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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Renato Guttuso alla “Fondazione Mazzotta”
In mostra le splendide opere dell'amico Francesco Pellin
di Mauro Reali


Melancholia nova, 1980

Il termine “realismo” è quello che forse più di ogni altro viene usato per definire l'opera di Renato Guttuso, il grande pittore di Bagheria scomparso nel 1987. Senza dubbio Guttuso, in quella distinzione (non sempre propria, ma comoda…) tra gli artisti figurativi e quelli “non” (astratti, informali, ecc…) appartiene alla prima categoria; ma egli non fu un mero “fotografo” della realtà, vista con l'occhio freddo e distaccato dell'intellettuale chiuso nella sua torre d'avorio. Ne è ottimo documento una mostra in corso alla Fondazione Mazzotta di Foro Buonaparte a Milano dal titolo Renato Guttuso. Opere della Fondazione Pellin, aperta dal 27 gennaio al 6 marzo (info al sito: www.mazzotta.it). L'esposizione, curata da Enrico Crispolti (che con Luciano Caramel firma anche il catalogo, ovviamente Mazzotta), presenta 77 dipinti e 47 disegni appartenenti a Francesco Pellin, imprenditore lombardo amico di Guttuso, che ha meritoriamente costituito a fondazione la sua splendida collezione.

Ritratto di Francesco Pellin, 1975
 
Per tornare al discorso interrotto, nei quadri esposti alla “Mazzotta” c'è l'Italia (e non solo…) dagli anni Trenta in poi, vista con gli occhi di chi ha partecipato a tutti gli effetti alla sua vita politico-sociale (ricordiamo la militanza comunista del Maestro), e che ha saputo leggerla con dei “realismi” di natura diversa: lo stesso percorso critico della mostra suggerisce – dopo avere presentato gli esordi pittorici di Guttuso (anni Venti e Trenta) e le sue precoci inclinazioni post-cubiste (anni Quaranta) - le espressioni “realismo sociale”, “esistenziale”, “della memoria” (relativamente agli anni Cinquanta e Sessanta) e “realismo allegorico” (per gli anni Settanta e Ottanta). Insomma, nei quadri di Guttuso c'è la realtà dell'italiano che mangia spaghetti (Il mangiatore di spaghetti, 1956) o fuma con veemenza, proprio come lui (Fumatore giallo, 1958), il riposo del pescatore davanti alle sue poche acciughe (Pescatori in riposo, 1950), ma anche il lamento per la morte dell'amico Picasso (Lamento per la morte di Picasso, 1973); ci sono poi numerosissimi nudi femminili (alcuni davvero splendidi), che richiamano spesso l'amata Marta Marzotto, il che dà alla produzione di Guttuso anche una dimensione “privata” (per quanto davanti a personaggi così, pubblico e privato si confondono…); né mancano opere con una più evidente dimensione allegorica, tra le quali spicca la monumentale Spes contra Spem, del 1982 (di 3 metri x 3,5), lavoro complesso e ricco di allusioni letterarie. Grande amante del colore – che talora impressiona per la sua forza espressiva – il pittore siciliano (ma vissuto a lungo a Roma), non sottomette mai ad esso il disegno, che in qualche misura sempre si riesce a vedere; il nitore dei “contorni” delle sue figure è – infatti – segno della sua straordinaria perizia tecnica nell'uso dell'olio. Ma – e qui torno a un mio vecchio “pallino” – chi visiterà la mostra, dedichi un po' di tempo ai disegni e alle chine del Maestro; sono certo meno appariscenti dei grandi oli su tela, ma denotano una mano davvero straordinaria. D'altra parte è Guttuso, no?

Mauro Reali

Spes contra spem, 1982    Pescatori in riposo, 1950


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  29 gennaio 2005