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Platero y Yo
Moni Ovadia con Emanuele Segre al Villoresi
di Anne-Marie Turcotte


Emanuele Segre e Moni Ovadia

 foto di Marco Zanirato


Spettacolo emozionante giovedì 20 novembre scorso al Teatro Villoresi per la rassegna “Teatro+Tempo presente”, curata da Corrado Accordino e Elio De Capitani.
Era di scena "Platero y Yo", poema in prosa dello scrittore spagnolo Juan Ramón Jiménez (Premio Nobel per la letteratura nel 1956), musicato dal compositore italiano Mario Castelnuovo-Tedesco; la rappresentazione ha visto impegnati l'intensa voce recitante di Moni Ovadia e lo straordinario chitarrista Emanuele Segre, riconosciuto internazionalmente come uno degli esponenti più rappresentativi del concertismo italiano.

Castelnuovo-Tedesco scelse 28 dei 138 quadri del poema di Jiménez, ordinandoli in quattro volumi di sette brani ciascuno, e creando una delle opere più originali della letteratura chitarristica: un melologo in cui la musica non ha una semplice funzione descrittiva, ma concorre a creare un altro linguaggio poetico e quindi un altro livello di ascolto.
Il compositore stesso riconosceva come per alcuni brani il testo musicale fosse autosufficiente, e ne autorizzava l'esecuzione anche per chitarra sola, consigliando però di inserire il riassunto del testo poetico nelle note di sala.
Ma questo vale per singoli pezzi; il lavoro nel suo insieme è pensato per la narrazione.

Dei 28 episodi in partitura, i due prestigiosi interpreti hanno ulterioremente selezionato i più significativi, facendoli precedere dalla traduzione italiana.
In apertura, la lettura di uno dei brani poetici non musicati; in chiusura, un brano estraneo alla raccolta ma perfettamente in tema, la trascrizione di Castelnuovo-Tedesco della “Pavane pour une infante défunte” di Ravel, con il quale stilisticamente ci si è allontanati per un attimo dalle radici prettamente andaluse della raccolta. Radici riscontrabili anche nella parte recitata, che comprende brevi inserzioni cantate la cui melodia, di chiara ispirazione araba, ci riporta a quel mondo mediterraneo in cui è nata e si è radicata la tradizione del canto popolare.

Lo splendido melologo "Platero y yo" nasce quindi all'interno di una cultura definita, e segna l'incontro di due grandi mondi: quello della poesia pura di Jiménez, e quello della musica pura di Castelnuovo-Tedesco.
Caratteristica comune ai due è un certo tipo di 'sentire' estetico, che li portò, ognuno per proprio conto, verso la ricerca della massima semplicità di stile.
Castelnuovo -Tedesco credeva nella rigenerazione naturale del linguaggio musicale; gli sporadici procedimenti dodecafonici che qua e là fanno capolino nella sua opera sono da considerarsi esperimenti occasionali. Il suo stile compositivo non si avvicina ai suoi contemporanei, e spesso riecheggia di elementi popolari o romantici.
Pure di derivazione romantica, bécqueriana, è per Jiménez la ricerca estenuante dell'essenzialità, che contribuì non poco al suo naturale allontanamento dal gruppo dei modernisti, in una deriva che non fu estranea ad accenti di aspra polemica.

All'interno di questa doppia ricerca di semplicità si colloca Platero y Yo, descrizione ed elogio dell'amicizia antica tra l'animale e l'uomo.

La narrazione procede spedita nella fluida interpretazione di Ovadia e di Segre.
Inizialmente ci sentiamo liberi di ripercorrere col pensiero i momenti più felici e conosciuti della letteratura romantica, che istintivamente riconosciamo come la più vicina a Jiménez, e da cui discende buona parte della sua stessa poesia nella sua componente naturalistica e introspettiva.
Ma successivamente siamo catalizzati dalla simpatia che ci ispira Platero, con la sua presenza quasi interlocutoria.

L'interesse dello spettacolo così come è stato presentato al Villoresi, risiede nel taglio di realismo e attualità voluto da Moni Ovadia. "Tra i crimini di cui si può macchiare l'essere umano uno dei peggiori è quello del maltrattamento degli animali": così ha esordito l'attore nella breve presentazione, che ha preso in considerazione le ragioni per cui l'uomo deve continuare a considerare l'animale un compagno di vita. Non ultimo il fatto che alcuni animali sono, o sono stati, suoi compagni di lavoro.

Come non condividere la tenerezza di un animale che, mangiando, alza la testa soltanto per guardare il padrone, o la disapprovazione nei confronti dei bambini che a Carnevale addobbano Platero come un giocattolo, o, infine, l'emozione al vedere sulla tomba di Platero il volo aggraziato di una farfalla, quasi portatrice di un messaggio di serenità?

Sono tutti momenti suggellati da un grande lirismo, caratteristica che ha contribuito a fare di quest'opera una delle più tradotte al mondo.
L'interpretazione di Moni Ovadia e Emanuele Segre ne ha ricordato l'importanza.

Successo vivissimo e due bis.

Anne-Marie Turcotte

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  25 novembre 2003