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La Passione secondo Mel Gibson
e l'antisemitismo
di Franco Isman


Non ho visto il film e non ho intenzione di vederlo.
Primo: perché non amo i film truculenti, con gli schizzi di sangue che arrivano fino agli spettatori.
Secondo: perché la critica concorde afferma che si tratta di un brutto film.
Terzo: perché è oggettivamente antisemita.

Intendiamoci bene, non duro fatica a credere che la passione di Cristo sia stata più vicina a quella raccontata da Gibson che alle tante opere d'arte in cui il Salvatore è rappresentato con aria serena e dolente e con rare stille di sangue che spillano dalle ferite.
Una crocefissione, anche se forse non si usavano i chiodi a trapassare le membra, non è certo cosa da poco, e nei secoli passati la tortura era la normale prassi, per cui è perfettamente possibile che la salita al Golgota, con gli insulti della plebaglia scatenata, con le bastonate e le frustate col gatto a nove code finché il Figlio dell'Uomo viene trasformato, come scrive il "Sunday Time" e riporta Natalia Aspesi nella sua bellissima recensione, in una "pizza umana", sia stata simile a come descritto nel film.

Ma il problema e l'intrinseco antisemitismo stanno nel fatto che per quasi due millenni le persecuzioni contro gli ebrei sono state in buona parte motivate, o giustificate, dal fatto che gli ebrei erano considerati colpevoli di deicidio e il sangue di Cristo doveva ricadere su di loro fino a non so quale generazione. “I perfidi giudei” predicava la Chiesa e c'è voluto papa Giovanni e il Concilio Vaticano II per eliminare dalla liturgia questa terribile condanna.
Il mettere in evidenza gli aspetti più crudeli della Passione, in un situazione politica come l'attuale, con la recrudescenza dell'antisemitismo in tutto il mondo - basti citare la strage di Istambul - non può che rinfocolare l'odio per gli ebrei in quanto tali, ed è quindi, oggettivamente, una operazione di stampo antisemita.

Assurdo il non vietare il film ai minori, grave e di pessimo gusto lo scatenarsi dell'integralismo cattolico con le parrocchie che si mobilitano e prenotano intere sale cinematografiche. Non per niente il film è immediatamente diventato culto nei Territori palestinesi, con DVD pirata in vendita a tutti gli angoli di strada.

D'altra parte anche le aberranti azioni del governo Sharon, non soltanto aumentano l'odio dei palestinesi, degli arabi, dei musulmani di tutto il mondo nei confronti dello stato di Israele, ma rinfocolano l'odio contro gli ebrei in genere, ed in questo senso sono anch'esse oggettivamente antisemite.

Franco Isman
franco.isman@arengario.net

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  7 aprile 2004