La Libera Accademia del Parnaso al Teatro Villoresi
per il giorno della Memoria
di Antonio Zucchetti
Elio e Francesca Veltre in un dialogo
Dopo le testimonianze dei sopravvissuti ai campi di sterminio, proiettate per i cittadini di Monza nel pomeriggio di domenica, e replicate per le scuole il giorno successivo, non sarà facile dimenticare quanto visto e ascoltato al Teatro Villoresi la sera del 27 gennaio scorso.
Molti monzesi partecipi e commossi hanno scelto di celebrare il "loro" giorno della memoria in ricordo dello sterminio del popolo ebraico e di tutti i deportati nei campi nazisti, unitamente ad alcune associazioni civili e culturali e alle grandi organizzazioni sindacali, con il patrocinio della amministrazione comunale rappresentata dal sindaco e dall'assessore Tito Baldo Onorati.
Il programma della Libera Accademia del Pamaso, sezione letteraria del Centro Culturale Ricerca, diretta da Elio Veltre, ha visto la presentazione di un concerto di poesia, all'insegna dell'umanesimo, della multietnicità, e del dialogo inter religioso. L'esatto contrario del razzismo, del terrorismo, delle guerre e dei conflitti, che hanno stravolto e ancora macchiano la storia dell'uomo.
Le voci narranti di Francesca e di Elio Veltre hanno disegnato sulla scena personaggi esemplari, da Madre Teresa di Calcutta al colombiano Gabriel Garcia Márquez, al cileno Páblo Neruda, allo spagnolo Leon Felipe, all'ungherese Miklos Radnoti, e al curdo Nazim Hikmet, gli ultimi due, poeti e vittime della persecuzione nazifascista.
La narrazione, accompagnata da un quintetto di musica etnica, era intervallata dalla suggestiva musica di Haydn, splendidamente interpretata da quattro giovani musicisti. Né poteva mancare la voce di un italiano, di un monzese doc, Vittorio Bellini che con l'arte è andato per così dire a "braccetto" per tutta la vita.
Non mi fa velo l'amicizia nell'osservare che i suoi tre dialoghi ispirati al giorno della memoria, dalla radice culturale leopardiana, dalla prosa poetica limpida e moderna, accompagnati dal suono magico dell'arpa, hanno colpito gli spettatori per la drammaticità degli eventi, e il pudore sommesso dei sentimenti.
Ricorderemo a lungo la delicata metafora del fiore e della farfalla, le riflessioni accorate della pietra e del muro, i ricordi dolenti nel dialogo del figlio e del padre.
Se la Poesia non è che memoria, ricordi che si materializzano nei versi, rendendoli etemi ed universali, allora è suo compito vigilare sulle distrazioni e distorsioni della storia, destinate a manifestarsi con la scomparsa dei testimoni, specie in un contesto sociale non rispettoso dei pił alti valori morali.
Se tutto questo è vero, il concerto di poesia del 27 gennaio è un'altra piccola pietra saldamente ancorata al suo muro, un muro che non separa ma affratella, un muro che non si sgretola, il muro portante dell'edificio della nostra memoria.