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Morte accidentale di un anarchico
Continua al Villoresi la brillante stagione teatrale
di Franco Isman


Morte accidentale di un anarchico


Venerdì e sabato due rappresentazioni della brillante commedia di Fo, scritta a caldo poco dopo la tragica morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli “volato” da una finestra della Questura durante un interrogatorio nell'ambito dell'inchiesta sulla bomba di piazza Fontana, il 15 dicembre del 1969. Una commedia-tragedia che nulla ha perso, purtroppo, della sua attualità, anzi, considerato che, a 35 anni dalla strage, siamo in attesa della sentenza definitiva della corte di Assise di appello di Milano nei confronti dei golpisti di Ordine Nuovo Zorzi, Maggi e Rognoni, dopo gli innumerevoli processi che sono passati dagli ergastoli a Freda, Ventura e Giannettini del processo di Catanzaro (Milano era “sospetta”), agli annullamenti della Cassazione, alle assoluzioni della Corte di Assise di appello di Bari. E Freda e Ventura non sono più processabile neppure ora che le loro responsabilità appaiono definitivamente accertate dagli ultimi processi.

Splendida la scenografia di Carlo Sala, divertenti i costumi con appariscenti imbottiture, un po' troppo pesante il trucco caricaturale di alcuni attori, brillante la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani del teatro dell'Elfo. Bravissimo il primo attore Eugenio Allegri nella parte del mattatore mitomane che Dario Fo aveva scritto per sé stesso, con il grave handicap che non si poteva fare a meno di ricordare, o immaginare, Dario Fo nella stessa parte, con la sua espressività difficilmente eguagliabile.
Comunque davvero bravo nella girandola di ragionamenti assurdi del “matto”, che fingeva di essere un magistrato inviato dal Consiglio Superiore (oltre ad altri numerosi personaggi) e che, guarda che matto, metteva in evidenza tutte le incongruenze e le assurdità delle versioni ufficiali sulla morte di Pinelli, succedutesi nel tempo.
Splendido il “duetto” con il questore, a suo tempo direttore del confino di Ventotene, con il finto braccio finto che di tempo in tempo scattava nel saluto romano, con evidente richiamo al dottor Stranamore del celebre film di Kubrik (del 1964). Finché il “matto” arrivava a convincere i “savi” alle azioni più incredibili, fino al travolgente finale del primo tempo con tutti, finto magistrato, questore, commissario ed agente, schierati sul proscenio che cantano a voce spiegata (e bene) “Addio Lugano bella”.

Nel secondo tempo, forse un po' meno scoppiettante del primo, compare la brava Mercedes Martini nella parte di una giornalista, probabilmente a suo tempo interpretata da Franca Rame, con divertenti imbottiture che la trasformano in maggiorata, pur non nascondendo le interessanti doti naturali. Per il finale i registi hanno ripescato quello originariamente scritto da Fo che era stato poi modificato nel tempo.

Soddisfazione e applausi da parte del pubblico, pubblico da grandi occasioni, la sala era completamente piena, con numerose chiamate degli attori.
Uno spettacolo bello e interessante, parte di un programma veramente notevole “Teatro + Tempo presente” voluto dall'amministrazione comunale, di cui citiamo soltanto i primi due “Il signor Rossi e la Costituzione” di Paolo Rossi e “Platero y yo” con Moni Ovadia e Emanuele Segre alla chitarra. Il 21 febbraio “Nome di battaglia Lia” di Renato Sarti, basato su una serie di testimonianze che mette in evidenza l'antifascismo, il quartiere di Niguarda a Milano e le donne dei suoi cortili; poi “Roccu u' stortu” il 6 marzo e “L'età dell'oro” il 13 marzo. E poi speriamo in un programma altrettanto valido per il prossimo anno con un successo di pubblico ancor superiore.

Franco Isman

Il programma dei prossimi spettacoli


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  10 febbraio 2004