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Torre del Duomo,
San Carlo Borromeo e Paolo Diacono Alfredo Viganò March 29, 2006 1:24 AM A proposito di una cartolina, di una stampa del 1831 e dell'incontro a Monza di Enrico III e San Carlo Borromeo nel 1574. Ho mandato ad Arengario una cartolina dove compare anche il monumento a San Carlo Borromeo davanti alla chiesa di Santa Maria degli Angioli, una stampa del suo incontro a Monza con Enrico III e nel paesaggio una torre vicino al campanile in costruzione e dall'altro lato l'Arengario. Della torre non avevo parlato e così Isman, il curioso, mi ha stimolato chiedendomi cosa mai fosse la costruzione che appare nella stampa a destra del mozzicone del campanile . Ho pensato e scartabellato nella mia biblioteca. Merati, l'Augusto intendo, per queste cose è una fonte inesauribile. Per pigrizia non ero andato verificare pur presupponendo che si trattasse della torre poi campanile e poi demolita con la costruzione del nuovo. La stampa è del 1831 ma preziosa e storica la ricostruzione dato che la città viene ambientata ai tempi dell'evento. Forse, questa attenzione fa supporre che esistessero descrizioni o disegni o altro che riproducessero con una certa precisione la situazione, con qualche spostamento d'anni dato che il campanile nuovo iniziò, si riporta, nel 1592 mentre l'incontro tra Enrico III e il Borromeo avvenne nel 1574. Certamente quando vi fu l'incontro, con messa al Duomo, la torre, che appare a destra, esisteva ancora e svolgeva il ruolo di campanile. Di che torre si tratta? Di una torre antica che risale al VI secolo e che, pur nascosta nelle successive murature e completamenti del Duomo e semidistrutta, ha generato secolari interessi sino all' attento e analitico studio del Merati. Se la stampa ha un legame realistico con il paesaggio urbano ricostruito al tempo degli eventi, il punto di vista, dell'osservatore della scena di incontro nella piazza, è dalla parte terminale dell'attuale Liceo ( ex seminario e prima San Francesco o meglio da dove sorgeva l'Ospitale poi demolito per costruire il Teatro. Da li infatti apparirebbe il campanile al centro. L'Arengario più lontano a sinistra e la torre anch'essa più lontano a destra. Questo almeno si desume dalla lettura delle mappe storiche. Ovviamente la stampa è una occasione per ricordare l'importanza dei luoghi, nel contempo dà il senso della accuratezza, per quanto possibile, messa di riferimento al paesaggio di quasi trecento anni prima.
Nel libro edito da Novaluna in memoria di Augusto Merati (La Monza di Augusto Merati) si trovano belle e intelligenti pagine su questa torre, tratte a loro volta da: Il Duomo di Monza e il suo tesoro (1982). La torre era alta circa 21 metri ( 20,90 secondo il Merati) e di pianta quadrata. Dice Merati: .. allora rivolsi l'attenzione ai ruderi del vecchio campanile, ancora esistente immediatamente ad est della sacrestia vecchia il quale funzionò almeno sino al 1606, epoca in cui venne sostituito dall'odierna altissima mole . Poi Merati, dalla la forma e spessore dei mattoni etc. individua e data la torre a ben prima del IX secolo e risale all'epoca della Regina Teodolinda: Quello che rimane della torre è sufficiente per tentarne una ricostruzione per una altezza d'oltre venti metri. Era di pianta quadrata. Interessanti tutte le analisi e valutazioni di particolari, stralci e citazioni di altri, da manoscritti del 1308, dagli scritti del canonico Campini, al Frisi ai più recenti Arslan, Caramel, Michelangelo Cagiano de Azevedo . Ci dice ancora Merati che in origine la costruzione fu torre, forse legata al palazzo di Teodolinda, e poi, dopo la fine dell'VIII o inizi IX secolo divenne campanile (a quel periodo si fa risalire la nascita e funzione dei campanili. La stampa rappresenta una storia nella storia dato che sembra, nel 1831, un tentativo di fedele ricostruzione ma spostando gli eventi di qualche anno come per il caso della costruzione del campanile. Per idem quoque tempus Theudelinda regina basilicam beati Iohannis baptistae, quam in Modicia costruxerat, qui locus supra Mediolanum duodecim milibus abest Quo in loco etiam Theudericus quondam Gothorum rex palatium construxit, pro eo quod aestivo tempore locus ipse, utpote vicinus Alpibus, temperatus ac salubris exsistit. Ibi etiam prefata regina sibi palatium condidit, in quo aliquit et de Longobardorum gestis dipingi fecit ( Historia Longobardorum Paulus Diaconus) Da una stampa quanta storia importante per i luoghi della nostra città. Quella torre, quella basilica, quel luogo, ci riporta al re Teodorico che qui costruì un proprio palazzo dopo la conquista in Italia, qui la regina Teodolinda, figlia del re Garibald dei Bavari, sposa di Autari, re longobardo, costruì il suo palazzo circa 1400 anni fa, e fece edificare la grande Basilica di San Giovanni loro protettore. Da una stampa anche il ricordo di un grande storico nato nel lontano 720 o 730 dopo Cristo e che ci ha lasciato scritti ancora oggi affascinanti, dopo più di 1200 anni.
Qui sopra la mappa del centro di Monza col punto di vista dell'osservatore della stampa con la posizione del campanile, dell'Arengario e della torre di un tempo. Se però passate in piazza Trento e Trieste e vi mettete sul marciapiede della banca di fianco al Liceo e guardate il campanile, avete l'idea dell'osservatore della stampa e con un po' di fantasia potete vedere la torre della regina Teodolinda, sulla destra del campanile stesso. Alfredo Viganò |