

Gli antichi romani ci parlano
Una novità in libreria
di Mauro Reali
Al lettore che volesse abbandonare l'epoca nella quale chi meglio e chi peggio viviamo, per immergersi nientemeno che nell'antichità romana, proponiamo una ghiotta novità editoriale.
Il volumetto di Antonio Sartori (Gente di sasso. Parlano gli antichi milanesi, Viennepierre edizioni, Milano 2000, lire 28.000) non è infatti il solito studio arcigno e inaccessibile che spesso gli antichisti (anche se Sartori antichista lo è, perché insegna Epigrafia latina all'Università Statale di Milano) ci propinano. È invece lo spigliato tentativo di far parlare gli abitanti dell'antica Mediolanum, l'odierna Milano, attraverso le iscrizioni delle loro lapidi funerarie, ma anche sacre ed onorarie; lapidi, ovviamente "di sasso": da qui il titolo del libro. Come in una Antologia di Spoon River d'altri tempi ci parlano dunque uomini, donne e bambini, sia liberi che schiavi o liberti. Ci parlano, tra gli altri, magistrati e funzionari locali più o meno elevati, sacerdoti, militari in congedo, commercianti di stoffe, un ciabattino e addirittura un gladiatore e un attore, a testimoniare l'effervescenza della società milanese di allora (siamo all'incirca tra il I e il IV secolo d.C.). Ci parlano inoltre, attraverso i loro massicci ex voto "di sasso", i fedeli alla Triade Capitolina (Giove, Giunone, Minerva, divinità ufficiali romane al cento per cento) e a Mercurio (tanto amato anche dai Galli sottomessi), ma anche i devoti di divinità orientali (l'iranico Mitra o lo stravagante Dio Invitto Panteo); e fa capolino anche un presbitero (cioè un prete) della "giovanissima" chiesa cristiana. È difficile, in tanta varietà, qualche segnalazione particolare. Non si può però restare insensibili davanti alla preghiera di Lauricia, giovane vedova di Urbico, gladiatore d'origine fiorentina morto a soli ventidue anni quando era già una star dell'arena; ella, infatti, insieme con le due figlie, chiede ai tifosi del marito di "tenere viva la sua memoria" (pp. 98-101). Commuove, inoltre, la lode che un patrono fa del suo liberto defunto Petronio Primitivo, e cioè dell'uomo che egli stesso aveva liberato dalla schiavitù; il liberto, infatti, "nel suo mestiere ciò che fece male lo fece meglio (di ogni altro), e ciò che fece bene nessun altro (lo fece uguale a lui); tra i mortali visse onesto, più nella fama che nel successo" (pp. 86-89): sincera riconoscenza, o il malevolo di oggi potrebbe dire parole di circostanza? Ci piace sposare la prima delle due ipotesi. Rilevante il valore storico dell'iscrizione funebre del veterano Publio Tutilio, che ricorda con orgoglio le decorazioni al valor militare che l'imperatore Augusto volle conferirgli "sul campo" (pp. 39-43), o della lastra marmorea che attesta un onore dato dai decurioni milanesi (i membri dell'odierno "Consiglio Comunale", per intenderci
) all'imperatore Lucio Vero, fratello di quel Marco Aurelio divenuto recentemente famoso per il film Il Gladiatore (pp.106-109).
Insomma, nell'attesa di saperne di più sull'antica società monzese (è prossima la pubblicazione di una Storia di Monza che, dalle indiscrezioni, si prospetta di buon livello), godiamoci questa immersione nel mondo dell'antica Mediolanum; d'altra parte i Modiciates (e cioé gli antichi monzesi) erano politicamente inclusi nell'Ager Mediolanensis, una specie di "Provincia di Milano" dell'epoca romana, quando della costituenda (???) "Provincia di Monza e Brianza" non si parlava ancora
6 aprile 2001