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Binario 7 e libri da ardere
di Franco Isman
Binario 7, il teatro inaugurato lo scorso anno in quello che ci si ostina a chiamare Urban Center, cioè il centro polifunzionale ricavato dal Comune nel palazzo della ex Gioventù Italiana del Littorio, con un ammirevole restauro, inaugura domenica la sua seconda stagione teatrale. Ed ora il teatro è davvero bello e funzionale, con la nuova sistemazione esterna con aiuole e zampilli illuminati, con il nuovo caffè letterario sulla terrazza e, soprattutto, con l'accesso pedonale attraverso il sottopasso della stazione prolungato fino a piazza Castello ed un'abbondanza di parcheggi gratuiti e a pagamento. Si tratta della rassegna teatrale Teatro + Tempo Presente fortemente voluta dall'amministrazione comunale, che aveva avuto inizio nella stagione 2003-2004 al Teatro Villoresi con la direzione artistica di Corrado Accordino. Molti gli spettacoli di rilievo e gli attori di forte spessore che ci sono stati presentati gli scorsi anni: si va da Moni Ovadia a Paolo Rossi, a Marco Paolini; da Elio De Capitani a Enzo Iannacci, a Bebo Storti; da Ottavia Piccolo a Maddalena Crippa, a Cristina Crippa, e ne abbiamo certamente dimenticati parecchi.
Quest'anno si parte con uno spettacolo originale ed interessante, presentato la prima volta proprio a Monza come lettura scenica nel 2004, in occasione del quarantesimo anniversario della sede della Biblioteca Civica: si tratta di Libri da ardere per la regia di Cristina Crippa con Elio De Capitani, reduce dall'impegnativa interpretazione di Silvio Berlusconi nel film Il Caimano, Corrado Accordino ed Elena Russo Arman che, oltre che brava, è anche carina, il che non guasta. Da notare lo strano scambio delle parti nel sodalizio Cristina Crippa - Elio De Capitani: eravamo abituati a vedere Elio regista e Cristina attrice, ma oggi si cambia. Il testo è di Amélie Nothomb, tradotto da Alessandro Grilli, per la trama riportiamo quanto viene detto nella presentazione dello spettacolo: Una città, forse di un paese dell'est europeo, in un gelido inverno di guerra è stretta nella morsa finale di un assedio. Un tempo ha avuto una rinomata università e una brillante vita culturale, ormai è semidistrutta dai bombardamenti e ridotta alla fame. Ancora in piedi, la casa di un illustre professore di letteratura ospita, oltre al padrone di casa, Daniel, il suo assistente, e una giovane allieva, amante di turno di Daniel. La situazione d'emergenza altera brutalmente questo microcosmo: a poco a poco i normali punti di riferimento, non solo le convenzioni formali, ma anche quelle più solide su cui si basava l'esistenza precedente crollano, travolti dal puro desiderio di sopravvivenza, che inverte e modifica ogni rapporto, intellettuale, affettivo, di potere, e stravolge il senso intimo di ogni gesto, di ogni abitudine. Il freddo domina la scena, con la sua capacità di paralizzare, di annullare ogni desiderio che non sia legato ad un pur minimo innalzamento della propria temperatura corporea. È Marina, fragile sotto l'apparente spregiudicatezza, a soffrirne di più, e a proporre per prima l'utilizzo della fornita biblioteca del professore come combustibile. All'inizio si tratta quasi di un gioco un po' intellettuale, un complicato distinguo tra buona e cattiva letteratura. Ma alla fine, giunti all'ultimo romanzo sopravvissuto, non sono più le qualità letterarie ad avere importanza. E il libro rivela tutta la sua valenza simbolica, rappresenta ciò che più identifichiamo con l'umano: il linguaggio, la comunicazione, la capacità di raccontare e ricordare, la voglia di sognare e immaginare insieme ad altri esseri umani. E allora, dopo l'ultima fiammata, non resta che la grande piazza coperta di neve e bersagliata dalle bombe, per aspettare la morte. Da non perdere. Franco Isman
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