
Io sono Li
regia: Andrea Segre
Interpreti: Zhao Tao, Rade Sherbedgia, Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston.
Durata: 100 minuti. - Francia, Italia 2011
Xenia Marinoni
Una laguna perennemente piatta e sempre uguale a se stessa fa da cornice impalpabile ad una singolare vicenda di provincia. La multi-etnicità, recepita con difficoltà, diventa motore attivo nell'esistenza di Li e Bepi, proprio qui, dove gli struggenti scenari autunnali e invernali della laguna accompagnano il poetico incontro tra le solitudini intrecciate dei due protagonisti, immigrati sul suolo italiano. Un microcosmo ristretto: un molo, un casotto tra le onde e le pareti di un'osteria, in una Chioggia rinchiusa dietro le sbarre delle proprie paure, lontana dal dinamismo frenetico del mondo contemporaneo.
Li è una donna cinese, malinconica e graziosa, emigrata in Italia, ma col pensiero fisso rivolto al figlio rimasto in Cina. Da impiegata presso un laboratorio tessile romano, in cui confeziona camicie per potersi pagare le spese del viaggio che le permetterà di riabbracciare il figlio, si vede trasferita a Chioggia come barista in un' osteria. Nella triste quotidianità della vita del locale, però, la donna incontrerà Bepi, un ex pescatore, poeta per diletto, un gentiluomo emigrato trent'anni prima dalla vicina Jugoslavia ai tempi di Tito. Il vecchio lupo di mare è uno spirito libero, proprietario di un casotto per la pesca in mezzo alla laguna, che utilizza come rifugio. Le loro vite si incrociano e tra i due nasce un tenero legame di amicizia e solidarietà, un dialogo silenzioso tra culture diverse, ma non più lontane. Una storia di relazioni umane fatta di sguardi, piccoli gesti, sorrisi appena accennati, che riescono però ad essere più espressivi di qualunque parola.
Tuttavia la loro speciale intesa non sfugge alle occhiate preoccupate e critiche delle rispettive comunità: ben presto i due protagonisti si scontrano con i preconcetti sia dei cinesi che dei veneti, che metteranno bruscamente in crisi la sentimentale corrispondenza.
Attorno a loro la cinepresa celebra le bellezze della laguna e il suo intimo legame con l'uomo: attraverso luci e colori canta l'umida e fredda acqua che cambia spesso tonalità, stendendo ovunque un lieve e soffuso strato di poesia, che illumina di speranza il futuro. Il tutto è dipinto con grande sobrietà, con equilibrio, senza mai cadere nel manierismo e nel pittoresco.
Io sono Li è un film capace di guardare ai sentimenti con infinita dolcezza e delicatezza. Sullo sfondo, ma ben presenti, le tematiche sociali sono trattate in maniera realistica e asciutta: la tragedia dell'immigrazione, il razzismo strisciante, la brutalità mafiosa. In primo piano le due solitudini diverse, eppure eguali, di Li e di Bepi che si incontrano e si riconoscono al primo sguardo. Due solitudini che non impediscono ai protagonisti di cercare di costruire un rapporto autentico e sincero.
L'occhio del regista si posa spesso sui particolari (il volo dei gabbiani che passano vicino alle barche) e sui volti fortemente espressivi, ripresi sempre con delicata leggerezza e senza retorica. I colori morbidi, a volte sfumati, e la stupenda fotografia rendono un affresco dolcissimo, semplice, ma allo stesso tempo ricco di densità.
Andrea Segre racconta una storia attraverso la quale il pubblico può arrivare a scoprire l'essenza e la sofferenza dell'essere umano. Riesce a mostrare una realtà dura e difficile, senza scadere nella cupezza, nella banalità, senza pietismi o inutili commozioni.
Xenia Marinoni
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