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da: Giuseppe Motta
inviato il: 18/10/01 14.59
Soggetto: LEGGI INVENTATE

"Stiamo cercando di capire cosa è successo, chi ha sbagliato e soprattutto chi si è inventato una legge simile."

Questo il pensierino espresso dal sindaco (Corriere della sera 18-10-01) dopo che la "bomba" Cascinazza gli è scoppiata tra le mani.

Non interessa, qui e ora, commentare lo sforzo di capire e di trovare responsabili ma solo dire due parole sull"inutile tentativo di individuare soprattutto "chi si è inventato una legge simile".

La legge è quella che impedisce ogni tipo di costruzione sull"area Cascinazza che pertanto rimarrà terreno agricolo per volontà dello Stato.

Legge che, secondo il sindaco, sarebbe stata inventata da, per ora, ignoti inventori.

Stolto chi pensava che leggi e provvedimenti aventi valore di legge provenissero o fossero comunque riferibili al potere legislativo.

Ora sappiamo che, almeno qualche volta, possono essere solo invenzioni.

Legge inventata che al sindaco non piace proprio perché contrasta con quel che  ha inventato lui: la variante al PRG relativa alla Cascinazza con la quale ha tentato di sovvertire un piano già adottato per lasciar costruire l"incostruibile.

Che questo sia sempre stato uno degli scopi della sua politica viene ora svelato e confermato dalla irritazione verso il provvedimento che vanifica i suoi sforzi.

Chiunque altro, al suo posto, avrebbe fatto salti di gioia alla notizia dell"esistenza ignorata di norme che rispettano la storia della Cascinazza e la funzione dei terreni che la costituiscono; che tutelano il territorio e la vita dei cittadini; che sopperiscono alle mancanze di amministratori insensibili a tali necessità.

Invece il sindaco non capisce " come possa una legge andare a rompere un piano regolatore in salvaguardia" (Il Giorno 18-10-01) pur avendo fatto di tutto perché la Regione rompesse lo stesso piano con l'accordo di programma del Rondò dei Pini.

Così ora ha un diavolo per capello ma solo per la prima rottura.

Tutti quei folletti in testa gli impediscono di vedere il da farsi che è semplice: prendere carta e penna, vergare due righe di dimissioni e ricandidarsi per essere giudicato dagli elettori.

Giuseppe Motta