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Il Vanzina furioso
di Giuliano Bovo


Boldi e Cristian De Sica   Totò

Anche questa mi toccava vedere: per puro caso, non ricordo più a quale tg, trovo il regista Vanzina mentre dice parole di fuoco, con fiero cipiglio, all'indirizzo di due parlamentari “de sinistra” che hanno osato dare un parere negativo sui suoi film. Il ricco e famoso regista conclude la sua tirata con un romanesco “pensassero alle cose importanti”: una conclusione moralistica sulla quale ci si potrebbe anche trovare d'accordo (sarebbe davvero ora che i politici, e anche i Papi, si mettessero a pensare alle cose davvero importanti...), però a questo punto penso proprio che sia diventato necessario dire alcune cose. Provo a scriverle con un po' d'ordine:
1) I fratelli Vanzina sono nati nel cinema, e dopo sessant'anni che ci sono dentro non riescono ancora ad accettare le critiche negative. Un atteggiamento da bambini viziati, verrebbe da dire: oltretutto, con tutti i soldi che hanno guadagnato, potrebbero benissimo infischiarsene, e invece no, vogliono anche sentirsi dire bravi.
2) Proprio l'altra sera stavo guardando un film di Steno, padre dei fratelli Vanzina: faceva i film con Totò negli anni '50, ed è proprio tutta un'altra musica. Steno, anche in bianco e nero, ha una gamma di colori così ampia che i suoi figli non hanno mai nemmeno immaginato; e il merito non è solo di Totò e di Fabrizi, anche Steno era molto bravo, dietro la cinepresa.
3) La critica “de sinistra”, se non ho capito male, era rivolta al fatto che i film dei Vanzina con Boldi e De Sica sono diseducativi. La ritengo una critica più che giusta: anche Stanley Kubrick e Fellini sono stati criticati per questo, figuriamoci. L'aggravante è che Kubrick e Fellini facevano film per spettatori un po' più esperti, mentre Christian De Sica e Massimo Boldi li guardano soprattutto adolescenti e teenagers: è vero, sono simpatici e fanno ridere e questo è un grande merito; ma la rappresentazione del mondo che esce dai loro film non è delle migliori, anche e soprattutto per colpa di chi scrive il film e lo realizza, aggiungo.
4) Il problema di Kubrick, per esempio, (e penso ad “Arancia meccanica” o a “Full metal jacket”) è anche l'uso che si è fatto di questi film da parte della tv commerciale. Spezzettando questi film con gli spot, il discorso che voleva farci l'Autore si perde completamente, rimangono solo le immagini cruente. Ma questo è un discorso complesso, che richiederebbe più spazio.
5) Il problema vero è che negli ultimi anni molti critici “de sinistra” si sono messi a dar ragione ai Vanzina, e non solo a loro: anche ad Alvaro Vitali e al “trash” dagli anni settanta. Penso a Marco Giusti e a Tatti Sanguineti, per esempio. E' una cosa ben triste, perché per capire i film di Alvaro Vitali il critico non serve: è come se a scuola un professore di latino invitasse gli studenti a leggere Topolino e a buttare via Ovidio perché è noioso. A questo punto, a cosa serve il critico? Il critico, la persona esperta, serve a spiegare le cose difficili; il critico dovrebbe dire che si può anche guardare l'ultimo film dei Vanzina, ma che sicuramente sarà simile agli altri, cioè piatto e basato su una comicità molto grossolana. Chiedo scusa per l'espressione, ma sto parlando dei film di Pierino: non c'è bisogno di spiegare un rutto, anche un bambino di quattro anni lo capisce e ride. C'è invece bisogno di insegnare ad amare Ovidio, e Eisenstein, e tutte le cose belle ma difficili.
6) Infine, la considerazione più triste. In questi giorni imperversa in tv uno spot dove il solito Christian De Sica canta un'Ave Maria Gratia Plena in modo non proprio rispettoso: come tutti gli spot, è impossibile evitarlo, salta fuori dappertutto e ad ogni ora. Ma il Papa su queste cose tace. Il Papa si preoccupa solo dei Pacs? Forse sarebbe ora di preoccuparsi d'altro: sono certo che molti bambini (figli di cristiani) hanno imparato l'Ave Maria solo da questo spot, e che crescendo faranno molta fatica a non associare la preghiera a quel motivetto lì.

Giuliano Bovo


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  31 dicembre 2006