Del grandioso Museo della Città di S. Giulia a Brescia (info: www.asm.brescia.it/musei/) già ho parlato diverso tempo fa sull'Arengario, nell'occasione di una bella mostra su Bizantini, carolingi e croati . Già allora dissi come questo fosse un esempio per chiunque volesse realizzare un museo civico storico ad ampio respiro, cosa che da anni ha in progetto di fare la nostra Monza e che è da un po'in cantiere anche nella mia Milano: speriamo davvero che, in entrambi i casi, i responsabili guardino verso est, lungo l'A4
Ma perché torno a parlare di Santa Giulia? Per due motivi che si intrecciano tra loro. Il primo è che, perché da poco il Museo ha inserito nel suo ricco percorso archeologico le cosiddette Domus dell'Ortaglia, e cioè i resti di lussuose case romane, ornate di magnifici mosaici pavimentali ed affreschi parietali del tutto straordinari per conservazione - nei nostri climi umidi (info: www.domuseortaglia.it). Ma anche perché, fino al 29 giugno, vi è una mostra particolare, dal titolo L'Afrodite ritrovata, nella quale si espongono al pubblico gli esiti dei recenti studi dell'archeologo Paolo Moreno in merito alla statua bronzea della Vittoria alata, divenuta per noi simbolo della Brixia romana. Secondo lui, infatti, la statua sarebbe in realtà un originale greco del III sec. A.C., una splendida Afrodite, successivamente taroccata (avete capito bene!) dai romani di Brescia, che le attaccarono un bel paio di ali (ora temporaneamente smontate).
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Prima, durante e dopo la cura |
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Un'altra Afrodite |
8 maggio 2003