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Milano da morire
di Giuseppe Pizzi
Sono assolutamente serena e tranquilla". E' indagata per abuso d'ufficio, la Guardia di Finanza le perquisisce l'ufficio, le rovescia i cassetti sulla scrivania, si fa consegnare le chiavi dell'archivio e le password dei PC, e lei, la Moratti, serena e tranquilla. Letizia di nome e di fatto. Ma non solo lei, tutti i politici, per gravi che siano i reati di cui sono sospettati, non si inquietano mai, e sempre manifestano la più ampia fiducia nell'operato della magistratura. Un comune cittadino, se solo gli viene recapitato un verbale dei vigili urbani o una raccomandata dell'ufficio delle entrate, subito gli prende il panico e prima ancora di aprire la busta si arrovella su cosa possa aver mai fatto di sbagliato. Lo stesso cittadino, basta dargli un pubblico incarico che il timore di operare men che bene gli passa subito e, qualunque cosa gli capiti addosso, ostenta serenità e fiducia. Salvo poi gridare al complotto e alla congiura, accusare gli inquirenti di inimicizia e di persecuzione politica, e perfino ricusare il giudice, quando le cose si complicano e i risultati dell'indagine portano all'incriminazione e al processo. Torniamo alla Moratti. In un libro inchiesta uscito in maggio, dal titolo "Milano da morire", gli autori Luigi Offeddu e Ferruccio Sansa denunciano l'assunzione al Comune di Milano, poco dopo l'insediamento della Moratti, di 63 persone esterne all'amministrazione, di cui 49 a qualifica dirigenziale. Offeddu e Sansa, mossi da quella curiosità che è prerogativa del mestiere di giornalista, vogliono sapere chi siano e da dove vengano i valorosi professionisti che la Moratti, celebrata per la sua esperienza e il suo piglio di donna d'impresa, chiama attorno a sé per amministrare la città più ricca e operosa d'Italia. Scoprono che per lo più si tratta di amici, di raccomandati, di candidati trombati da sistemare. C'è il leghista Aldo Fumagalli, che per ironia della sorte ha dovuto dimettersi da sindaco di Varese per violazione della legge Bossi-Fini, assunto come dirigente nell'assessorato all'Istruzione (108.000 euro annui), c'è Riccardo Albertini, un ex vigile urbano, sindacalista e candidato sconfitto di Forza Italia, promosso direttore centrale per le Politiche del Lavoro e dell'Occupazione (203.000 euro), c'è Antonio Cecconi, che fra le sue referenze cita quella di capo delegazione della squadra nazionale studentesca di orienteering, uno sport campestre popolare in Scandinavia, nominato dirigente responsabile della Direzione centrale Sport e Tempo libero (203.000 euro). Interessante anche il caso di Marianna Faraci, che nel suo curriculum confessa di essere stata scout, volontaria, stagista e attivista elettorale nel Comitato Letizia Moratti per Milano, titoli a quanto pare sufficienti per diventare dirigente responsabile del servizio Pianificazione e Programmazione dei servizi nell'ambito della Direzione centrale Famiglia (108.000 euro, che per un incarico così articolato parrebbero finanche pochi). Ma è salendo di livello che incontriamo il caso più clamoroso, quello di Carmela Madaffari, dirigente responsabile della Direzione centrale Famiglia, Scuola e Politiche sociali (217.00 euro). Già presidente dell'Azione cattolica in una diocesi calabrese, già sindaco del Comune di Santa Cristina d'Aspromonte, già candidata Udc al Senato della Repubblica (non eletta), non si può negare che la Madaffari abbia ricoperto importanti incarichi dirigenziali per il cui espletamento occorrono spiccatissime doti professionali come raccomandato dalla Corte dei Conti per il conferimento di qualifiche dirigenziali a persone estranee all'amministrazione. E' infatti stata, in successione, direttore generale della Asl di Crotone, poi della Asl di Locri e infine di quella di Lamezia Terme. A Crotone passa inosservata, ma già a Locri la giunta regionale calabrese rileva una situazione di grave disavanzo riconducibile all'inerzia dell'azione della direzione generale (un buco di circa 30 miliardi di lire) per cui ricorrono i presupposti per risolvere il contratto. Vista la mal parata, urge un cambio d'aria, la Madaffari lascia Locri sullo Jonio e va a dirigere la Asl di Lamezia Terme sul Tirreno. Dove finisce per essere accusata di tutto, di illegittime registrazioni di poste contabili, di falso in bilancio, di insufficienti livelli di assistenza, di assurdità organizzative e gestionali (quattro primari di chirurgia senza sale operatorie), di inadempienze nei confronti della legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, di degenze troppo prolungate, di eccessive erogazioni di medicinali, di mancate vaccinazioni, ecc. Un campionario così completo della malasanità nazionale da destare perfino il sospetto di una persecuzione. Il verdetto, in un paese come l'Italia dove nemmeno l'omicidio basta per essere rimossi, è esemplare: decadenza dall'incarico. La Madaffari, indignata, inoltra ricorso; la Moratti, pietosa, viene in soccorso. Dopo mesi di polemiche, di interrogazioni in consiglio comunale, di citazioni per danni da diffamazione, si è mossa la Procura della Repubblica, per cui ancora una volta, eccoci qui, a disquisire se nelle assunzioni decise dalla Moratti si rilevino o no gli estremi dell'abuso d'ufficio, come se il cittadino avesse bisogno del codice per valutare i comportamenti politici. La Moratti può sentirsi serena fin che vuole a riguardo della correttezza formale dei suoi atti, ma si illude se pensa che i milanesi si accontentino della legalità, e mettano a tacere i dubbi di opportunità. Invece di porsi a disposizione del magistrato, che tanto non potrebbe fare altro, si ponga a disposizione della sua città e spieghi per quale ragione ha ritenuto che ad occuparsi di scuola e famiglia a Milano ci volesse proprio una che aveva fallito con la sanità in Calabria. Giuseppe Pizzi
Luigi Offeddu Ferruccio Sansa B.U.R. - Biblioteca Universale Rizzoli, 2007 556 pagine, 12,50 A Monza al LIBRACCIO
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