

Acqua alle corde
da: Carlo Vittone
inviato il: 11 dicembre 2002 22:26
Soggetto: apologo
Ho trovato un'interessante storiella sul sito www.water.rete.livorno.it e ve la trasmetto letteralmente.
Saluti a tutti.
C.V.
Acqua alle corde
"Nel 1586, per ordine di Papa Sisto V, l'architetto Fontana doveva innalzare sull'apposito piedistallo l'obelisco che oggi si ammira al centro di piazza S. Pietro a Roma. Era un'operazione che richiedeva la massima concentrazione e il massimo silenzio. Quindi, per evitare confusione, il papa aveva fatto emanare un editto che vietava a chiunque non fosse addetto ai lavori di entrare nel recinto o semplicemente di parlare. Già c'erano sulla piazza 140 cavalli e 800 uomini impiegati nei lavori. I trasgressori sarebbero stati impiccati subito nella piazza dove era già stato eretto il patibolo. Secondo la tradizione, un certo Bresca si accorse ad un dato punto che le corde che reggevano l'obelisco tendevano ad allungarsi forse a causa dell'eccessivo peso e quindi il monumento avrebbe finito per cadere rompendosi a terra.
Incurante degli ordini del Papa e dell'architetto Fontana, il Bresca si mise a gridare "ACQUA ALLE CORDE" perché sapeva che la canapa bagnata si restringe e si accorcia.
L'architetto, per fortuna, ascoltò il grido e l'obelisco fu salvato.
Il Bresca ricevette per premio una pensione mensile, il titolo di capoitano e l'autorizzazione ad innalzare la bandiera pontificia sul suo bastimento. Ancora oggi viene celebrato nella sua città natale, Bordighera."
da: Alberto Colombo
inviato il: 12 dicembre 2002 11:37
per la precisione
sembra che abbia detto
DAGHE L'AIGA ALE CORDE!!!
della stessa serie del Ferrucci
che al Maramaldo
sembra abbia detto
TU DAI A UN MORTO!
e non le melodrammatiche dichiarazioni
che abbiamo letto sui nostri sillabari
ciao
ac
da: Giuseppe Motta
inviato il: 12 dicembre 2002 18:10
Simpatica la storiella scovata e offertaci da Carlo Vittone: simpatica in sè ma anche per la sua attualità.
L'editto di Sisto V, censurabile per il disprezzo della vita umana, era però dettato da una esigenza temporanea e ben limitata.
Quante volte dopo di lui le leggi hanno limitato il diritto di parlare e di esprimere liberamente il proprio pensiero?
Siamo certi che ciò non avvenga anche ai giorni nostri con mezzi più raffinati che, riconoscendo formalmente quei diritti, li negano nella pratica?
Come non essere dalla parte del Brasca che ha deliberatamente violato il divieto?
Come non essere dalla parte di tutti coloro che, nel tempo, hanno violato leggi e ordini per esercitare i propri diritti fondamentali e per assicurarli ad altri?
Se in Italia abbiamo libertà di informazione via etere lo dobbiamo anche a quei coraggiosi che decenni fa impiantarono nel grattacielo di piazza Repubblica a Milano le prime 'radio libere': violarono le leggi di allora, subirono sequestri e indagini, furono forse anche processati ma quella ribellione portò ad una maggiore libertà per tutti.
Processi per reati di opinione possono avvenire anche ora: può anche essere che tutti gli imputati vengano assolti ma purtroppo non riceveranno 'una pensione mensile' e privilegi simili a quelli che papa Sisto V riconobbe al Brasca.
Utile anche la precisazione di Alberto Colombo che riporta l'espressione 'Acqua alle corde' all'originale 'Daghe l'aiga a le corde'. Si vede che nel 1586 a Roma si poteva parlare anche un dialetto ligure e si era compresi immediatamente.
Che i dialetti siano stati bistrattati a seguito dell'unità d'Italia e al fine di riunificare anche la lingua mi pare non revocabile in dubbio come è certo che ora qualcuno cerca di rivalutarli maldestramente sostituendo, per esempio, i nomi delle città sui cartelli stradali con l'antico nome delle stesse.
Eppure basta una vistita al principato di Monaco per vedere come il problema è stato risolto con intelligenza.
Nella parte vecchia, attorno al palazzo dei Ranieri, diverse strade hanno un duplice nome: sotto quello francese è inciso quello antico. Ricordo di aver visto scritto, ma in ligure, quello che traduco in 'Carrugio del pescatore'.
Nessuno si scandalizza per la doppia indicazione e nessuna battaglia mi risulta essere stata fatta per ottenerla.
E' semplicemente un mezzo per non perdere la memoria.
Se a Monza si adottasse lo stesso criterio vedremmo scritto sotto 'piazza Trento e Trieste', 'piazza del mercato' e sotto 'via Calo Alberto, 'via Augusta'.
Ci renderemmo anche conto della quantità di strade che hanno cambiato nome solo per ragioni politiche.
Giuseppe Motta
inviato il: 13 dicembre 2002 19:04
A Monza il Bresca non sarebbe stato ascoltato e l'obelisco si sarebbe spezzato al suolo.
Visto coi nostri occhi, chi era questo Bresca se non un disturbatore, un disubbidiente, un non allineato, uno che parla al manovratore?
Forse nessuno conosceva nè la sua identità nè da che parte stava: amico o avversario?
Chi rappresentava poi? Probabilmente solo sè stesso: non aveva dietro di sè divisioni, gruppi spontanei, comitati, associazioni, osservatori.
Non risulta avesse funzioni specifiche che, lo si sa, sono il presupposto dell'intelligenza mentre questa è inutile all'assunzione ed esercizio della funzione.
A Monza, di Bresca ce ne sono stati parecchi nel lontano e recente passato: nessuno è stato impiccato ma sono rimasti tutti inascoltati e condannati alla ... 'morte civile'.
Diversi obelischi si sono così schiantati. Gli obelischi dè:
L'epoca degli uomini d'azienda
'Gente che parla senza dire niente,
Gente che guarda ma poi non ti vede,
Gente che ascolta ma poi non ti sente,
Gente che ai soldi soprattutto crede.
Rivolgereloro una supplica ardente,
Perchè rispondano a ciò che si chiede?
O una preghiera da uomo paziente,
Perchè ti parlino un pò in buona fede?
Se fossi una sigla risplendente,
Un computer, un tram, un marciapiede.
Ti baderebbero più cortesemente,
Come fanno con la loro Mercedes.
Ma tu non sei un computer nè un tramway,
e agli uomini d'azienda impiccio dai'.
(da 'Recita dell'attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto' di Gianni Celati - ed. Feltrinelli 1996)
Ora, almeno a Monza, l'epoca degli uomini d'azienda è tramontata ma le reazioni ad alcuni scritti 'frondisti' pubblicati nel forum possono far sorgere il dubbio che quella vecchia abitudine sia ancora viva: solo applausi ma nessun fischio.
Più che dalle reazioni il dubbio si basa sui silenzi: il diritto di esprimere il proprio pensiero è assicurato ma le mancate risposte lo svuotano di ogni contenuto pratico.
Se hanno diritto di essere attentamente ascoltati gli oppositori ha certamente uguale diritto chi si ritiene e deve essere ritenuto amico.
Sembra invece che per questi non si abbia tempo: 'Tanto è un amico'; 'Ma questo da che parte sta?; 'Cosa va cercando?' sono alcuni dei pensieri immaginari che forse prendono il tempo delle risposte.
Risposte a scritti critici e propositivi senza i quali vivremmo nell'indifferenziazione.
Giuseppe Motta