
La Grande Guerra sulle Alpi
90 anni dopo, suggestive rappresentazioni in piazza e sui monti
di Franco Isman
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| Messa sulla Marmolada per gli austriaci - sullo sfondo il Sassolungo e il passo Sella (*) |
1916, novant'anni fa eravamo nel pieno delle battaglie fra gli alpini italiani ed i Kaiserjäger austriaci, talvolta originari di quelle valli e che parlavano italiano o ladino, per la conquista o la difesa di vette e passi.
Una guerra terribile con assalti e contrattacchi sotto il fuoco delle mitragliatrici e dei mortai, con migliaia di morti da entrambe le parti; con gli italiani, per esempio, sul Col Bricon, dritto sopra San Martino, conquistato e perso innumerevoli volte, e gli austriaci sul Piccolo Col Bricon, e nella valletta fra i due fino a una ventina d'anni fa si trovavano ancora proiettili inesplosi, anche abbastanza grossi, gavette, scarpe magari con qualche ossicino, lampade ad olio e rottami vari. Oltre all'onnipresente filo spinato che dopo novant'anni resiste impavido.
Una guerra di mine, con gli italiani che scavavano gallerie nella roccia, come quelle famose del Castelletto sulla Tofana di Roces e del Col di Lana, con gli austriaci che sentivano i martelli pneumatici sotto di sé e tentavano di costruire contro-gallerie per intercettare quelle italiane, fino al terribile momento in cui non si sentiva più nulla, come ci racconta una impressionante cronaca di parte austriaca, segno evidente che la galleria era terminata e che il cocuzzolo veniva minato per poi essere fatto saltare, ma la guarnigione doveva rimanere sul posto. Un solo austriaco sfuggì alla morte ed alla prigionia: lo spostamento d'aria prodotto dalla mina lo proiettò lontano centinaia di metri. Egli precipitò nella gola del Sief e solo due giorni dopo, con fatiche e stenti inauditi potè riguadagnare le proprie linee. Ma nulla seppe dire: il terrore gli aveva tolto la parola.(*)
E poi il terribile inverno 1916-17, quando le valanghe fecero strage tra i soldati di entrambi gli schieramenti che dovevano tenere le posizioni e tra quelli che li dovevano rifornire passando con i muli per sentieri incredibili. Il 13 dicembre 1916 una sola enorme valanga sulla Marmolada spazzò via 300 militari austriaci. Migliaia di morti fra novembre e dicembre.
Ma le vette dovevano essere espugnate e difese, e poi riconquistate e così via, non importa a quale prezzo di vite umane. Questa era la strategia degli alti comandi di entrambi gli eserciti. E non sempre ciò era davvero necessario visto che le strade passavano nelle valli .
A Predazzo, in alta Val di Fiemme, si è pensato di commemorare l'anniversario: una interessante mostra fotografica alla scuola elementare "In tricea sui Lagorai", e fra questi vi è il tristemente famoso Monte Cauriòl, ed alcuni spettacoli messi in scena dal gruppo di ricostruzione storica Le Sentinelle del Lagazuoi con numerosi attori e comparse nelle divise di allora, perfettamente ricostrute con materiali identici a quelli originari. Abbiamo così visto alpini con graduati e ufficiali, fantaccini, arditi, ufficiali medici, crocerossine e capellani militari. E poi le vecchie tende, i muli ed anche qualche austriaco.
Ieri sera il Processo a un disertore messo in scena, sulla base di verbali fortunosamente ritrovati, nella bella piazza principale del paese. Il tribunale militare presieduto da un maggiore e con due giudici a latere, di cui uno medico. Perfetto il disertore: un omino mingherlino con una buffa faccia, portato avanti al tribunale con gli schiavettoni ai polsi da due carabinieri in divisa di guerra. E poi l'avvocato fiscale, l'ufficiale che fungeva da pubblica accusa, ed il difensore.
L'inevitabile condanna a morte mediante fucilazione alla schiena, previa degradazione, secondo le raccomandazioni degli alti comandi, la spedizione della domanda di grazia al comando di divisione con l'esplicita previsione che la risposta sarebbe arrivata a fucilazione avvenuta.
Gli immediati preparativi per l'esecuzione con il condannato degradato e legato ad una sedia (una panca nella finzione scenica), il plotone di esecuzione di dodici fanti comandati da un tenente che arrivano marciando: plotone alt, plotone fianco-dest, plotone pied-arm, prima riga in ginocchio, puntat
Ed ecco che arriva trafelato un ufficiale che porta del tutto inaspettata la decisione di grazia del generale comandante, il condannato graziato viene liberato dagli schiavettoni e salta di gioia. La condanna è commutata con l'ordine di inviare il disertore sempre in primissima linea.
E tornando a casa la stranissima impressione di vedere soldati in perfetta divisa della guerra 1915-18, con elmetto, fucile 91 e scarponi chiodati, che marciano fieri per le vie del paese per tornare al luogo di ritrovo e poi andarsi a fare una birretta.
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| L'assalto italiano - foto Fr.I. - l'Arengario |
Ed oggi rappresentazione sopra il passo Rolle, dove per lungo tempo correva il fronte e dove ci furono numerose scaramucce e battaglie per la conquista del passo e delle vette circostanti (il Col Bricon, il Piccolo Col Bricon, la Cavallazza, la Piccola Cavallazza, familiarmente chiamata dente cariato avendo l'aspetto di un molare traforato da numerose gallerie, il Castellaz) mentre le grandi Pale risultavano un po' defilate.
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| Una mitragliatrice austriaca - foto Fr.I. - l'Arengario |
Si trattava di un assalto di assaggio ad una postazione elevata austriaca, condotto soltanto da due plotoni, uno di fanti ed uno di alpini, da due diverse direzioni, allo scopo di saggiare le difese nemiche in previsione di un prossimo attacco in forze. Fatto bene ed abbastanza realistico, con l'intervento da parte italiana di un cannone da montagna 75 BR, fucilate, taglio dei reticolati con cesoie poco efficienti (come nella realtà), lancio di bombe a mano, conquista di una postazione secondaria con relativa mitragliatrice ma successiva ritirata in quanto gli ultimi reticolati erano risultati insuperabili. D'altra parte, come detto, l'attacco era soltanto di assaggio e lo scopo era stato quindi raggiunto!
I colpi erano naturalmente a salve e le bombe facevano soltanto un botto e del fumo. Non sono stati rappresentati morti e feriti per rispetto a quelli veri che certamente c'erano stati in quegli stessi posti.
Franco Isman
(*) Da "La guerra fra rocce e ghiacciai" di Gunther Langes - Athesia
30 luglio 2006