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Castrazione !
Franco Isman February 29, 2008 7:31 AM
Mi scusi Veltroni, ma lei non pensa che la castrazione chimica per i pedofili sia come amputare la mano ai ladri? «Non ci avevo pensato, grazie del suggerimento». Ma, Jena a parte, la cosiddetta castrazione chimica è considerata dal popolo progressista come una forma di barbarie inaccettabile. Innanzi tutto diciamo che la definizione stessa è fuorviante e porta ad ancestrali reazioni. Se qualcuno soffre di problemi psicologici prende il Tavor o qualcosa del genere, una sostanza chimica che agisce sulla sua psiche e può aiutarlo a liberarsi da uno stato ansioso. Il professor Cassano è il massimo fautore della cura farmacologica della depressione e dei disturbi psichici in genere; i suoi pazienti vengano imbottiti di decine di psicofarmaci, spesso deleteri per la salute fisica ma che possono aiutarli a sopravvivere. Moltissimi problemi psichiatrici, anche molto gravi, la schizofrenia ad esempio, sono tenuti sotto controllo da farmaci. Molti sostengono che la pedofilia, la pedofilia violenta che porta addirittura all'uccisione delle vittime, sia da considerarsi una malattia, sia spesso un istinto irrefrenabile al di fuori della capacità di controllo della ragione. Ma, se così si pensa, non è logico che si cerchi una cura, che questi istinti vengano frenati con opportuni farmaci di tipo psichico o semplicemente inibenti dello scatenamento di questa irrefrenabile libido ? Si sono sentiti più casi in cui lo stesso soggetto chiedeva un intervento che potesse impedirgli di tornare ad essere un mostro. E trattamenti chimico-farmaceutici di questo genere possono assimilarsi ad una castrazione e, forse proprio per questo termine assolutamente improprio, essere ritenuti incivili ed improponibili ? Non sono un esperto ed avrò probabilmente usato terminologie improprie, a me sembra però che questa sia l'essenza del problema e che, come prima cosa, si dovrebbe smettere di usare il termine castrazione. Se si assume che la pedofilia è una malattia, è evidente che deve essere curata e, per tornare a Jena ed ai suoi perfidi paragoni, una cura (anche se dovesse essere coatta) è cosa ben diversa dal taglio della mano. Franco Isman EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati |