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La Resistenza e Giacomo Matteotti
di Zelindo Giannoni *




Giacomo Matteotti
 

In merito all'iniziativa dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) di Monza, di indire per il 27 ottobre presso la sala Maddalena, nell'ambito delle celebrazioni del 60° della Resistenza, un incontro per ricordare, nell'80° del suo assassinio, la figura di Giacomo Matteotti come martire antifascista ed eroe della democrazia, ci è stato chiesto il perché di questo collegamento.

Indubbiamente, la resistenza armata contro il nazifascismo si è svolta tra l'8 settembre 1943 ed il 25 aprile 1945, ma, l'antifascismo organizzato ha iniziato ad operare molto prima e il 1924, anno dell'assassinio di Matteotti, con il ritirarsi sull'Aventino da parte dei parlamentari di sinistra e democratici e le proteste elevatesi nel Paese, segnò di fatto l'inizio dell'azione antifascista che per anni si sviluppò nella clandestinità sia in Italia che all'estero.

Con l'assassinio di Matteotti eseguito su ordine di Mussolini, il regime fascista di fronte al popolo italiano ha, per la prima volta in modo evidente, gettato la maschera dimostrando la sua brutalità e intolleranza nei confronti degli oppositori.

Intolleranza, odio, violenza, contro ogni voce critica, contro le idee socialiste, contro i sindacati, contro le amministrazioni locali, contro il Parlamento.

Matteotti, con la sua attività ed il suo impegno nel Partito Socialista, nel sindacato, nel comune di Villamarzana del quale era sindaco, nel Parlamento, rappresentava l'essenza dell'articolazione della vita democratica che la dittatura fascista si proponeva di abolire.

Matteotti viene ricordato ed onorato non solo come martire, ma, anche, perché rappresentò un punto di riferimento per gli antifascisti e per le forze democratiche e progressiste: diversi furono i giovani che nel suo nome aderirono al Partito Socialista.

Ho avuto modo di verificare personalmente quanto profondo e diffuso fosse il sentimento popolare nei suoi confronti: da piccolo rovistando per caso in un cassettone del comò nella camera da letto della mia abitazione, trovai una fotografia; mia madre impaurita mi disse “metti via subito quella fotografia che è proibito tenerla in casa”: era la foto di Matteotti che mio padre, di orientamento antifascista, senza essere un militante socialista impegnato, teneva comunque gelosamente nascosta.

Un piccolo fatto, questo da me ricordato, che però evidenzia come l'antifascismo di una ristretta avanguardia che operava nella clandestinità aveva un profondo e largo sostegno popolare che si espresse successivamente con gli scioperi del marzo '43 e '44, con la partecipazione alla Resistenza culminata con il 25 aprile 1945, giornata della liberazione.

Aver collegato le celebrazioni del 60° della Resistenza all'80° dell'assassinio di Giacomo Matteotti rappresenta un riconoscimento ed un grande ringraziamento a chi, pagando con la propria vita, tenendo alto l'ideale sociale, democratico ed antifascista, ha aperto la strada all'epopea della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo.

Per questo nel manifesto che ha pubblicizzato l'iniziativa dell'ANPI di Monza si è giustamente scritto: Giacomo Matteotti – martire antifascista, eroe della democrazia.


* Zelindo Giannoni è vice presidente dell'ANPI di Monza


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  21 ottobre 2004