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  Lars von Trier
Il grande capo

regia di Lars von Trier
con Jens Albinus, Peter Gantzler, Fridrik Thor Fridriksson, Benedikt Erlingsson, Iben Hjejle.
Durata: 99 minuti.
Danimarca, 2006.

Aurelio Tagliabue


Il proprietario di una società d'informatica mette in vendita l'azienda e per coprire una serie di scelte impopolari decide di inventarsi la figura di un finto Presidente, che nessuno ha mai visto. Tuttavia, quando i possibili acquirenti della società cominciano ad insistere per incontrare faccia a faccia il 'Boss', l'uomo assume un attore fallito per interpretare il ruolo del Presidente...


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Non sono passati pochi anni da quando Lars Von Trier catturava la totale ammirazione di ogni critico cinematografico ed i suoi film erano oggetto di contesa tra i principali festival. Von Trier proponeva un cinema grezzo, spontaneo e con una povertà che ne nascondeva la raffinatezza (macchina a mano, immagine sgranata, illuminazione naturale); allo stesso tempo manifestava il rifiuto di immagini patinate e di un linguaggio tradizionale. Il tutto era stato poi sintetizzato nel Dogma 95, un manifesto artistico che conteneva una sorta di decalogo a cui ogni regista, che a tale proposta aderiva, avrebbe dovuto attenersi. La sua vera provocazione fu però quella di non rispettare le regole che egli stesso aveva stabilito, in nome di una continua ricerca e di un irrefrenabile desiderio di innovazione. L'approccio più opportuno ad un suo film richiede quindi di liberarsi da qualsiasi pregiudizio e preconcetto, accettando un'ulteriore sfida.
Gli elementi con i quali IL GRANDE CAPO potrebbe irritare, oppure sedurre, o magari stimolare il pubblico si muovono in tre direzioni: la scelta del genere, l'argomento di fondo e le tecniche di ripresa. Dopo opere che raccontavano storie di dolore e disperazione, ecco una commedia dai toni leggeri e che garantisce divertimento, ma che non rinuncia a toccare tematiche impegnative quali l'alienazione prodotta dalle attuali condizioni di lavoro, imposte dalla new economy e dalla crisi dell'etica. Sia chiaro che tutto ciò deve essere letto tra le righe, tuttavia il regista non rinuncia, dietro la facciata dell'humour, al consueto pessimismo. La scelta del genere viene per di più annunciata direttamente dall'autore, con un incipit veramente spiazzante. Infine Von Trier rinuncia ad operare il montaggio nel modo tradizionale, affidandolo ad un sistema informatico di sua invenzione: l'automavision®. E' infatti un computer che sceglie l'inquadratura durante le riprese, con stacchi improvvisi e non sempre giustificati, che potrebbero sconcertare lo spettatore medio.
Ancora una volta dunque con una messa in scena apparentemente “trascurata”, il regista ci offre un prodotto estremamente ricercato, mai scontato, che chi ama farsi provocare dal cinema non può non apprezzare.

Aurelio Tagliabue

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Cineforum PROCULTURA
Cinema Teatro Villoresi
Martedì 23 ottobre 2007 ore 15.00 e 21.00
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  20 ottobre 2007