
ELEZIONI
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Le elezioni a Monza
Dialogo in bianco e nero sui risultati
Sandro invidia e Giuseppe Motta
Ciao! Perché quella faccia da funerale?
Come perché? Non ti sembra che ci siano motivi sufficienti per essere abbattuti?
L'esito elettorale?
Che altro?
Non ti è piaciuto?
Piaciuto? Direi che è stata una tragedia!
Eh
non esagerare! Un paradosso, più che una tragedia. Un paradosso istruttivo ed illuminante, per certi versi.
Vuoi fare il furbo, vero? Tu dici così, e io dovrei mostrarmi stupefatto e chiederti, speranzoso: "ma come? Vuoi dire che non ci hanno battuti? Che abbiamo quasi vinto? Anzi, che abbiamo proprio vinto noi?". Arrivi tardi: oggi non faccio che sentire i discorsi di quelli che dicono che, a fare bene i conti, non abbiamo mica perso. Anzi. A guardare proprio bene bene bene
beh: quello lì sulla poltrona di primo ministro non è nemmeno Berlusconi
Ma sì, ma sì
abbiamo perso. Non lo nego. Dico solo che non occorre piangere tanto. A guardare bene, in fondo, il messaggio che è arrivato può offrirsi anche ad una lettura positiva.
Fammi capire: nel nostro futuro c'è un governo nazionale di destra, una regione di destra, una provincia di destra, un comune di destra
Piano, piano. Per il Comune occorre avere pazienza ancora un anno. Poi si vedrà...
Si vedrà? Ma non li hai già visti, gli esiti locali?
Sì. Sono perfettamente in linea con quelli nazionali. Appunto per questo occorre valutarli attentamente. Nel maggioritario occorre tenere distinti i consensi dai premi: funziona come una gara nella quale, a volte, il secondo arrivato vince il primo premio. Il fatto che oggi la CdL abbia la maggioranza assoluta dei seggi, non significa che la maggioranza assoluta degli italiani l'abbia votata, o che la quantità dei loro voti sia cresciuta rispetto al passato.
No?
No. Basta un semplice dato. Facciamo il confronto dei consensi tra le politiche del 1996 e quella del 2001:
Proporzionale 1996 = Polo 42,1% (+ 10,1% Lega) = 52,2%.
Proporzionale 2001 = Polo 44,7% (49,6% con la Lega).
Differenza tra 2001 e 1996 = 52,2% - 49,6% = - 2,6 su scala nazionale
La CdL ha quindi perso consensi in Italia, come a Monza
Anche a Monza?
Guarda: alla Camera, nell'uninominale, la somma dei consensi del Polo per le Libertà e della Lega dava nel 1996 il 61% circa.
Oggi, la CdL è al 51,8 di Giulio Schmidt. In termini di preferenze, si tratta di 9.000 voti (44.000 preferenze per Schmidt oggi, contro le 37.500 di Roberto Radice, per il Polo, sommate alle 15.500 di Ludovico Gilberti, per la Lega, del 1996)
Un discorso analogo può farsi per il Senato: dal 57% del 1996 al 47% di oggi
Ho letto qualcosa del genere sul "Corriere della Sera". Un commento di Sartori, mi pare. Diceva, però, che l'unico dato realmente confrontabile per le politiche è quello del proporzionale.
D'accordissimo. Per le politiche! E anche lì hanno perso, qui a Monza, circa il 3%: FI, Lega e AN nel 1996 avevano il 55,09%. Oggi il 52,12%.
Non possiamo, però, far finta di non sapere che, a livello locale, questi partiti hanno chiesto alla cittadinanza il responso su ben precisi candidati. E su quelli lo hanno ottenuto, nettamente ridimensionato!
Va bene, ammettiamo pure che non abbiano stravinto. Resta il fatto che hanno vinto, e che a Monza hanno ancora la maggioranza dei consensi.
