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Il coraggio di Enzo Jannacci
di Franco Isman


Enzo Jannacci

la copertina dell'ultimo disco


Ieri sera al Binario 7, il bellissimo teatro restaurato della ex-Gil, per la stagione di Teatro + tempo presente, dopo la brava Lola-Cristina Crippa, c'è stato Enzo Jannacci: vengo anch'io, ed io ci sono andato, e sono triste ma contento di esserci potuto andare.
Enzo Jannacci è gravemente ammalato, e si vede, e lui ha il coraggio di scherzarci sopra: “con un polmone in meno si fa fatica e mettere e togliere la giacca", e faceva fatica davvero, ma si pensava a uno scherzo. E alla fine dello spettacolo, quando aveva voluto concedere un bis, nonostante fosse stravolto dalla stanchezza ha detto: “ma come si fa a non cantare “Ho vist un re…” per un pubblico così, che ha aspettato che guarissi per venirmi a sentire, e magari invece morivo, e poi la mia mamma aveva abitato a Monza, in via Zucchi, c'è ancora via Zucchi?”

Un bella “band” per l'accompagnamento, bravi tutti, ma c'era una tromba eccezionale, Daniele Moretto, e lo si è visto quando ha sottolineato magistralmente i diversi passaggi di “Ma mì, ma mì, ma mì, quaranta dì…” ed il figlio di Enzo Jannacci Paolo commovente: bello, bravo, simpatico, che sosteneva il vecchio padre in ogni modo possibile, e pianista strepitoso, oltre a suonare la fisarmonica e la chitarra.

Alcuni monologhi surreali e svagati, volutamente, certo, ma forse non del tutto. Molto sottovoce, si faceva fatica a capire tutto, e qualche volta si indovinava: i cavalli, lo stalliere, la villa, Arcore, la mafia… e il pubblico rideva e apprezzava, qualche volta applaudiva a scena aperta, si vede che a teatro va il popolo della sinistra. Anche Bossi ha avuto la sua parte, e Ciampi non reggeva il confronto con il grande vecchio Pertini.

Ma la parte migliore sono state certamente le canzoni, alcune relativamente recenti ma soprattutto quelle classiche, cantate sempre molto bene ma anche con grande partecipazione ed energia: da “la Balila”, con l'Armando che vola fuori, ma la versione non era quella canonica che a me piaceva di più, a “El portava i scarp de tenis”, a “Faceva il palo nella banda de l'Ortica…” per finire con “Per un basin, mi su no ma quella sera…”. C'era uno schermo con la traduzione in italiano, ma avrei preferiti averla nel teatro di De Filippo, e la traduzione italiana purgava qualche espressione lombarda un po' cruda…

Franco Isman


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  11 dicembre 2005