
I mulini del Lambro
tra storia, paesaggio e cultura
di Mauro Reali
I mulini sono da sempre oltre che macchina (nel senso etimologico del termine
) anche un complemento del paesaggio, tanto che molte località faremmo fatica a pensarle senza; penso all'Olanda ovviamente ma anche alla Grecia: chi ha mai visto, infatti, una fotografia di Mykonos senza mulini? Né è mancato per il mulino (a vento o ad acqua che fosse) un posto di primo piano nella storia dell'arte o della letteratura; penso a tanti quadri del seicento olandese, ma anche allo straordinario Ballo al Moulin de la Galette di Renoir; penso alle lotte di Don Chisciotte contro i mulini a vento, alle Lettere dal mio mulino di Alfonse Daudet (l'autore delle gesta di Tartarino di Tarascona) e al nostrano Mulino del Po di Vincenzo Bacchelli.
La prendo forse un po' troppo alla lontana? Forse sì, forse no
Ma quello che intendo dire è che il mulino (macchina, complemento paesaggistico, oggetto di pittura e letteratura
) è un fatto di cultura; e da sempre incarna in sé l'operosa ingegnosità di un mondo contadino (di terra, di fiume, di mare) che conosce l'acqua e il vento: preziosi alleati nel lavoro, se li rispetti e li costringi a darti una mano, devastanti nemici se non ti curi di loro. Non si può allora che plaudire all'ottimo lavoro confluito nel volume I Mulini del Lambro. Testimonianze e immagini per un recupero (pp. 162), appena edito a cura del Museo Etnologico di Monza e Brianza, con il patrocinio del Comune di Monza e vari contributi (Fondazione della Comunità Monza e Brianza Onlus, Assindustria Monza e Brianza, Molini Lario) e partecipazioni (Regione Lombardia). Il libro (che sarà presentato il prossimo 9 marzo alle 17.30 presso la sede di Assindustria Monza e Brianza, via Petrarca 10, Monza) vede saggi di vari studiosi (M. L. Chiappa Mauri, C. Peluselli, V. Longoni, P. Casati) i quali, in collaborazione con altri (G. Battagliarini, R. Meroni, R. Riva, F. Rota) e con le foto di V. Pigazzini, ci propongono un quadro d'insieme di una realtà che è nel contempo splendida e preoccupante. Infatti sono censiti 31 mulini (il n. 1 è a Brugherio, il n. 31 a Lasnigo), attraverso i quali ripercorriamo a ritroso il corso del Lambro; per lo più sono mulini da grano, ma non mancano oleifici o mulini pensati per convogliare l'energia idraulica ad altri scopi produttivi (follatura, metallurgia
). Realtà splendida, dicevo, quella che emerge dai testi e dalle foto, che in certi casi ci offrono scorci assai pittoreschi (belli davvero mi paiono tra gli altri i Mulini di Baggero di Merone); e dove sta, allora, la preoccupazione? Oltre che dello stato di salute del Lambro ma questa non è una novità essa deriva dal fatto che alcuni di questi mulini versino in uno stato di degrado e abbandono e che altri trasformati in abitazioni non abbiano conservato le opere idrauliche e meccaniche che li caratterizzavano in passato. Certo, non è così per tutti e, ad esempio, il Mulino Colombo di Monza, di proprietà comunale ed ora adibito a spazio museale e didattico, è un caso di buona conservazione e di utilizzo virtuoso. E non è l'unico, per fortuna: ma voglio evitare un arido elenco e viceversa invitare i lettori a leggersi il libro e cercare da soli il bello e il brutto della faccenda.
I più curiosi ed esigenti vi troveranno anche documenti catastali d'epoca, dati tecnici e per finire glossari, bibliografia, tabelle riassuntive; ma questo rigore scientifico che è ovviamente lodevole non toglie quel che di poetico, artistico che anche i mulini brianzoli hanno (il grande pittore Raffaele de Grada li ha più volte raffigurati nei suoi quadri) e che il volume sa trasmettere. Ma forse ciò che trasmette con più forza (e già lo indica il titolo) è un desiderio di recupero archeologico di questi monumenti del nostro più o meno - recente passato. E c'è davvero da augurarsi che ciò che scrive Anna Sorteni nella premessa all'opera, dove ella auspica che tale tali restauri possano avvenire a breve, si possa avverare davvero. Ci conforta in tal senso il fatto che i mulini sul Lambro siano ad acqua: altrimenti qualche pessimista potrebbe dire che la meritoria attività del Museo Etnologico di Monza e Brianza non sia altro che una donchisciottesca lotta contro i mulini a vento!
Mauro Reali
2 marzo 2005
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