Vero, ma così la situazione appare meno allarmante. Diventa, anzi, interessante indagare le ragioni del mancato trionfo. Certo, le ragioni possono essere molte, ma tra queste vi è sicuramente, per Monza, la mala amministrazione della città.
Anche se si trattava di elezioni politiche e non amministrative?
Certo. Con il sistema maggioritario il candidato tende ad essere referente del territorio che lo esprime. Ora Schmidt si è affrettato a dichiarare al "Cittadino" che diventerà un monzese doc. Sta di fatto che lui monzese non lo è e che questo la gente lo sa.
Se hai notato, nel corso di questa campagna elettorale si è ribaltata una situazione tipicamente italiana. Fino a ieri noi italiani eravamo abituati a vedersi tramutare in "politica" ogni consultazione elettorale, fosse pure quella per il Consiglio di Circolo. Oggi la situazione, come dicevo, sembra ribaltata. Qui a Monza i cittadini e loro organizzazioni hanno preteso di trascinare i candidati al Parlamento sul terreno locale sia per valutare la loro conoscenza dei nostri problemi sia per sentire il loro giudizio sugli attuali nostri amministratori.
Ed è una cosa buona?
Tanto buona e giusta che i due candidati della CdL (che guida anche il Comune) hanno rifiutato il confronto, ben conoscendo l'indifendibilità dell'attuale sindaco e della sua giunta. Il loro rifiuto diventa ora l'ammissione che - anche per i due eletti - la CdL di Monza è da demolire.
Cosa te lo fa pensare?
Mantica dichiara a "Il Giorno" del 16-05-01 che "Da oggi a Monza o si sceglie o non si partecipa. Se questa città non ha un PRG da trent'anni anche se è stata governata da tutti, i politici hanno le loro responsabilità ma forse anche la città dovrebbe interrogarsi".
Già fatto, si deve rispondere. La città si è da tempo interrogata e, anche senza aver potuto interrogare i candidati della CdL, sa già che i responsabili delle imputazioni solo ora formulate da Mantica sono Colombo e la sua giunta.
Quel "Da oggi a Monza o si sceglie o non si partecipa" - di difficile interpretazione - sembra rivelare uno strano concetto di democrazia: che abbia diritto di partecipare solo chi sceglie di entrare nella CdL? Se fosse così, qualche risposta Mantica l'ha già ricevuta: Mariani ha dichiarato che la Lega non pagherà dazio a Colombo e il vice segretario della stessa, Massimiliano Romeo, chiede che "Il Polo licenzi Colombo" ("Il Giorno" 18-05-01).
Se da una parte è deludente vedere un Mantica che solo ora si rende conto della realtà monzese (come se in questi ultimi anni avesse vissuto agli antipodi e solo ora trovasse il coraggio o la convenienza ad ammettere quello che i cittadini monzesi sanno da tempo), dall'altro meraviglia non poco che, sempre e solo ora, e quindi tardivamente, pretenda di ascoltare la società e lanciare "un patto per la città".
Perché ti meraviglia?
Chi ha rifiutato di discutere i problemi locali con la scusa che questi nulla avevano a che fare con la campagna elettorale per le politiche, non ha alcun diritto di immischiarsi adesso. Continui a tenere separate le due politiche e dedichi la sua attività al Parlamento.
In città gli elettori sanno agire, valutare e votare da soli: per i problemi che sentono bruciare sulla pelle non si lasciano certo abbindolare dalla pubblicità politica e non corrono ad acquistare, col prendi due e paghi tre, il prodotto nuovo, tanto per provarlo.
Sanno tenersi stretti i politici che conoscono e che apprezzano: lo si è visto in tanti paesi vicini nei quali gli elettori hanno riconfermato la fiducia a sindaci e giunte non residenti nella CdL, pur comprando contemporaneamente i fustini politici da questa esitati.
Accadrà anche a Monza?
Accadrà anche a Monza quando, tra non molto, la città si sbarazzerà di chi è sempre più imbarazzante.
Sandro Invidia
Giuseppe Motta
21 maggio 2001