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Il Referendum del 7 ottobre
Perché le donne devono votare "sì"
Emanuela Baio Dossi, senatrice della Margherita

Perché domenica 7 ottobre le donne italiane devono andare in massa a votare "sì" al referendum sul federalismo? Perché confermando la legge, che modifica il titolo V della seconda parte della Costituzione, si riconosce finalmente la piena parità tra donne e uomini nella vita sociale, culturale, economica ed istituzionale. Perché ciò che prima era sottinteso, ora è reso esplicito nel nuovo articolo 117 della Carta costituzionale. E si fa di più, nello stesso articolo si riconosce che le Regioni hanno l'obbligo costituzionale di rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità.
Il comma 7 dell'articolo 117, infatti, recita così: “Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne uomini alle cariche elettive”.
50 anni di Repubblica ci insegnano che mentre nella vita sociale, culturale ed economica si è riusciti spesso a rimuovere gli ostacoli che impediscono questa parità, il muro da abbattere per le donne è ancora quello dell'acceso alle cariche elettive. Le donne elette sono pochissime, anche perché è bassa la presenza delle candidate e, oggi più di ieri, il mondo femminile si sta allontanando dalla vita politica e partitica. Votare si vuol dire dunque affermare concretamente il diritto delle donne alle pari opportunità in ogni campo di attività, anche nella politica.
Questa è la prima buona ragione che mi auguro porti tutte le donne, indipendentemente dal partito o movimento di appartenenza, ad andare a votare e a votare si. E' un modo esplicito e diretto per affermare l'importanza e il valore dell'impegno politico femminile, perché proprio le donne devono e possono essere forza di cambiamento e di rinnovamento della politica.
Quante volte ci siamo dette che la nostra è una democrazia dimezzata e incompleta perché più di metà dell'elettorato non è stato ben rappresentato.
Quante volte abbiamo pensato che la politica ha bisogno della sensibilità e della capacità femminile. Ora ci è data l'occasione non solo di elaborarlo nella nostra mente, ma di tradurlo in una scelta che tornerà a vantaggio di tutte e di tutti.
Leggendo gli articoli riformati ci sono però anche altre ragioni che fanno parte della storia femminile che devono portarci domenica a votare. Il Comune che è l'istituzione più vicina ai cittadini, ed è anche quella in cui noi donne identifichiamo maggiormente la nostra esperienza di vita, diventa l'istituzione centrale, quella a cui è affidata l'organizzazione della vita sociale, la soluzione dei problemi. In base al principio di sussidiarietà, solo ciò che il comune da solo non riesce ad affrontare e risolvere è affidato agli enti superiori. E' l'inizio di una bella rivoluzione, che se saremo capaci di far vivere correttamente porterà a un'umanizzazione della politica, perché si avvicinerà alle cittadine e ai cittadini. Questo è sempre stato un punto nodale ed importante per le donne.
Ma non solo, perché accanto alla sussidiarietà verticale la riforma prevede un altro principio importante, la sussidiarietà orizzontale. In concreto significa che non solo le istituzioni, Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato promuovono, garantiscono e assicurano il ben essere della persona umana, ma ci sono altre realtà sociali, prime fra tutte la famiglia, ma anche le associazioni, le organizzazioni e le comunità che contribuiscono a favorire il vero e sostanziale ben essere. Al comma 4 dell'articolo 118 si legge infatti: Stato, regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. La sussidiarietà non è una prerogativa esclusivamente femminile, ma è un fatto che proprio le donne, partendo dal loro impegno in famiglia, danno il maggior contributo alle attività di volontariato nelle associazioni, soprattutto nelle piccole realtà locali. Vale dunque la pena che, come cittadine ed elettrici, ci riconosciamo con un voto in questo nuovo dettato costituzionale, perché interpreta e raccoglie buona parte della nostra vita.

Emanuela Baio Dossi, senatrice della Margherita

I CONTENUTI DELLA LEGGE DI CUI IL REFERENDUM CHIEDE L'APPROVAZIONE


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 28 settembre 2001