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GIROVAGANDO PER MOSTRE  
Segni e sogni della terra
Carte geografiche in mostra al Palazzo Reale di Milano
di Mauro Reali

simbolo

In questi giorni, quando in luoghi lontani – forse più ideologicamente, culturalmente che non chilometricamente – si combatte la cosiddetta guerra al terrorismo internazionale, ci rendiamo tutti conto di quanto poco, poco davvero, sia conosciuta la geografia della Terra, intesa nel senso più stretto. Nel senso che, più o meno, tutti noi riconosciamo le “distanze” ideologiche, culturali, religiose (e qualcuno – artatamente – le enfatizza pure…) che ci separano – ad esempio – dall'Afganistan, ma pochi di noi (e ci inserisco pure il numero di esperti “più o meno esperti” di politica internazionale che affolla le nostre televisioni…), saprebbero – a colpo sicuro – trovare l'Afganistan sul mappamondo, e collocarlo con sicurezza rispetto all'Italia. Eppure, quando oggi si parla di cultura “occidentale” (qualcuno anche a vanvera…), o di conflitto nel Medio Oriente, si capisce come le collocazioni geografiche rispetto a qualcosa siano tanto rilevanti da avere assunto una valenza ideologica assai più ampia, talora addirittura rovesciata: insomma, l'orientalissimo Giappone non rappresenta (dal punto di vista economico, di collocazione nello scacchiere politico…) un baluardo dei valori dell'Occidente? Ma abbandono il discorso, che rischia di farsi capzioso e noioso.
A chi voglia approfondire queste problematiche suggerisco però una visita alla mostra Segni e sogni della Terra. Il disegno del mondo dal mito di Atlante alla geografia di reti (Palazzo Reale, Milano, fino al 6 gennaio 2002), sponsorizzata dall'Istituto Geografico De Agostini di Novara, che – nella sua centenaria attività – ha acquisito in questo campo incredibili benemerenze: chi, da studente, non ha infatti avuto almeno un atlante De Agostini? Sono esposte, suddivise in 8 sezioni, rappresentazioni cartografiche della terra insieme con altri oggetti o strumenti che siano legati all'attività di studio e ricerca che precede e consente la loro realizzazione. Si passa dalle talora fantasiose rappresentazioni della terra del mondo antico e medievale (sezioni 1 e 2), alle esperienze successive di utilizzo della cartografia come “pro-memoria” del potere (sezione 3) o come concretizzazione delle scoperte geografiche (sezione 4); nella sezione 6 si espongono poi straordinari strumenti di precisione per “misurare la terra”, e nella sezione 7 si illustrano le evoluzioni della disciplina attraverso le rilevazioni aeree e spaziali, evoluzioni che continuano nella futuribile sezione 8 sul “cyberspazio”. E, direte voi, la sezione 5? L'ho tenuta per ultima perché si intitola La scoperta del territorio vicino e ci interessa davvero più da vicino. Essa presenta infatti numerose carte che rappresentano il territorio di Milano e della Lombardia e tra queste, più d'una, si riferisce anche alla “nostra” Brianza, come la splendida Carta della pieve di Agliate di Aragono Aragonio del 1611. Brianza o meno, insomma, chi visiterà questa mostra si renderà conto che misurare e rappresentare il mondo – vicino e lontano – è sempre stata un'esigenza e una necessità dell'uomo; e si renderà purtroppo conto – osservando l'interezza dell'esposizione – che spesso i motivi della realizzazione di carte dettagliate erano di natura militare: studiare la terra per fare la guerra, insomma! D'altronde – oggi come oggi – le maggiori attività cartografiche ufficiali in Italia sono ancora in mano all'Istituto Geografico Militare di Firenze. Torno quindi, pur senza volerlo, al tema iniziale della guerra…: di questi tempi sembra difficile distaccarsene!

Mauro Reali


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  26 ottobre 2001