Ho imparato oggi che il libro di Oriana Fallaci ha venduto in Italia un milione di copie. Questo è il problema, non la Fallaci, che è la solita di sempre, magari ancor più incarognita, come è successo a Forattini, che da tempo non fa più ridere né sorridere, ed ancor meno pensare.
Perché tante persone comprano il libro della Fallaci? Non basta dire il solito "gente chiama gente", qui c'è qualcosa di diverso. Provo a spiegarlo, anzitutto a me stesso, perché mi piacerebbe capire. Faccio due esempi, che traggo dalla mia curiosità sull'etologia.
Qualche mese fa, nel terrazzo, me ne stavo a guardare i due giovani cani lupo che un vicino aveva sguinzagliato da un po' di tempo nel suo prato recintato e che passavano la giornata a correre ed a giocare. Ma quel giorno non giocavano: facevano sul serio. Accantonai subito il libro che avevo appena incominciato (le prime dieci pagine di ogni libro sono per me difficili da superare), e guardai molto attentamente, per vedere se Lorenz aveva ragione. E successe proprio quello che mi aspettavo: ad un certo punto uno dei due cani porse la gola all'altro, che la prese fra i denti senza stringere. Per almeno dieci minuti restarono così: il vincitore faceva dei versi minacciosi e sembrava che da un momento all'altro potesse chiudere la morsa; il perdente continuava a fare dei mugolii terrorizzati. Ero impressionato io che conoscevo l'happy end, figuriamoci qualche passante che non aveva letto Lorenz. A un certo punto smisero, e da allora uno fa tutto quello che decide l'altro. I cani lupo ritualizzano l'aggressività, noi no.
Secondo esempio. Una mia amica aveva un bellissimo pastore bergamasco, cane gigantesco ed affettuosissimo. Fu urtato non gravemente da una macchina. L'amica volò al soccorso ed il cane la morse. La sofferenza l'aveva reso aggressivo anche verso la padrona.
L'altra sera ero a cena a casa di amici. Non era ancora uscito l'articolo della Fallaci. Convinzioni politiche molto varie. Sorprendenti ed inattese lodi generali riguardo al mio essere girotondista. In realtà non stavano lodando me, ma avevano una specie di ossessione riguardo il Social Forum, mentre i girotondisti e quelli della CGIL no che non rompono le vetrine, no che non assaltano i MacDonald's eccetera. E poi, proprio a Firenze, mirabile città d'arte
Molte cose giuste, ma era il tono che impressionava. E la mancanza di capacità di ascolto.
Tante persone oggi sono a disagio non per un episodio concreto che le riguarda, ma così, in generale. Hanno paura del futuro e non hanno le risposte. Debbono sfogarsi con qualcuno, dare la colpa a qualcuno, perché non tollerano l'insicurezza psicologica.
Non credo di dire una banalità. L'insicurezza, in fondo, fa parte della vita, sempre. La precarietà, la fragilità sono consustanziali all'esistere. "Solo gli insicuri cercano la sicurezza", diceva Dyer. D'altra parte, non c'è da meravigliarsi. Negli ultimi dieci anni la condizione del lavoro in Lombardia è peggiorata a tutti i livelli, dal manovale al dirigente. Come soldi in tasca, ma soprattutto come ambiente, come rapporti. Le società hanno smesso, tutte, di spendere soldi in corsi motivazionali; le convention cuccano solo i venditori di pentole.
Ho fatto una piccola indagine fra le mie amiche del reparto gastronomia del supermercato: ogni giorno ci sono quattro/cinque clienti cadauna che cercano la lite. La cercano, proprio. Ne ho visto qualcuno/qualcuna in azione: hanno lo sguardo che gli si illumina quando finalmente hanno la scusa per litigare: bastano i dieci grammi in più di prosciutto!
Le tirate della Oriana sono esattamente il cacio sui maccheroni, oggi. Quello di cui hanno bisogno. Perché non riescono a darsi le risposte. Oggi, nessuno le ha. Che fare? Porsi le domande giuste. Ma è difficile, non si è attrezzati... ed allora, meglio leggersi la Fallaci, terribile semplificatrice.
Primo Casalini
8 novembre 2002