
Il dolce e l'amaro
regia di Andrea Porporati
con Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiaro, Fabrizio Gifuni, Tony Gambino, Renato Carpentieri.
Durata: 98 minuti.
Italia, 2007.
Aurelio Tagliabue
Il film si svolge tra la fine dei '70 e i primi anni '90, e racconta la storia di Saro Scordia, un ragazzino cresciuto nel quartiere palermitano di Kalsa, che si lascia affascinare dal mito della "vecchia mafia", quella del rispetto, dell'onore, dei soldi e del potere, e da adulto entra nella criminalità organizzata. Solo l'amore per una donna lo spingerà a tornare indietro...
Il cinema italiano si è spesso interessato alla mafia, fenomeno che per la sua peculiarità offre infiniti spunti narrativi, tanto da poter affermare che i film sulla mafia rappresentano un sottogenere, in cui si intrecciano elementi che appartengono al cinema poliziesco, a quello di denuncia
Va da sé che queste pellicole hanno quasi sempre lo scopo di suscitare lo sdegno dello spettatore e di mettere sotto accusa il clima di ingiustizia e di illegalità che essi rappresentano. Come dimenticare la rabbia che hanno suscitato in noi spettatori, film come Alla luce del sole di Roberto Faenza, o I cento passi di Marco Tullio Giordana? Se il cinema hollywoodiano è arrivato quasi a mitizzare l'immagine del mafioso, quello di casa nostra si è sempre posto in un'ottica di condanna condivisa dal pubblico. IL DOLCE E L'AMARO affronta invece la questione mafiosa dal punto di vista di chi, cresciuto in un ambiente che non offre grandi opportunità, rimane affascinato e conquistato dalla criminalità organizzata, perché vede in essa l'unica opportunità di emergere. Saro Scordia, il protagonista, non è un uomo di potere, diventa un manovale del crimine, seguendo i modelli che si trova davanti e nella sua ingenuità giovanile rinuncia ad una presa di posizione morale. È insomma una pedina in un gioco più grande di lui e di cui non ha compreso interamente le regole. Sarà prima l'incontro con una donna estranea alla mafia, Ada, e secondariamente l'aumento di violenza nei compiti che gli saranno impartiti, a portarlo a riflettere sulla sua scelta. Quindi più un racconto su di un personaggio e sulla sua storia individuale, che non un film che svela con indignazione gli eccessi del potere mafioso. Come afferma il regista Andrea Porporati (già co-sceneggiatore di alcune serie de La piovra) nelle note di regia: "Nei film di mafia si racconta sempre il momento dell'omicidio, ma per me era più importante mostrare quello che accade il giorno prima nella persona che viene incaricata di ucciderne un'altra. Uccidere non è come si vede nei film, è un atto profondamente intimo e disumano e nel momento in cui lo compie Saro si rende conto che quello che ha davanti è un uomo e non una fotografia." Senza giustificare o sminuire la decisione del protagonista, il film pone interrogativi su una condizione sociale e di vita, purtroppo condivisa da molti.
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Aurelio Tagliabue
Cineforum PROCULTURA
Cinema Teatro Villoresi
Martedì 11 marzo 2008 ore 15.00 e 21.00
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la locandina del film |
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la scheda del film con "La parola al regista" |
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la programmazione 2007 |
8 marzo 2008
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