
L'aria salata
regia di Alessandro Angelini
con Giorgio Pasotti, Giorgio Colangeli, Michela Cescon, Katy Saunders.
Durata: 87 minuti.
Italia, 2007.
Aurelio Tagliabue
Fabio lavora in carcere come educatore. Un giorno, un collega gli affida il caso di un tizio appena stato trasferito da un altro penitenziario: Luigi Sparti, assassino, dietro le sbarre da venti anni. Quello che né il collega né il carcerato sanno è che Sparti non è un estraneo per Fabio
Dopo Mio fratello e' figlio unico ancora cinema italiano in PROCULTURA e ancora tematiche familiari al centro del racconto. Non è una semplice coincidenza, in questi ultimi anni i nostri cineasti hanno spesso narrato vicende relative alle problematiche della famiglia, facendo particolare riferimento alla figura paterna. Sarà perchè si sente il bisogno di modelli autorevoli e di forti personalità a cui fare riferimento? L'ARIA SALATA parla infatti di un difficoltoso rapporto tra padre e figlio, in un contesto originalissimo, ma non per questo inverosimile. Fabio, giovane appassionato del proprio lavoro di educatore presso un penitenziario, scopre che un detenuto, che sta scontando una lunga pena, altri non è che suo padre che lo ha abbandonato vent'anni prima e neppure è in grado di riconoscerlo.
A raccontare una storia così ricca di contenuti è Alessandro Angelini, regista esordiente e unica vera sorpresa per i cinefili proveniente dalla prima edizione del Festival di Roma, luogo di mondanità, belle donne e ricevimenti, dove il cinema sta spesso in una posizione secondaria. Angelini, che ha preso spunto dalla sua attività di volontario nel carcere di Rebibbia, sceglie di sfruttare a pieno le potenzialità narrative che i due protagonisti gli offrono in questo rapporto forzato, senza mai scadere nella retorica e scavando nella loro psicologia. Da un lato il ragazzo che ha scommesso la propria vita sull'ideale di giustizia, forse proprio per reazione al fatto di avere un padre omicida; dall'altro un uomo provato per la lunga prigionia che come la ruggine dove s'attacca rovina e la cui spenta vitalità si scontra con la tormentata energia del figlio. La prigione, luogo chiuso e soffocante, rappresenta la claustrofobica situazione da cui Fabio sa di non potere uscire, se non svelando la proria scoperta al padre. Tuttavia il film si apre e si chiude con due sequenze girate a cielo aperto, di fronte al mare. Ciò spiega il significato del titolo, poiché anche l'aria di mare, l'aria salata appunto, corrompe ciò che gli sta attorno, come la ruggine, come la permanenza per lunghi anni in una cella. Film problematico e sorprendentemente intenso e maturo per un regista alla sua prima opera.
Giorgio Colangeli, affermato attore teatrale, al Festival di Roma fu premiato per la migliore interpretazione maschile.
Aurelio Tagliabue
Cineforum PROCULTURA
Cinema Teatro Villoresi
Martedì 27 novembre 2007 ore 15.00 e 21.00
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la programmazione 2007 |
23 novembre 2007
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