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  Daniele Luchetti
Mio fratello è figlio unico

regia di Daniele Luchetti
con Elio Germano, Riccardo Scamarcio, Angela Finocchiaro, Luca Zingaretti, Anna Bonaiuto.
Durata: 100 minuti
Italia, 2007
Aurelio Tagliabue


Le vicende dei fratelli Accio e Manrico che, sullo sfondo dell'Italia turbolenta degli anni '60 e '70, si trovano a preferire differenti percorsi di formazione e scelte di vita che li portano spesso a un duro confronto tra loro, senza però rinunciare mai a dimostrarsi reciproco affetto e solidarietà.


Mio fratello è figlio unico

Le disavventure del giovane Accio
Il cinema di Daniele Luchetti è per vocazione vincolato al genere della commedia, che ci auguriamo oggi non venga più contrapposto con snobismo al cosiddetto cinema d'autore. Luchetti è andato contro questo pregiudizio che ha contribuito a far decadere un genere che tanto ha dato alla cinematografia italiana e ha saputo dimostrare, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, che anche argomenti impegnativi e di un certo peso possono essere trattati con leggerezza, senza tuttavia snaturarli.

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Mio fratello è figlio unico conferma pienamente quanto appena detto, poiché dietro le disavventure del protagonista, il giovane Accio Benassi da Latina, ambientate tra gli anni '60 e '70, è possibile cogliere una riflessione sull'Italia che fu. È inevitabile quanto doverso precisare che la trama prende solo spunto, da un romanzo che ha riscosso parecchi consensi: Il fasciocomunista di Antonio Pennacchi (Mondadori, 2003). Quindi le vicende narrate dal film rispecchiano solo in parte quelle della pagina scritta. E' per questo che quando la pellicola è uscita, lo scrittore ha addirittura accusato regista e sceneggiatori di “disonestà”. Siamo di fronte ad un un altro pregiudizio che resiste tenacemente: quello di non considerare che cinema e letteratura si avvalgono di due linguaggi diversi e che la trasposizione di un romanzo in opera filmica implica la libertà di interpretazione del regista. Luchetti questa libertà se l'è presa, l'ha dichiarato in tante interviste (dove ricorre al termine “tradimento”) e l'ha ribadito in modo palese intitolando il suo film diversamente dal romanzo.

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Questo titolo, decisamente appropriato, è stato rubato ad una canzone di Rino Getano, che peraltro nel film non compare, perché non si è ricorso in maniera insistita alle canzoni d'epoca, che sono sempre un piccolo ricatto emotivo nei confronti dello spettatore; eppure la ricostruzione d'epoca è assai riuscita. Luchetti ha spostato l'asse della narrazione dalle vicende politiche, narrate nel romanzo con dovizia di dettagli e di nomi, al rapporto personale ed al vincolo di parentela che lega i due fratelli, al di là delle scelte ideologiche effettuate, in un clima che spingeva fortemente verso gli estremismi.
All'esito positivo della pellicola danno un determinante contributo le interpretazioni dei due protagonisti Elio Germano e Riccardo Scamarcio (probabilmente “la meglio gioventù” della nuova generazione attoriale), ma anche quella di comprimari di lusso, come Luca Zingaretti, Angela Finocchiaro e Anna Bonaiuto.

Aurelio Tagliabue

Cineforum PROCULTURA
Cinema Teatro Villoresi
Martedì 20 novembre 2007 ore 15.00 e 21.00

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  16 novembre 2007