La ragazza del lago regia di Andrea Molaioli Interpreti: Toni Servillo, Valeria Golino, Fausto Maria Sciarappa, Fabrizio Gifuni, Omero Antonutti. Durata: 95 minuti. Italia, 2007 Aurelio Tagliabue
Il commissario Sanzio, inviato in un villaggio del nord Italia per indagare sulla scomparsa di una bambina, insieme all'ispettore Siboldi, nato e cresciuto da quelle parti, scopre un delitto ancora peggiore: in riva al lago c'è il corpo senza vita di una ragazza bellissima. Pian piano Sanzio capirà che la facciata pulita degli abitanti del villaggio non è linda come vorrebbero che apparisse...
Ancora cinema italiano in Procultura con LA RAGAZZA DEL LAGO di Andrea Molaioli, regista quarantenne, romano, esordiente e cresciuto alla scuola di Nanni Moretti. Pellicola insolita per la nostra cinematografia, perché appartiene al noir, genere che come sosteneva Gabriele Salvatores ai tempi di Quo vadis Baby? rende molto più facile operare un lavoro di scomposizione e ricomposizione della storia che se ci si trovasse alle prese con un giallo.
Il film sorprende anche per la ricchezza del cast: quale altro esordiente potrebbe permettersi protagonisti e comprimari del calibro di Toni Servillo, Valeria Golino, Anna Bonaiuto, Fabrizio Gifuni e Omero Antonutti? Non insolita, come ci hanno mostrato Il vento fa il suo giro e La giusta distanza, l'ambientazione nella provincia, in questo caso quella friulana, ma azzeccata e suggestiva. Come ci ha insegnato Sciascia (e di conseguenza i film tratti dalla sue opere, alcuni dei quali davvero notevoli) lo schema del giallo e dei suoi derivati può essere un pretesto narrativo per parlare di altro.
Nei romanzi dello scrittore siciliano si potevano trovare riferimenti politici e sociali ben precisi, mentre Molaioli sembra protendersi verso la dimensione interiore ed esistenziale dei personaggi. Da questo punto di vista è dunque più giusto accostarlo non a Sciascia, ma allo svizzero Friedrich Dürrenmatt, col quale condivide i freddi paesaggi alpini, che a loro volta rimandano a quelli del romanzo da cui il film è tratto, "Lo sguardo di uno sconosciuto" della norvegese Karin Fossum, pubblicato in Italia da Frassinelli.
Il film mantiene i cliché del genere: rinvenimento del cadavere, arrivo dell'ispettore, avvio dell'inchiesta rivolta ai personaggi più sospettabili; non mancano ovviamente i depistaggi, ma da tutto ciò emergono i rapporti che si sono instaurati tra gli abitanti del paese e soprattutto le loro difficoltà nella vita quotidiana. Quindi anche quando l'inchiesta verrà conclusa, lo spettatore non sarà appagato dal trionfo della giustizia, perché nel frattempo avrà preso coscienza di un malessere diffuso, dal quale nessun personaggio ha saputo sottrarsi e sul quale lo spettatore è costretto a riflettere. Aurelio Tagliabue
Cineforum PROCULTURA Cinema Teatro Villoresi Martedì 22 aprile 2008 ore 15.00 e 21.00
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