
Mein führer La veramente vera verità su Adolf Hitler
regia di Dani Levy
Interpreti: Anamaria Marinca, Laura Vasiliu, Vlad Ivanov, Alex Potocean, Luminita Gheorghiu.
Durata: 89 minuti minuti.
Germania, 2007
Aurelio Tagliabue
Germania, dicembre 1944. La guerra si sta rivelando un disastro su tutta la linea. I collaboratori di Hitler, per riaccendere nel popolo un barlume di speranza, vorrebbero uno dei discorsi 'infiammati' del Führer. Per far ritrovare ad Hitler l'antico smalto, viene chiesto aiuto al suo vecchio insegnante di recitazione, ora rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen, perché ebreo.
MEIN FÜHRER inizia con immagini d'epoca in bianco e nero, che ci mostrano Hitler che sfila tra la folla e si appresta a tenere un discorso. Nel frattempo però vediamo anche un primo piano del protagonista e ne sentiamo la voce fuori campo che ci comunica che questa è una storia vera, anche se mai nessuno l'ha raccontata, mentre dalla sua fronte scendono delle gocce; lo schermo poi si colora e scopriamo che le gocce sono di sangue. A questo punto il film abbandona l'utilizzo di immagini documentarie, ma la finzione non rinuncia a richiamare una grande quantità di particolari veritieri, non tanto attribuibili alle vicende storiche (la cui ambientazione è circoscritta agli ultimi giorni del 1944, in una Berlino semidistrutta), quanto ai caratteri ed ai comportamenti dei personaggi storici. Il tutto è caratterizzato da un registro comico, espresso già dal sottotitolo La veramente vera verità su Adolf Hitler, che tuttavia non nega la drammaticità della situazione. La commistione tra invenzione e dettaglio realistico la ritroviamo nell'alternarsi di momenti dolorosi ad episodi esilaranti, perché MEIN FÜHRER non è un film puramente comico, come il suo lancio pubblicitario poteva far credere. Il regista Dani Levy è ebreo e lo definisce «Una tragedia con elementi comici. Un film nato da un grido che sentivo dentro: il mio modo personale di vendicarmi di Hitler». Presa di posizione molto particolare (e motivo di polemiche in patria), ma non originale; lo dimostrano tutti i legami con altre pellicole nelle quali il nazismo era deriso e fonte di comicità. C'è qualcosa di Mel Brooks (Essere o non essere, che a sua volta si rifaceva a Lubitsch) nella messa in ridicolo del saluto nazista e dell'ottuso utilizzo della burocrazia; il sacrificio del protagonista a favore della propria famiglia rimanda invece a Benigni (La vita è bella);
il discorso finale nel quale Hitler parla ma non con la propria voce, richiama direttamente Chaplin (Il grande dittatore), inevitabile punto di riferimento per chiunque voglia girare un film comico su questi argomenti, come dimostrò generosamente proprio lo stesso Benigni. Quindi MEIN FÜHRER non aggiunge molto di nuovo a quello che il cinema aveva già stato mostrato su Hitler e sul Terzo Reich, ma consente, con la sua amara comicità, di riparlare e di riflettere ancora su questa terribile pagina storica. E questo è comunque utile; lo confermano le brevissime interviste che vediamo sui titoli di coda, anch'esse a metà tra ironia e verità documentaristica.
Aurelio Tagliabue
Cineforum PROCULTURA
Cinema Teatro Villoresi
Martedì 26 febbraio 2008 ore 15.00 e 21.00
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22 febbraio 2008
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