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GIROVAGANDO PER MOSTRE  
Carte “d'epoca” della Brianza
Una bella mostra alla Galleria Civica di Monza
di Mauro Reali

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brianza

 

Tra la fine del 2001 e l'inizio del 2002 a Palazzo Reale di Milano vi fu una mostra dal titolo Segni e sogni della Terra. Il disegno del mondo dal mito di Atlante alla geografia di reti, che venne puntualmente recensita da me sulle colonne dell'Arengario. Mostra davvero imponente, dall'alto profilo scientifico che si proponeva una specie di storia complessiva della cartografia dall'età antica e medievale fino ai giorni nostri; non mancava però una sezione intitolata intitola La scoperta del territorio vicino, che presentava numerose carte del territorio di Milano e della Lombardia: tra queste, più d'una, si riferiva anche alla “nostra” Brianza, come la splendida Carta della pieve di Agliate di Aragono Aragonio del 1611. Così, quando ho visitato l'esposizione che l'ufficio Eventi espositivi del Comune di Monza ha organizzato con l'associazione “Casimiro Teja” (curatori: Massimo Donati e Francesco Rephisti) e che sarà aperta fino all'11 gennaio 2004 alla Galleria Civica di Monza, mi è parso di continuare l'interessante percorso già intrapreso un paio d'anni fa a Palazzo Reale.

La mostra monzese, intitolata Carte di Brianza. La cartografia dal XVII al XX secolo, è suddivisa in tre sezioni in base ad un criterio cronologico, con profonde implicazioni però di natura tecnica: la prima è relativa alle carte seicentesche e – comunque – del Settecento pre-illuminista; la seconda presenta invece carte più moderne, con una più puntuale applicazione del metodo delle triangolazioni già introdotto nel 1617 dall'olandese Snellius; la terza sezione mostra invece i progressi della cartografia dell'Ottocento e del Novecento dopo l'avvento della fotogrammetria. Il punto di vista tecnico, però, non deve farci perdere di vista le diverse motivazioni con le quali le carte sono state nel tempo redatte: da quelli censuari e catastali, a quelli politici, a quelli pratici e persino automobilistici delle più recenti carte del Touring. Anche se, come dimostra la storia plurimillenaria della volontà dell'uomo di misurare la terra e di rappresentarla in vari modi, la vera finalità di chi compila (e soprattutto dell'autorità politica che fa compilare!) una carta (ma lo stesso vale per dipinti, incisioni ecc. di carattere geografico) è quella di dominare, di controllare, il territorio. Si badi, non solo e non tanto in un'ottica di dominio politico-militare, ma anche di dominio intellettuale, che si estrinseca nella coscienza di muoversi in una realtà spaziale che non è solo da vivere passivamente, ma anche da costruire e modificare in base alle proprie idee; forse esagero, ma penso che talvolta il cartografo pensi di potersi sostituire a Dio quale demiurgo del mondo! E se la “svolta” cartografica, anche dalle nostre parti, avvenne in età Teresiana quando il dispotico quanto illuminato del cancelliere Von Kaunitz volle che la Lombardia, al pari delle altre regioni dell'Impero, avesse una carta moderna, ciò conferma quanto appena detto: le necessità politiche degli Asburgo si erano infatti saldate con il generale slancio enciclopedico, classificatorio, razionalizzatore, dell'uomo dell'età dei Lumi.

Nell'esposizione inaugurata il 15 novembre, alla presenza delle autorità cittadine, si è dunque mostrato come sia possibile vedere tutto ciò da un prospettiva locale, quella delle carte della Brianza, sui cui dettagli ora non entro: alcune, però sono davvero molto belle. Bella è però tutta la mostra e, dunque, bravi sono stati i curatori. Ma ancor più bravi saranno i monzesi se l'andranno a visitare.

Mauro Reali


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  16 novembre 2003