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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Un mondo fantastico alla Fondazione Mazzotta
di Mauro Reali



Cosa accomuna le xilografie di un incunabolo quattrocentesco della Divina Commedia, varie incisioni di Peter Brueghel il Vecchio e Albrecht Dürer, le splendide Carceri d'invenzione di Giambattista Piranesi, gli inquietanti Capricci di Francisco Goya, ed altre numerose opere di celebri artisti (tra i quali Max Klinger, Redon, Boccioni, Kubin, Alberto Martini…)? Apparentemente (e fors'anche sostanzialmente…) nulla. Ma – se mai è possibile - voglio rendere la domanda ancora più difficile, e vi aggiungo qualcosa d'altro. Se a tutto quello che ho già detto, affianchiamo atlanti celesti di epoche diverse, alcune “vedute ottiche” retroilluminate della metà del Settecento (c'è anche Milano!), incredibili “diorami” o “anamorfosi” (difficile spiegare a parole cosa siano, meglio vederli…), oltre ad emblemi, incisioni d'argomento fisiognomico, oggetti stravaganti composti con ossa e corna di animali, gusci di tartaruga… cosa dobbiamo pensare? Forse di essere caduti in un mondo come quello che Alice ha trovato nel “paese delle meraviglie”, oppure di essere un preda ad una sorta di delirio artistico-culturale, oppure… di essere alla Fondazione Mazzotta di Foro Buonaparte a Milano a vedere la mostra Visioni del Fantastico e del Meraviglioso, aperta fino al 10 gennaio (info al sito: www.mazzotta.it, anche per i numerosi eventi collaterali; il catalogo – che si preannuncia “fantastico”, in tutti i sensi, è ancora in corso di stampa).

G.B.Piranesi - Carceri d'Invenzione - 1749-50    Francisco Goya - Il sonno della ragione genera mostri - 1799

Stavolta non voglio – come spesso mi capita di fare – informare i lettori dell'Arengario sulle “tendenze” degli artisti presenti, sul loro contesto culturale, ecc… poiché l'elenco fatto prima denuncia già l'impossibilità (e l'inutilità) di tale operazione.
Voglio solo dire che il “filo conduttore” della mostra è proprio l'esposizione di opere (in larghissima parte cartacee) che trasportino chi le osserva in una dimensione – appunto – fantastica, meravigliosa, e che si propongano come un costante superamento della realtà contingente. Non senza però ricordare che quanto è esposto appartiene alla collezione privata della famiglia Mazzotta, ed è dunque frutto – come dice Gabriele Mazzotta, presidente della Fondazione – di “una appassionata mania collezionistica (quasi da rigattiere)”; ed in effetti tale eterogeneità è comprensibile solo alla luce delle incomprensibili (scusate il gioco di parole) pulsioni che pervadono i collezionisti, qualunque sia il loro ambito di interesse.
Grazie ancora, dunque, alla Fondazione Mazzotta, che stavolta – presentando i “gioielli di famiglia” - si mostra nella duplice veste di organizzatrice e prestatrice delle opere esposte. Ma il grazie si estende – nel decimo anniversario della sede espositiva di Foro Buonaparte – a tutta l'attività culturale, espositiva ed editoriale degli ultimi anni: e di quanto l'Arengario l'abbia seguita con entusiasmo fanno fede le numerose recensioni “mazzottiane” (si può dire?) comparse su questa testata; tra queste – che ricordo sinteticamente - Toulouse-Lautrec, Renoir, De Chirico e Savinio, Il Cavaliere Azzurro, Zandomeneghi, solo accennando alle mostre milanesi; tra le prossime, di sicuro non “mi” (e “vi”) farò mancare uno straordinario De Nittis in programma per il 2005.

Mauro Reali


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  15 novembre 2004