
Concorso "E. Pozzoli"
il concerto dei premiati
di Massimo Di Gesu
Imponente, misterioso, muto eppur vibrante dell'aura dei miracoli sonori di cui da secoli è fonte d'ispirazione e materiale scaturigine... così un pianoforte (prezioso esemplare della ditta Fazioli) si stagliava la sera del 17 settembre sul palco del teatro S. Rocco di Seregno ad annunciare il concerto dei premiati della 23^ edizione del concorso pianistico internazionale "E. Pozzoli".
La manifestazione, una delle più prestigiose a livello nazionale (nel suo albo d'oro figurano nomi quali Maurizio Pollini, Laura De Fusco, François-Joel Thiollier, Alberto Colombo, Riccardo Risaliti, Vincenzo Balzani, ed altri di comparabile lignaggio), fu fondata da Gina Gambini nel 1959 per onorare nel marito Ettore Pozzoli (1873-1957) una delle figure più eminenti dell'ambiente musicale italiano. Compositore e pianista, egli lasciò infatti una vasta produzione in gran parte dedicata alla didattica, ed ancor oggi adottata in molti istituti musicali per l'inalterato valore formativo della corroborante razionalità delle soluzioni tecniche proposte, della fluida simmetria fraseologica in cui vengono strutturate, e della trasparenza armonica con cui vengono vivificate.
A cadenza biennale questo perseguimento e promozione dell'eccellenza, già alla base della vocazione educativa del Maestro di Seregno, diviene quindi vessillo di una manifestazione il cui livello qualitativo è comprovato sia dal prestigio degli artisti che costituiscono la commissione dei giurati (fra cui Paolo Bordoni, Benedetto Lupo, Stefano Fiuzzi, Yasuko Matsuda, Inger Soedergren), che dai rigorosi parametri di valutazione dagli stessi assunti per l'attribuzione dei premi. Infatti il concerto dei premiati di mercoledì scorso, dopo i sobri interventi del sindaco di Seregno Gianluigi Perego e dell'assessore alla Cultura Claudio Riva, è stato introdotto dall'enciclopedico maestro Riccardo Risaliti (membro del comitato esecutivo del concorso, e già presidente della giuria nel 2001) che ha avuto modo di descrivere l'esigenza -forse irrealistica- di un supremo dominio tecnico e profondità interpretativa di cui dar prova in una gamma smisurata di stili ed epoche quale ragione che ha condotto i giurati a non assegnare il primo premio nemmeno nell'edizione 2003 del "Pozzoli" (confermando una tendenza che dal 1991 ha conosciuto solo due eccezioni).
Successivamente, confermando in un certo senso la supposizione d'utopicità che avrebbe caratterizzato i parametri di giudizio dei giurati, la russa Sofya Gulyak ed il giapponese Fumio Kawamura (rispettivamente 3° e 2° premio) hanno decisamente 'primeggiato' nel doppio programma che ha costituito il concerto, cuore della serata finale di questa edizione 2003 del Concorso.
Consumata tecnica dello scatto ed articolazione, nonché vivacità di piglio ha dimostrato la 24enne Gulyak (anche assegnataria del Premio speciale per la miglior esecuzione degli Studi di Pozzoli) nell'interpretazione di 5 Studi del compositore seregnese, cui ha fatto seguire una nitidissima esecuzione del Notturno op. 9 N° 2 di Chopin, proiettato in una dimensione di meditata distillazione espressiva. Non sostanzialmente diverso è stato il suo approccio allo Studio Trascendentale N° 12 di Liszt: vera fucina di allucinazioni virtuosistiche che, con ammirevole lucidità, l'interprete russa ha convogliato nella focalizzazione dello scheletro timbrico di uno dei saggi di 'orchestrazione pianistica' più pregevoli del compositore ungherese. Ancora con Liszt (quello della trascrizione del lied 'Erlkoenig' di Schubert) Sofya Gulyak è giunta a conclusione del programma, dando stavolta prova prova di un fervore che ha acceso nell'ossessivo/visionario ribattuto schubertiano il fuoco di una propulsività che ha trascinato il pubblico ad entusiastici applausi.
Nella seconda parte del concerto, Fumio Kawamura si è imposto con tre brani in cui il virtuosismo prettamente digitale (strabiliante di per sé) è sempre intimamente connesso ad un virtuosismo (non meno impervio) di natura più spiccatamente 'narrativo-interpretativa'. La Fantasia quasi Sonata Après une lecture de Dante di Liszt è divenuta, sotto le dita del pianista nipponico, inconfutabile prova della sovrana padronanza dell'attrezzatura tecnica richiesta dal repertorio trascendentale romantico, in questo caso vivificata da un gusto del ricamo fraseologico che ha dato modo al 25enne interprete di estrarre dal monumento lisztiano perle di una respirante floridezza melodica. Nella sfingea Sonata N° 9 di Skrjabin, Kawamura ha poi compiuto il prodigio della chiarificazione di un tessuto contrappuntistico tanto complesso nella sua stratificazione, quanto variegato nell'eterogenea essenza delle sue singole componenti. Allontanandosi infine dalle oppiacee ebrezze skrjabiniane, il nitore di Kawamura ha rivelato la prospettiva di un approdo liberatorio con l'esecuzione di La Valse di Ravel (trascrizione dell'originale per orchestra): con questo pezzo ha convertito le vertigini infernal-esoteriche dei precedenti autori in un tripudio di pura luce, risolvendo nel rigoglio di trovate pianistiche di caleidoscopico funambolismo le pirotecnie di una delle più perfette e soggioganti narrazioni sinfoniche del '900... L'esultazione del pubblico è stata momentaneamente contenuta solo da un bis rachmaninoviano (Preludio op. 32 N° 12).
... L'appuntamento si rinnova per il settembre 2005.
Massimo Di Gesu
22 settembre 2003