"Stiamo cercando di
capire cosa è successo, chi ha sbagliato e soprattutto chi si è inventato una legge
simile."
Questo il pensierino
espresso dal sindaco (Corriere della sera 18-10-01) dopo che la "bomba" Cascinazza gli è
scoppiata tra le mani.
Non interessa, qui e
ora, commentare lo sforzo di capire e di trovare responsabili ma solo dire due parole
sull"inutile tentativo di individuare soprattutto "chi si è inventato una legge
simile".
La legge è quella
che impedisce ogni tipo di costruzione sull"area Cascinazza che pertanto rimarrà terreno
agricolo per volontà dello Stato.
Legge che,
secondo il sindaco, sarebbe stata inventata da, per ora, ignoti inventori.
Stolto chi pensava
che leggi e provvedimenti aventi valore di legge provenissero o fossero comunque
riferibili al potere legislativo.
Ora sappiamo che,
almeno qualche volta, possono essere solo invenzioni.
Legge inventata che
al sindaco non piace proprio perché contrasta con quel che ha inventato lui:
la variante al PRG relativa alla Cascinazza con la quale ha tentato di sovvertire un piano
già adottato per lasciar costruire l"incostruibile.
Che questo sia
sempre stato uno degli scopi della sua politica viene ora svelato e confermato dalla
irritazione verso il provvedimento che vanifica i suoi sforzi.
Chiunque altro, al
suo posto, avrebbe fatto salti di gioia alla notizia dell"esistenza ignorata di norme che
rispettano la storia della Cascinazza e la funzione dei terreni che la costituiscono; che
tutelano il territorio e la vita dei cittadini; che sopperiscono alle mancanze di
amministratori insensibili a tali necessità.
Invece il sindaco
non capisce " come possa una legge andare a rompere un piano regolatore in
salvaguardia" (Il Giorno 18-10-01) pur avendo fatto di tutto perché la Regione
rompesse lo stesso piano con l'accordo di programma del Rondò dei Pini.
Così ora ha un
diavolo per capello ma solo per la prima rottura.
Tutti quei folletti
in testa gli impediscono di vedere il da farsi che è semplice: prendere carta e penna,
vergare due righe di dimissioni e ricandidarsi per essere giudicato dagli elettori.
Giuseppe
Motta