

E adesso tutti sul carro dell'Expo ?
Giuseppe Pizzi
April 07, 2008 11:05 PM
Non risulta che si sia dannata per dare una mano a vincere la gara con Smirne, ma ora che Milano si è aggiudicata l'Expo anche Monza vuole partecipare alla festa. C'è da spartire una torta di miliardi di euro e milioni di visitatori, progetti, appalti, turismo, indotto, visibilità internazionale. La Camera di Commercio di Monza e Brianza ha già calcolato che la fetta brianzola potrebbe valere 4 miliardi, comprensibile l'esultanza di politici. industriali, artigiani, costruttori, commercianti, albergatori e ristoratori.
Ma a Luigi Losa, direttore del Cittadino, tutto questa euforia per il successo milanese dell'Expo non piace per niente, anzi gli dà sui nervi, e lo induce a farcire il suo ultimo editoriale con l'intero repertorio di sentimenti e risentimenti di cui è ricca la storia dei (difficili) rapporti di Monza con Milano: livore per il successo del capoluogo maggiore (loro addirittura l'Expo, mentre qui da noi non si riesce nemmeno a fare il polo fieristico); fastidio per l'ingerenza milanese nelle imprese e nel patrimonio monzesi (Agam, Asam, Parco, ecc.); frustrazione derivante da scarsa considerazione (il mancato ritiro del Premio Teodolinda da parte della Moratti!); sconforto per l'atteggiamento servile dei concittadini monzesi e brianzoli in genere (pur di profittare dell'opportunità, non esitano a bussare alla porta di Palazzo Marino).
Così, mentre l'Italia intera gioisce, Losa si indigna. Vede i monzesi abboccare all'esca dell'Expo in ordine sparso, come un "volgo disperso che nome non ha", senza un progetto condiviso, senza un obiettivo comune, senza un'organizzazione nè una leadership, e accettare senza batter ciglio
che la regia dell'operazione resti interamente in mano ai milanesi. Una coltellata al petto per chi ha speso i migliori anni della sua vita a difendere la brianzolitudine e a propugnare l'avvento del suo presidio istituzionale, la provincia di Monza e Brianza. Il timore, neanche tanto nascosto, è che per i monzesi 4 miliardi possano ben valere una provincia.
G. Pizzi
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