prima pagina pagina precedente scarica il testo



GIROVAGANDO PER MOSTRE  
La Lombardia tra Austriaci e Francesi
Una mostra ai “Musei di Porta Romana” di Milano
di Mauro Reali

Antonio Perego - L'Accademia dei Pugni - 1776
Antonio Perego - L'Accademia dei Pugni - 1776
Tra Settecento e Ottocento la “nostra” Lombardia – e Milano in particolare - fu senz'altro l'avanguardia italiana della “modernità”, e questa lunga fase storica (1706-1848) è ora oggetto della mostra appunto intitolata Il laboratorio della modernità. Milano tra Austriaci e Francesi, ai Musei di Porta Romana (via Sabotino 26, Milano, fino al 25 maggio; info: www.provincia.milano.it). Il fatto che il termine “Mondo Nuovo” sia appena stato usato anche per indicare sotto il profilo sociale, economico, culturale la Milano tra Ottocento e Novecento, oggetto di una bella mostra a Palazzo Reale (già recensita sull'Arengario), prolunga dunque anche in epoca successiva il concetto di “moderno”. Insomma, dopo la liberazione dal giogo spagnolo seicentesco (quello descritto dal Manzoni ne I Promessi Sposi), la Lombardia – austriaca, francese, ancora austriaca e finalmente italiana – è stata sempre un po' più avanti rispetto al resto d'Italia; dire fino a quando ciò sia durato (al boom industriale del Secondo Dopoguerra? a Tangentopoli?) o se ciò ancora duri è davvero arduo, e dipende dal “punto di vista” dal quale si guarda la questione: meglio, dunque, tornare alla recensione della mostra in corso. Mostra che offre al pubblico numerosi oggetti tra stampe, mappe (belle quelle del Catasto teresiano relative al territorio di Agliate), libri, documenti, attrezzi da lavoro, quadri. E cito, a proposito di quadri, anzitutto il celebre dipinto del 1766 nel quale Antonio Perego raffigurò l'Accademia dei Pugni (i fratelli Verri, il Beccaria e il loro entourage: è un quadro pittoricamente non eccezionale, ma è a me carissimo in quanto emblema della Milano illuminista); poi un bel ritratto di Napoleone di Andrea Appiani, un'affollata Corsia dei Servi dipinta da Giuseppe Canella (1834) e il dolce Naviglio di Porta Romana raffigurato da Giovanni Battista Dell'Acqua (1835).

G.B. Dell'Acqua - 1835 - Veduta del Naviglio di Porta Romana con l'Ospedale Maggiore
G.B. Dell'Acqua - 1835
Veduta del Naviglio di Porta Romana con l'Ospedale Maggiore
Questo eterogeneo materiale è suddiviso in tante sezioni tematiche, precedute da un' introduzione di tipo cronologico, più che mai necessaria (anche se, come vedremo, insufficiente) visto che il periodo è lungo e ha visto eventi tra loro assai diversi, dal lungo regno di Maria Teresa d'Austria (1740-1780), alle campagne napoleoniche culminate nel Regno d'Italia (1805-1814), alla Restaurazione del 1815, alle Cinque Giornate del 1848. Oltre che lungo e storicamente vario, il periodo ha visto anche – e non è poco – il passaggio dalla cultura rococò a quella illuminista e neoclassica, fino al sorgere del Romanticismo; ma di questi “passaggi”, in realtà, poco si comprende nell'ambito di sezioni espositive come Le campagne, Le trasformazioni della città, Assistenza e beneficenza…ecc. Ciò che intendo dire è che affiancare un “pezzo” (artistico o documentario) del primo Settecento ad un altro di metà Ottocento senza rimarcare adeguatamente la diversità dell'epoca può creare nel visitatore un po' di confusione, e – soprattutto – sviarlo dalla comprensione di cosa sia davvero la “modernità”, che è a mio avviso qui un po' troppo dilazionata nel tempo. La “modernità” ha infatti assunto, nel Settecento e nell'Ottocento, facce molto diverse e valeva la pena di sottolinearle maggiormente. Sarò ripetitivo, ma 150 anni (quelli presi in esame dalla mostra) sono anche quelli che ci separano oggi - più o meno - dalle Cinque Giornate del 1848; sì, ma con due Guerre Mondiali di mezzo e altra “roba da poco” (Colonialismo, Fascismo, nascita della Repubblica, “anni di piombo”…). Una sezione su Le Campagne, se mettessimo in virtualmente in mostra questo periodo, vedrebbe insieme dipinti “campestri” dell'Ottocento lombardo (di Emilio Gola o di Eugenio Gignous), le pecore e le mucche di Giovanni Segantini e le foto degli allevatori che protestano per le “quote latte”; una sulla Assistenza e beneficenza accomunerebbe l'Asilo Mariuccia, Fratel Ettore ed Emergency di Gino Strada. Un po' di cronologia, insomma, non guasta mai; solo così la “storia sociale”, oggi giustamente in auge, resta davvero storia e non rischia di trasformarsi in un'esile catena di “quadretti” di costume.

Mauro Reali


in su pagina precedente

  5 aprile 2003