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I canti della Chiesa fra tradizione e modernismo
di Xenia Marinoni
Spesso il confronto tra canti tradizionali e moderni genera accesi dibattiti tra esperti da un lato e fedeli della domenica che diventano i primi fruitori di tali canti. Comunque il giudizio risulta poco lusinghiero per entrambi: i canti tradizionali vengono sovente giudicati dagli esperti di musica severi e lugubri, quelli moderni poco meditati, anche se capaci di suscitare emozioni nei cuori soprattutto delle giovani generazioni. Nonostante ciò la maggior parte dei fedeli mostra ancora oggi di apprezzare e prediligere quei canti che hanno fatto la Storia della musica liturgica e dell'intero Paese rispetto alle novità più coinvolgenti. Noi vogliam Dio, ad esempio, è un inno di tradizione popolare che divenne a partire dall'inizio dell'Ottocento l'inno ufficiale dello Stato Pontificio, popolarissimo e molto amato in ambito ecclesiastico, nonostante più volte sia stato indicato come obsoleto e privo di spessore teologico. È tuttora usato come canto liturgico, spesso accompagnato da partiture solenni, in cui l'organo recita la parte principale, oppure durante le processioni, perché viene considerato molto adatto anche alla musica avvolgente dei ritmi processionali: lenti ed intensi, risultando insomma buono per ogni occasione. Il testo è molto maschilista e lo si nota già nella strofa che inizia con noi vogliam Dio nelle famiglie, in cui si auspicava Sian forti i figli, caste le figlie. Il concetto contrario (cioè di avere figlie forti e figli casti) non avrebbe avuto, evidentemente, alcuna importanza... Del resto in tutta la società italiana di fine 800 e inizi 900 imperava un maschilismo evidente e solido, base e fondamento sociale, che si rispecchiava anche nel mondo religioso e negli atti devozionali. Così tutto il testo è impregnato di maschilismo, nonostante nel primo verso ci si rivolga non a Dio, ma alla Madonna, a cui è dedicato tutto il canto. La Vergine Maria, invocata ed appellata al terzo verso Madre Pia, rimane quindi la protagonista indiscussa ed assoluta, colei a cui l'uomo rivolge la propria preghiera. Si invoca la presenza di Dio nelle scuole, perché la cara gioventù la legge apprenda e la parola della sapienza di Gesù come presenza spirituale e anche fisica. Bisogna ricordare che l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche-elementari e medie- italiane è sancito da diversi provvedimenti amministrativi. La prima normativa è presente nella Legge Casati del 1859, entrata in vigore nel '60 (contenuta in due Regi Decreti del 1924 e 1928, mai abrogati). Dio è chiamato ad essere presente nei luoghi di lavoro, perché sia punto di riferimento quotidiano e costante per i lavoratori, ma ci si augura che la divinità sia presente anche nella coscienza di chi l'Italia governerà!. Qui si fa riferimento più ad un desiderio per l'epoca ancora in fieri, perché per vedere l'ingresso dei cattolici nella politica italiana bisognerà attendere il Patto Gentiloni del 1912 e l'accordo tra i cattolici e liberali di Giolitti in vista delle elezioni politiche del 1913. Tale canto quindi non è solo un'invocazione alla divinità, ma propone anche un preciso e puntuale spaccato di società, ripercorrendo nelle strofe ogni ambito della quotidianità. Altro canto tradizionale, non meno amato dai fedeli è Mira il tuo popolo, (le parole) dedicato totalmente alla Madonna e composto nel 1905. E' un testo utilizzato ancora oggi soprattutto nelle processioni e anche molto nelle meditazioni, nonostante sia di una povertà teologica e di una banalità sconcertante, completamente infarcito di termini, di espressioni ormai desuete. Se si prova ad analizzare i versi che lo compongono, si trova soltanto una generica invocazione a Maria a guardare il suo popolo e a pregare: O santa Vergine, prega per me. L'unico concetto che viene ripetuto, come