Il 20 novembre 1957, negli ultimi anni del pontificato di Pio XII, dalle colonne del giornale di cui era direttore, "il Resto del Carlino", Giovanni Spadolini lanciava una richiesta fra seria e paradossale, provocatoria ma meditata, quella di santificare il XX settembre.
Con la precisa motivazione che l' ingresso dei bersaglieri di Cadorna a Roma aveva sollevato la Chiesa dal fardello del potere temporale, l'aveva liberata da tutti gli impacci e i gravami del temporalismo, alleato con la logica inesorabile del «trono e altare»: quasi in omaggio a un disegno provvidenziale, presupposto necessario del nuovo incontro fra la Chiesa e i popoli, della nuova unica Santa Alleanza possibile nel mondo moderno, "l'alleanza del pontificato con la democrazia" Per rendere più efficace questa proposta, Spadolini ricorreva ad un ipotetico colloquio con un vescovo toscano, un'immagine simbolica, che corrispondeva comunque all'aspirazione, profondamente diffusa anche in un ala del clero, a non rialzare gli storici steccati tra guelfi e ghibellini.
«Come sarebbe stato possibile - scriveva Spadolini - il rinnovato universalismo cattolico tra la fine dell'ottocento e il primo cinquantennio del novecento senza la liberazione del magistero ecclesiastico dalle cure dagli affanni e dalle miserie della potestà politica e territoriale? Come sarebbe stata possibile l'iniziativa sociale della Chiesa, come sarebbe stata possibile la grande parola della Rerum novarum senza la rottura assoluta e totale fra la logica della Chiesa e la logica degli Stati? Come sarebbe stata possibile la stessa sopravvivenza dell'autorità politica e diplomatica del Vaticano nel mare tempestoso delle dittature e delle rivoluzioni moderne senza la riconsacrazione di un ministero spirituale e sacerdotale agli occhi dei cattolici di tutto il mondo?».
Non è senza significato che la scomunica del Risorgimento sia stata ritirata non molto tempo dopo, negli anni del pontificato di Giovanni XXIII, gli anni di maggiore apertura della Chiesa alla società civile. E chi se non un cardinale che si chiamava Giovanni Battista Montini, quasi alla vigilia del suo avvento al pontificato, parlò di Roma italiana come di una «realtà storica concreta e grande»? «Nessuna altra città fuori di Roma» sono ancora parole del cardinale Montini «poteva dare alla nazione italiana la pienezza della sua dignità statuale. Così fu, così è.»
La grande svolta del Concilio Vaticano Secondo aveva influenzato il mondo cattolico non meno di quanto vent'anni di lotta politica, anche aspra, avevano trasformato rispetto alle origini, partiti e movimenti di idee, estranei ai filoni risorgimentali.
Ma quale era stato il vero atteggiamento di Pio IX di fronte al consumarsi di quello che la propaganda cattolica di fine 1800 aveva chiamato il "delitto sabaudo"?
Si trattava veramente di una posizione di resistenza legittimistica e romantica o non piuttosto di un consapevole adeguamento alla realtà e all'esigenza di un mondo nuovo? E se questa era la conclusione, quale senso avevano le reiterate e ritornanti proteste del mondo cattolico di fronte al 20 settembre?
Alla pari del Sillabo in cui si condannavano come «funestissimi errori» i valori civili e politici della civiltà moderna, il dogma dell'infallibilità pontificale, in materia di fede, stabilita a chiusura del Concilio Vaticano Primo, doveva sancire la solitudine del Papa, la sua netta e totale separazione dalle cose del mondo, il suo rifiuto intransigente e sdegnoso del corso della civiltà laica e liberale: quasi in una suprema volontà di contrapporre la forza dei principi, e dei principi assoluti, alle esigenze e alle convenienze del compromesso diplomatico, del compromesso immanente alla ragione di stato.
«La realtà del Concilio Vaticano Primo», era il giudizio di Spadolini in una sua biografia su Pio IX, «conferma quella che è la caratteristica fondamentale e dominante dell'ultimo periodo del pontificato di Pio IX: la scissione della Chiesa dal mondo, in vista di contrapporre 1' assolutezza della fede, alle sconfitte della storia. Non a caso l'affermazione dell'infallibilità pontificale è contemporanea alla crisi definitiva del potere temporale».
Con il ritiro dell'ultimo contingente francese nell'agosto 1870 la Roma papale, quella Roma ondeggiante ancora fra la capitale del mondo e il capoluogo del rustico Lazio, troppo grande, e troppo piccola per andare bene coi tempi, visse un ultimo periodo di splendore, singolarmente abbellito da un fascino malinconico di un'epoca che si chiudeva.
«Nella mente di Pio IX», scriveva ancora Spadolini «la preoccupazione religiosa prevaleva di gran lunga sulle considerazioni diplomatiche, e il suo scopo fondamentale sarà sempre quello di salvaguardare 1'integrità del magistero pontificio dalle insidie e dalle minacce delle correnti revisioniste ereticali e liberaleggianti che si erano diffuse in Europa dal 1830 in avanti».
Le istruzioni che il Pontefice impartì al generale Kanzler, comandante delle truppe pontificie, l'undici settembre riassumono tutto il suo animo: «In quanto alla durata della difesa sono in dovere di ordinare che questa debba unicamente consistere in una proposta, cioè di aprire le trattative per la pace ai primi colpi di cannone. In un momento in cui l'Europa intera deplora le vittime numerosissime, conseguenza di una guerra fra due grandi nazioni, Francia e Prussia, non si dica mai che il Vicario di Cristo abbia ad accondiscendere a qualunque spargimento di sangue».
La bandiera bianca che alle dieci del 20 settembre si alzò sulla cupola di San Pietro stava a significare che un nuovo ciclo della vita della Chiesa si apriva, che il compito della cattedra pontificia non era più quello di intervenire nei conflitti fra gli stati, ma di superare il concetto stesso della lotta in una missione spirituale che non aveva bisogno né di armi né di frontiere, che ripugnava dalle prime e rifuggiva dalle seconde. La Chiesa abbandonati ormai i troni alla loro sorte, si riavvicinava ai popoli: a quei popoli che ne avevano rappresentato la vera grandezza già nei secoli del Medioevo. La Rerum novarum è la conseguenza diretta di una nuova missione sociale. La nuova figura del Papa, del Papa non più sovrano territoriale, è quella descritta dall'ambasciatore austriaco, in una lettera dell'otto ottobre 1870: un Pio IX che distrae la sua malinconia percorrendo a piccolo trotto nella sua berlina i giardini vaticani fasciati di solitudine, ai miti soli dell'autunno romano. È l' immagine ascetica che i popoli cristiani torneranno ad amare, oltre tutti i confini di razza e di nazionalità.