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  Zhang Yuan
La guerra dei fiori rossi

regia di Zhang Yuan
con Dong Bowen, Ning Yuanyuan, Chen Manyuan, Zhao Rui, Li Xiaofeng, SunYujia.
Durata: 92 minuti.
Cina/Italia, 2006.

Aurelio Tagliabue


Nella Cina degli anni '50, il piccolo Qiang viene mandato all'asilo a tempo pieno. A soli quattro anni ha già sviluppato un'indole ribelle e fatica ad abituarsi alla vita in comune con gli altri bambini. Nonostante tutto, però, cerca di fare del suo meglio per ottenere i tanto desiderati fiori rossi che le maestre danno in premio agli alunni più meritevoli...


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È consuetudine per la Procultura dare spazio a film provenienti da Paesi e culture lontane, ma la Cina in questo senso ha sempre avuto un ruolo privilegiato, vuoi per la quantità di pellicole che da quel Paese arrivano in Italia, grazie ai festival ed ai premi in essi ricevuti, vuoi per la loro qualità. Questo forte legame ci ha persino consentito di cogliere, nel corso deglii anni, un'evoluzione nel panorama cinematografico cinese. Mentre i registi che si sono affermati negli anni Ottanta e Novanta su scala internazionale, con le loro partecipazioni ai concorsi di Cannes, Berlino e Venezia (mi riferisco soprattutto a Zhang Yimou e Chen Kaige) hanno optato per film di genere, meno compromettenti politicamente e con più garanzie economiche, un nuovo gruppo di autori è emerso faticosamente, scegliendo la via meno rassicurante del cinema indipendente.
Zhang Yuan appartiene a questo gruppo, anche se gode del privilegio dell'appoggio produttivo di collaboratori italiani. Le sue prime opere sono circolate solamente nel circuito indipendente cinese, per sottrarsi alla forte censura e solo nel 1999 un suo film, “Diciassette anni”, poiché ufficialmente la produzione era italiana, ha ottenuto il visto per essere presentato nel contesto internazionale della Mostra di Venezia e la Procultura non se lo fece sfuggire. Anche LA GUERRA DEI FIORI ROSSI si avvale dello stesso produttore italiano: Marco Muller, direttore del Festival del Cinema di Venezia ed uno dei massimi esperti italiani di cinema e cultura cinese. Non sono tuttavia mancati i problemi con le autorità cinesi, perché il film racconta la ribellione di un bambino all'interno del proprio asilo. Il protagonista, il piccolo Qiang, ispira simpatia e tenerezza, ma la Commissione censura ha individuato il potenziale metaforico presente nell'asilo, microcosmo istituzionalizzato dove tutto il film è ambientato, caratterizzato da rigide regole.
Si sa, i censori sono bravi nel leggere i film, ma fortunatamente alcuni coraggiosi registi sono ancora più bravi a scovare linguaggi ed inventare trame che si sottraggono ad accuse dirette. Si potrebbe forse dire, che la bellezza del film è anche merito di coloro che minacciano le pellicole agitando grosse forbici!

Aurelio Tagliabue

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Cineforum PROCULTURA
Cinema Teatro Villoresi
Martedì 13 novembre 2007 ore 15.00 e 21.00
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  10 novembre 2007