un mantra, è la rappresentazione verbale della gioia del popolo devoto pien di giubilo e poco altro. Nonostante questa evidente carenza linguistico-espressiva rimane un motivo che si presta ad essere eseguito in gruppo, grazie alla propria ripetitività ed orecchiabilità. I canti moderni, e in particolare quelli in auge negli ultimi anni vengono spesso etichettati non solo come poveri di contenuti e di messaggi spirituali, ma anche esteticamente e musicalmente non adatti ad accompagnare diversi momenti della liturgia. Ma negli ultimi decenni la musica sacra è cambiata e i canti liturgici hanno subito notevoli mutazioni. A volte i testi sono rimasti invariati, ma vengono eseguiti, invece, con suoni hip-hop, oppure facendo largo uso di strumenti musicali inconsueti per l'ambiente clericale, quali la chitarra classica, ma anche quella rock, raggiungendo tonalità e suoni inauditi dal mondo ecclesiastico. Spesso vengono, inoltre utilizzati passi della Scrittura, a cui viene aggiunta una partitura musicale semplice. I Salmi solitamente sono i preferiti, grazie alla loro brevità, incisività e alla propensione alla ripetizione. Quando, invece, non si fa uso di testi sacri e si compone una canzone nuova, pensata ad hoc ecco allora ottenere risultati alquanto imbarazzanti. Sovente, all'estrema semplicità formale e strutturale, essi affiancano versi dai contenuti molto simili ai canti profani, alle canzonette e le tematiche accennate rimangono limitate all'ambito giovanile. I testi tuttavia trasmettono messaggi positivi: di pace, di amore, di fratellanza e di rispetto reciproco, ma, con il pretesto della creatività, l'universo cantato è spesso completamente privo di portato teologico ed imbevuto solo di concretezza e quotidianità. E come i verdi prati il vento sfiora i volti stanchi accarezzerai, dipingerai la gioia in ogni sguardo ed un nuovo arcobaleno nascerà. E correrai nel mondo tra la gente gridando la speranza che c'è in te e non ti stancherai di camminare, racconterai la tua felicità. Come mostra questo capoverso, tratto da Non spegnere l'amore di P. Fanelli (tutte le parole), l'apporto spirituale è minimo e avulso da un contesto religioso e si fatica a distinguere il canto da quelli profani. A volte solo è la presenza delle immagini sacre, citate ad libitum, a distinguerli come canti religiosi, altre, invece, vi è la completa assenza delle figure sacre e il fulcro di tutto sono i giovani. Spesso risultano essere molto ripetitivi, con versi che enfatizzano il ritmo a scapito del significato complessivo: E allora diamoci la mano e tutti insieme camminiamo ed un oceano di pace nascerà. E l'egoismo cancelliamo, un cuore limpido sentiamo è Dio che bagna del suo amor l'umanità da Acqua siamo noi (tutte le parole). All'interno dei testi ciò che distingue i canti moderni da quelli tradizionali è la totale presenza dei giovani ed assenza di altre fasce della popolazione: non è più l'intera società che si rivolge alla divinità, ma sono soltanto le giovani generazioni. Essi sono stati composti per i giovani e vengono cantati dai giovani, e sono loro che li interpretano nelle Giornate Mondiali della Gioventù, ai meeting di CL, nei gruppi Scout. I canti tradizionali erano comunque numericamente limitati: in fondo non c'era necessità di crearne di nuovi, svolgevano egregiamente il loro compito ed essi rimanevano degli evergreen, sempre presenti nella mente e nei cuori dei fedeli. Invece i canti moderni spesso vedono la luce e rimangono in auge per brevi periodi, per poi eclissarsi, in breve tempo, senza lasciare traccia di sé: non diventano - e forse non ne hanno nemmeno il tempo per diventarlo - pilastri del canto liturgico.... rischiando anche di nascere e morire nell'anonimato, dans l'espace d'un matin. Xenia Marinoni EVENTUALI COMMENTI lettere@arengario.net Commenti anonimi non saranno pubblicati
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