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Writers

Carlo Vittone
January 18, 2004 7:30 AM


Credo di essere una persona moderatamente pacata, che cerca di comprendere le ragioni degli altri e di non far necessariamente prevalere la propria. Credo e spero di avere un comportamento conseguente, che esclude con estremo rigore ogni forma di violenza materiale e morale sugli altri. Dei pochi accessi d'ira che ho avuto nel passato mi pento e mi dolgo amaramente, e il tempo, galantuomo, me li fa apparire ogni volta ridicolmente spropositati ai reali motivi. Di me medesmo meco mi vergogno più volte quando il peccato capitale della mancanza di autocontrollo può ancora adescarmi,  e cerco di coltivarmi con grande scrupolo in questa attitudine. L'età poi, che impietosamente avanza, induce ad atteggiamenti più pacati che non nella prima gioventù, dove un'irruente baldanza spesso sorpassava i limiti che la temperanza avrebbe imposto. Considero spesso la grande varietà e pluralità del mondo in cui viviamo, dove miliardi di esseri brulicano quotidianamente su questo atomo di male, ognuno col suo fardello di problemi e di punti di vista, e cerco con assidua prece di accettarli tutti senza pregiudizio veruno. Oso ispirarmi agli antichi saggi della tolleranza e ancora càpita che qualche sera, spogliatomi delle vesti piene di fango e di loto del giorno e indossati i necessari panni curiali, dialoghi con quell'amato Voltaire che solum è mio. Guardo senza sospetti alla modernità, e quando essa presenta aspetti per me urticanti, cerco in me stesso e non nell'altro le cause di tale inadeguatezza. Insomma, se pure pecco fortiter, vorrei ancora esser capace di credere fortius. E tanto desidererei che queste mie massime diventassero una legge della ragione universale.
 
Però se becco quel writer che ha completamente insozzato il portone di legno del mio condominio, che con grande fatica ho completamente scrostato e riverniciato per più domeniche la scorsa estate, giuro che gli spacco la faccia....
 
Carlo Vittone

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