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Casa alpina di Motta

Giuseppe Pizzi
January 29, 2008 12:09 AM


La bella testimonianza di Franco Isman su Arengario mi ha riportato a quando, ragazzino, ho passato le vacanze estive per un paio d'anni a Motta di Madesimo, credo nel 53 e nel 54, del 54 sono sicuro perchè ricordo la trepidazione e l'entusiasmo di tutti noi della casa alpina per la conquista del K2, avvenuta appunto il 31 luglio del 54. A ripensarlo oggi, don Re era una specie di don Verzè ante litteram, un uomo di grandi visioni, che aveva costruito dal nulla un grande complesso, una via di mezzo fra la colonia estiva, il pensionato e il campeggio, in grado di ospitare centinaia di ragazzi con l'unico aiuto, diceva lui, della provvidenza. 
Ospite abituale della casa alpina era don Giovanni Barbareschi, un prete tra i trenta e i quaranta, alto, aitante, disinvolto, sportivo, affascinante, dongiovanni di nome e, si diceva, di fatto. Allora no, ma ho saputo molti anni dopo che durante la guerra don Giovanni aveva svolto un'eroica attività clandestina, impegnata a mettere in salvo migliaia di perseguitati, in gran parte ebrei. Era stato imprigionato a S.Vittore proprio il giorno dopo la sua ordinazione,  torturato, liberato dopo un paio di mesi, ripreso e internato in campo di concentramento. La casa alpina di Motta era stato
un rifugio e una tappa di avventurose escursioni verso Splugen per il passaggio in Svizzera. Don Giovanni è oggi un Giusto tra le nazioni.

G. Pizzi

P.S. Ancora ai miei tempi, dieci anni dopo la fine della guerra, una salita al posto del tesoro era obbligatoria. L'esistenza del tesoro era dubbia, ma non esclusa.