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  Davide Ferrario
La strada di Levi

regia di Davide Ferrario
Umberto Orsini (Voce narrante)
Durata: 92 minuti.
Italia, 2006


Aurelio Tagliabue


A sessanta anni dal travagliato viaggio di ritorno da Auschwitz compiuto da Primo Levi (narrato ne “La tregua”), il regista Davide Ferrario e lo scrittore Marco Belpoliti, compiono lo stesso tragitto attraverso l'Europa di oggi segnata dal post-comunismo. Il loro "viaggio della memoria" si intreccia con il ritratto dei moderni Paesi europei, in cui i resti dell'impero sovietico si alternano alla sconcertante povertà dei villaggi di emigranti, alla devastazione nei dintorni di Chernobyl e al timore che il seme neo-nazista stia attecchendo.

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Nel 1963, a quasi venti anni di distanza dai fatti narrati, Primo Levi pubblicò La tregua, resoconto del travagliato ed avventuroso viaggio di otto mesi, da lui compiuto in un'Europa distrutta dalla guerra, per tornare a Torino dopo la liberazione da Auschwitz. Francesco Rosi nel 1997 ne girò la versione filmica mantenendo il titolo; ma ne risultò un'opera poco convincente.

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LA STRADA DI LEVI riprende questo particolare diario di viaggio, ma in modo alquanto originale se non bizzarro: filmando nella forma del documentario la ripetizione dei seimila chilometri compiuti dallo scrittore, per mostrare quali e quanti cambiamenti sono avvenuti in quei luoghi. L'idea va attribuita a Marco Belpoliti, scrittore e curatore per Einaudi dell'opera di Primo Levi, mentre la sua realizzazione a Davide Ferrario, regista di fiction (Dopo mezzanotte, Tutti giù per terra) con grande esperienza anche nel campo del documentario.

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Senza un criterio narrativo preciso, se non quello del susseguirsi degli avvenimenti, anche imprevisti, avvenuti nel viaggio, LA STRADA DI LEVI testimonia le trasformazioni avvenute e tuttora in corso nei Paesi attraversati, sul piano sociale, politico ed anche geopolitica: Levi per tornare in Italia attraversò otto Stati: Polonia, Unione Sovietica, Romania, Ungheria, Cecoslovacchia, Germania ed Austria; ora con lo stesso percorso se ne attraversano dodici, perché al posto dell'Unione Sovietica ci sono Russia, Ucraina, Bielorussia e Moldavia ed anche la Cecoslovacchia si è spezzata in due. Naturalmente il film mostra le conseguenze della frammentazione dell'ex impero sovietico, ma anche quelle della chiusura delle acciaierie di Nowa Huta (commentata dal regista cinematografico polacco Andrzej Wajda), poi c'è la miope rigidità dei burocrati locali (il KGB esiste ancora), l'allucinante abbandono di Chernobyl e dei suoi dintorni e molto altro.

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Perché risalire a Primo Levi per documentare tutto ciò? Perché per l'ex deportato la tregua era quella tra la fine della seconda guerra mondiale e l'inizio della guerra fredda, mentre per Ferrario è quella tra il crollo del muro di Berlino e l'attacco alle torri gemelle, preludio ad una nuova guerra. Non a caso le immagini iniziali del film ci mostrano Ground Zero. C'è tuttavia un finale che propone un messaggio di speranza attraverso le immagini e la voce di un amico di Primo Levi: Mario Rigoni Stern; a lui è affidato il compito di dare una continuità tra passato e presente, che è anche l'elemento di maggior fascino de LA STRADA DI LEVI.

Aurelio Tagliabue

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Cineforum PROCULTURA
Cinema Teatro Villoresi
Martedì 29 gennaio 2008 ore 15.00 e 21.00
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  25 gennaio 2008