
La masseria delle allodole
regia di Paolo e Vittorio Taviani
con Paz Vega, Alessandro Preziosi, Angela Molina, Tcheky Karyo.
Durata: 117 minuti minuti.
Italia/ Bulgaria/ Spagna, 2007
Aurelio Tagliabue
Dopo molti anni di lontananza, nel 1915 Assadour vorrebbe tornare in Anatolia per ricongiungersi col fratello Aram nella masseria delle allodole. Ma questo incontro non avverrà mai. Si scoprirà più tardi, infatti, che la sua famiglia è stata coinvolta nell'orrendo genocidio perpetrato sugli armeni dai turchi, alleati dei tedeschi, nel corso della prima guerra mondiale.
Questo nostro film nasce da un senso di colpa che sentivamo dentro di noi. Tre anni fa, quasi per caso, abbiamo scoperto la tragedia armena. Sapevamo, credevamo di sapere ma non era così. Un eccidio di uomini, donne, bambini nel 1915 in nome della grande Turchia. Decenni sono passati da allora, il popolo armeno attende ancora giustizia e noi, come milioni di altre persone, quasi ignoravamo tutto questo.
Così i fratelli Taviani raccontano l'esigenza che li ha spinti a girare LA MASSERIA DELLE ALLODOLE. Possiamo ritrovare in questa dichiarazione alcuni elementi che caratterizzano il loro modo di fare cinema. C'è la passione per le tematiche politico-sociali, c'è l'esigenza di dare forti contenuti al racconto, ma c'è anche l'umiltà di chi si sente in dovere, nella propria posizione di privilegio, di conoscere e far conoscere. A tutto ciò aggiungiamo noi l'onestà intellettuale, che li ha condotti ad affidarsi a chi sull'argomento ne sapeva di più.
Per raccontare il genocidio armeno infatti i due fratelli si sono liberamente ispirati al bellissimo romanzo di Antonia Arslan, che porta lo stesso titolo del film, pur non coinvolgendo l'autrice nel lavoro di sceneggiatura. Da esso i Taviani hanno potuto attingere a piene mani la materia narrativa, gli spunti per le ambientazioni, le caratteristiche dei personaggi, ma rimaneva un altro e forse irrisolto problema: come trasformare in immagini un evento storico rimosso, ignorato e che il Paese che lo ha compiuto non ha ancora, dopo quasi un secolo, ufficialmente riconosciuto? Il cinema può rappresentare la Storia solo affidandosi alle storie dei singoli, poiché il racconto necessita di personaggi e lo spettatore ha il bisogno di immedesimarsi in loro. Non deve essere stato difficile dare volti ai protagonisti, ricreare i luoghi e le suggestioni che a loro appartengono.
La vera difficoltà stava nel mettere in scena contemporaneamente ai destini di Assadour, Aram e dei loro familiari quello di un intero popolo divenuto vittima di uno sterminio organizzato, di cui abbiamo pochissime e quasi sconosciute testimonianze. Sono tanti i film che ci hanno raccontato la shoah, ma in quel caso la nostra memoria collettiva possiede molti elementi di conoscenza. Bastano poche immagini per richiamarne l'orrore: i vagoni con il filo spinato, gli abiti a strisce dei prigionieri, le torrette dei campi
L'eccidio degli armeni non è ancora entrato nell'immaginario collettivo; diamo ai Taviani il riconoscimento di aver provato, seppur con qualche impaccio, a creare i presupposti perché questa tragedia venga sempre meno ignorata.
Aurelio Tagliabue
Cineforum PROCULTURA
Cinema Teatro Villoresi
Martedì 22 gennaio 2008 ore 15.00 e 21.00
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11 gennaio 2008
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