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GIROVAGANDO PER MOSTRE  
Brescia capitale della cultura
Dall'archeologia a Andy Wahrol
di Mauro Reali

Del grandioso Museo della Città di S. Giulia a Brescia (info: www.asm.brescia.it/musei/) già ho parlato diverso tempo fa sull'Arengario, nell'occasione di una bella mostra su Bizantini, carolingi e croati . Già allora dissi come questo fosse un esempio per chiunque volesse realizzare un museo civico storico ad ampio respiro, cosa che – da anni – ha in progetto di fare la nostra Monza e che è da un po'in cantiere anche nella “mia” Milano: speriamo davvero che, in entrambi i casi, i responsabili guardino verso est, lungo l'A4… Ma perché torno a parlare di Santa Giulia? Per due motivi che si intrecciano tra loro. Il primo è che, perché da poco il Museo ha inserito nel suo ricco percorso archeologico le cosiddette “Domus dell'Ortaglia”, e cioè i resti di lussuose case romane, ornate di magnifici mosaici pavimentali ed affreschi parietali del tutto straordinari – per conservazione - nei nostri climi umidi (info: www.domuseortaglia.it). Ma anche perché, fino al 29 giugno, vi è una mostra particolare, dal titolo L'Afrodite ritrovata, nella quale si espongono al pubblico gli esiti dei recenti studi dell'archeologo Paolo Moreno in merito alla statua bronzea della Vittoria alata, divenuta per noi simbolo della Brixia romana. Secondo lui, infatti, la statua sarebbe in realtà un originale greco del III sec. A.C., una splendida Afrodite, successivamente “taroccata” (avete capito bene!) dai romani di Brescia, che le attaccarono un bel paio di ali (ora temporaneamente smontate).

Vittoria alata - Afrodite 1 Vittoria alata - Afrodite 2 Vittoria alata - Afrodite 3
Prima, durante e dopo la cura

un'altra Afrodite
Un'altra Afrodite
Et voilà, la Afrodite-Venere diventò una Vittoria; e la dea greca della bellezza e dell'amore incarnò invece - con tutta la sua plasticità - la vittoriosa potenza di Roma. C'è chi dubita, nel mondo accademico, dell'idea di Moreno, che è però assai suggestiva e merita certo una visita; almeno per controllare di persona prima che le ali vengano – come si è deciso – di nuovo riattaccate.
Ma Brescia, come ha dimostrato anche la recensione alla mostra sull'Impressionismo italiano apparsa su queste colonne, è città culturalmente vivace ed aperta, anche al di fuori dell'archeologia. Infatti, dal 10 aprile al 29 giugno, a Palazzo Martinengo vi è una rassegna dal titolo Andy Wahrol, un mito americano (info: www.bresciamostre.it. Nulla di più moderno, dunque, e lontano da quel mondo romano del quale si parlava in precedenza, del maestro della “Pop Art” americana. Ma la forza della politica culturale è di una città questa, cioè saper unire la valorizzazione del proprio passato con l'apertura al nuovo e al “lontano”. E questo ultimo aspetto (cioè l'apertura al nuovo e al “lontano”), è tradizionalmente un po'estraneo, purtroppo, alla cultura della nostra Monza. Ancora una volta, dunque, guardare verso est (lungo l'A4, traffico permettendo…), potrebbe essere un fatto positivo per tutti.

Mauro Reali


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  8 maggio 2003