere profondamente convinti soprattutto di una cosa: a breve saremo governati da un governo liberista, fascista e razzista. Con tutte le conseguenze che comporta questa situazione, politiche culturali, economiche e sociali. O siamo ben convinti di questo o l'Italia rischia grosso. E se siamo convinti di questo occorre non lasciare alcun spazio di manovra a questo governo, non applaudire più chi sfila con il padre in carrozzella il 25 aprile di sessant'anni dopo solo per farsi eleggere e poi da sindaco di Milano non si fa più vedere. Vergogna nazionale. Non dare spazio ai qualunquisti travestiti da progressisti e non imbarcare chi fino a ieri ha sostenuto quindici anni di porcate berlusconiane (vedi UDC). Sputtanare subito alla prima seduta parlamentare i nuovi eletti inquisiti, le nuove cosche, le nuove mafie. Quelle due foto mostrate da Franco Isman dicono molto e non le sottovalutiamo ! Rivediamo pure il passato ma per imparare, per rivedere come il ritardo di tutti, anche della Chiesa, nel riconoscere il vero volto del nazismo e del fascismo, fu alla radice del disastro. Giuseppe Poliani EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati |