

Un parco da salvare
di Edo Melzi
Leggere l'intervista rilasciata dall'assessore Maffè al quotidiano on-line Monzalacittà genera un profondo sconforto: si tratta di un illuminante esempio di come le vere priorità riguardanti il Parco, la sua tutela e l'attenzione al patrimonio naturalistico e storico vengano sostanzialmente disattese e sostituite da altre voci di interesse del tutto secondario come la sicurezza (stiamo parlando del parco di Monza e non di un quartiere periferico ad alto tasso di criminalità ) e i giochi per bambini, di cui peraltro il Parco è già abbondantemente dotato.
Ma il problema di fondo è un altro: c'è la scoraggiante convinzione secondo cui il Parco sia semplicemente verde urbano e vada attrezzato come tale, non un patrimonio di importanza europea che va tutelato e fruito preservandone la specificità.
Ecco allora che il rinnovo delle concessioni alle grandi strutture che invadono il parco non crea nessun problema e si regalano alla SIAS diciannove anni ad un canone ridicolo!
Per quanto riguarda il golf non si pensa neppure alla rimozione delle reti e al recupero del fontanile della Pelucca, come aveva saggiamente previsto la precedente amministrazione.
Avendo lavorato per più di due anni nella commissione Parco e Villa Reale insieme all'assessore Daniela Pollastri mi rendo conto chiaramente di come quelle proposte segnassero una netta anche se graduale inversione di tendenza.
Tutto cancellato!
L'assessore attuale poi non considera affatto che un parco è sicuro e frequentato con consapevolezza e rispetto quando se ne conosce il valore.
Maffè ha letto tutte le pubblicazioni sul parco che sono state pubblicate negli ultimi anni o almeno alcune di esse?
Conosce il lavoro di ricercatori e naturalisti che l'hanno percorso interamente alla ricerca delle specie vegetali e animali più significative?
Credo che se si vuole davvero salvare il parco dall'incompetenza e dall'improvvisazione bisognerà cercare tutele effettive a livello nazionale ed europeo!
Forse solo così non ci ritroveremo di fronte ad un patrimonio perduto.
Edo Melzi
30 gennaio 2007